La strada delle donne nella scienza

È ormai risaputo che le donne, fin dall’antichità, hanno svolto un ruolo fondamentale nella scoperta, nel progresso e nello sviluppo delle scienze seppur la strada delle “donne scienziato” sia stata variamente lastricata di ostacoli.

Nell’antichità le donne erano partecipi in ambito medico, filosofico e alchimistico; ripensando ai tempi più remoti sicuramente tanti sapranno citare Ipazia, maestra di astronomia, filosofia e matematica alla scuola neoplatonica di Alessandria che alla scienza dedicò la sua intera vita. Viene considerata da molti la prima scienziata della storia ed alcuni sostengono addirittura che la sua morte sia stata causa dell’assenza delle donne in ambito scientifico per centinaia di anni.

Non tutti, invece, potrebbero conoscere una figura ancor più antica, Merit Ptah (2700 a.C) descritta in un’iscrizione nell’antico Egitto come “capo-medico”, la prima donna nota per nome nella medicina e probabilmente in ambito scientifico. Nelle sue attività essa combinava la spiritualità con la medicina e l’ostetricia.

Fin dall’antichità le donne svolsero un ruolo significativo negli studi di chimica applicata e di alchimia consentendo la preparazione dei composti medicinali ma anche della birra. Tra le alchimiste Maria la Giudea fu ideatrice di numerosi strumenti chimici tra cui il più famoso è ancora oggi adoperato: si tratta del dispositivo di Bagnomaria (che deve a lei il suo nome).

Maria la Giudea

A seguire nel tempo, il medioevo non è sicuramente un periodo florido per le arti scientifiche, men che meno per le donne che desideravano cimentarcisi. Si trattò di un periodo di grandi difficoltà per tutta la produzione intellettuale che ne restò drammaticamente coinvolta comportando una grande carenza nei campi della ricerca e dell’innovazione. Il ripristino della civiltà avvenne lentamente e fu possibile anche grazie a monasteri e conventi, ultimi baluardi in cui venivano coltivate le scritture e le copie di molti studiosi del passato.

Ildegarda di Bingen

Per le donne i conventi furono importanti luoghi di istruzione e per alcune di esse rappresentarono anche lo strumento che permise loro di partecipare e contribuire alle opere di ricerca scientifica. In questo contesto troviamo Ildegarda di Bingen, famosa filosofa e scrittrice che trattò di molti argomenti scientifici tra cui la medicina e la storia naturale (nota inoltre per aver denunciato gli scandali di cui si coprì la Chiesa già da allora!). In uno dei suoi scritti sviluppò anche una teoria femminista sostenendo la superiorità della donna sull’uomo in quanto plasmata dalla carne e dal sangue di Adamo e non dal fango come lui.

La crescita del numero e del conseguente potere di questi “circoli di menti femminili” spaventò il clero maschile che quindi non sostenne tale condizione portando ad attacchi e conflitti contro il progresso delle donne negli ambiti scientifici e arrivando persino ad escludere ad esse la possibilità di imparare a leggere e scrivere. Tutto il mondo scientifico subì un collasso nei cosiddetti secoli bui e con esso il coinvolgimento delle donne nel sapere e nella scienza.

Trotula de Ruggiero

Quando nell’XI secolo iniziarono a comparire le prime università le donne furono per larga parte escluse dal parteciparvi, vi sono tuttavia per fortuna alcune eccezioni: ad esempio l’università di Bologna che fin dalla sua fondazione nel 1088 consentì alle donne di frequentarne le lezioni. In Italia l’atteggiamento nei confronti dell’educazione femminile, in particolare in campo medico, fu più liberale che in altri stati. Presso la scuola Medica Salernitana, Trotula de Ruggiero, cui sono attributi scritti di ostetricia e ginecologia, insegnò a molte nobildonne italiane formando il cosiddetto gruppo delle “Signore di Salerno”.

Maria Margaretha Kirch


In Germania, invece, grazie alla tradizione per cui le donne partecipavano alla produzione artigianale, fu consentito ad alcune il coinvolgimento nella scienza dell’osservazione, in particolare l’astronomia.
Maria Margaretha Kirch ebbe la possibilità praticare l’astronomia dopo il matrimonio con Gottfried Kirch, primo astronomo di Prussia, divenendo sua assistente all’osservatorio astronomico a Berlino essa poté dare contributi interessanti tra cui anche la scoperta di una cometa.

Laura Bassi


Il XVII secolo vedeva ancora la vita delle donne interamente dedicata ai lavori domestici cui erano “obbligate per natura”. Mentre neanche la rivoluzione scientifica contribuì ad eradicare quest’idea dalla società, l’età dei lumi portò a un ruolo più ampio e più esteso del genere femminile nelle scienze. Nei salotti letterari, sia uomini che donne dei ceti più agiati trovarono lo spazio ideale per poter discutere di argomenti più disparati dalle scienze alla politica, alla filosofia e via dicendo. In questo periodo la prima donna ad ottenere una cattedra universitaria in ambito scientifico in Europa fu l’italiana Laura Bassi i cui studi sulla gravità furono fondamentali per l’introduzione delle idee di Isaac Newton.


Per lungo tempo la scienza rimase una professione ampiamente amata dalle donne; tuttavia i contributi femminili faticarono a farsi riconoscere per i pregiudizi ancora diffusi ed imperanti. Nel XIX secolo molte giovani poterono perseguire gli studi tramite corrispondenza con i propri insegnanti; fra queste, Ada Byron, figlia di Lord Byron è meglio conosciuta come Ada Lovelace (titolo che ricevette dal marito Lord William King conte di Lovelace, fermissimo sostenitore dei suoi interessi scientifici). Nonostante non avesse rinunciato alla famiglia, essendo già madre e moglie a soli 24 anni, Ada si mantenne un’allieva affamata di conoscenza e impaziente di apprendere.

Ada Lovelace


Con Charles Babbage intrattenne una ricca corrispondenza sulle possibili applicazioni della sua macchina analitica e tradusse su sua richiesta in inglese il testo di Luigi Menabrea sui motori ampliandolo con una serie di appendici. L’ultima di queste note, la famosa Nota G è considerata il primo programma informatico mai scritto, facendo di lei la prima programmatrice di computer al mondo, intuendo inoltre la capacità dei computer di andare al di là del mero calcolo numerico. Oggi il secondo martedì di ottobre viene celebrato il Giorno di Ada Lovelace per ricordare la prima informatica della storia, e in generale i successi delle donne nella scienza, nella tecnologia, nell’ingegneria e nella matematica.

Florence Nightingale

Sul finire del XIX secolo si assistette ad un ampliamento delle possibilità educative delle donne, grazie anche alla creazione di scuole per ragazze con impostazioni uguali a quelle maschili. Si assisté finalmente ad un momento cruciale per la salute pubblica e l’assistenza infermieristica moderna che ha in Florence Nightingale la sua pioniera fondatrice la quale per prima applicò il metodo scientifico attraverso la statistica.


In questo contesto, inoltre, emerge una delle più grandi figure non solamente femminili e non di esclusivo ambito scientifico ma a mio avviso della storia: Marie Curie. La prima persona a vincere due Premi Nobel (per la fisica 1903 e per la chimica nel 1911) un record da allora raggiunto solo da altri tre scienziati, e in più in due ambiti scientifici diversi. Grazie alla scoperta della radioattività Marie Curie passò alla storia e inaugurò ufficialmente l’era della fisica atomica. La tradizione scientifica della famiglia Curie proseguì con la figlia Irène Joliot-Curie i cui studi insieme al marito, sugli isotopi radioattivi che conducono alla fissione nucleare valsero loro il premio Nobel per la chimica nel 1935.

Marie Curie con le figlie
Maria Montessori


Il XX secolo è fra tutti quello più ricco di figure femminili impegnate nell’attività scientifica, fra queste ricordiamo: Lise Meitner che svolse un ruolo importante nella scoperta della fissione nucleare. Maria Montessori prima donna medico dell’Europa Meridionale famosa ancora oggi per il suo programma educativo avendo cura anche dei bambini con difficoltà dell’apprendimento.

Annie Jump Cannon

Emmy Noether diede nuova immagine all’algebra astratta, e creò un teorema critico sulle quantità conservate della fisica. Inge Lehmann, sismologa che suggerì per la prima volta la possibilità di un nucleo solido all’interno del nucleo terrestre fuso. Ad Annie Jump Cannon si deve la classificazione delle tipologie stellari in A-B-C sulla base della temperatura che venne poi successivamente estesa. Sempre in astronomia ad Henrietta Swan Leavitt si deve la scoperta della “relazione periodo-luminosità” della variabile Cefeide da cui deriva la nostra attuale idea dell’intero universo.

Rosalind Franklin

Gerty Theresa Cori scoprì il meccanismo attraverso il quale il glicogeno, si trasforma nei muscoli per formare l’acido lattico e su come viene poi riformato per la produzione di energia, che valse per lei ed i suoi colleghi il Nobel per la medicina nel 1947. Rosalind Franklin, cristallografa il cui lavoro sulla conformazione della struttura del DNA fu fondamentale ai suoi più famosi collaboratori James Watson e Francis Crick per terminare la ricerca sul loro modello della struttura del DNA per la quale furono premiati con il Nobel. Nessun merito venne riconosciuto al lavoro della Franklin che morì per una neoplasia nel 1958.

Rita Levi-Montalcini


Parlando di scienziate del XX secolo che dedicarono la vita alla scienza non possiamo dimenticare la neurologa Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel per la medicina 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF). Ricordiamo inoltre la figura controversa di Hedy Lamarr, attrice e brillante inventrice che sviluppò insieme al compositore George Antheil un sistema di guida a distanza per siluri che ad oggi rappresenta la base della tecnologia di trasmissione segnale usata nella telefonia e nelle reti wireless.


Grazie agli studi di Barbara McClintock sulla genetica del granturco si scoprì l’esistenza dei trasposoni, delle porzioni di DNA in grado di spostarsi da un cromosoma all’altro; la scienziata ottenne il premio Nobel per la medicina solo nel 1983 essendo stata per molti anni poco apprezzata negli ambienti scientifici.

Barbara McClintock

Indubbiamente quest’elenco non è e non può essere esaustivo della presenza e della totalità dei contributi portati dalle donne in ambito scientifico, né purtroppo abbiamo contezza di quale sia stato a tutti gli effetti il coinvolgimento femminile nella storia delle scienze. Oggi ci sono sempre più donne, scienziate e ricercatrici che impegnano le loro menti in campi non più ad esclusiva partecipazione maschile, come l’ingegneria, la matematica, la fisica, la chimica, l’informatica, la medicina rappresentando per le giovani generazioni un modello poliedrico da seguire ed emulare in una società che purtroppo ancora per molti aspetti tende a delineare un modello femminile stereotipato e monodimensionale.

Se il XIX e XX secolo sono stati il trampolino di lancio per la presenza femminile nei settori scientifici, il nostro è il primo secolo in cui le donne finalmente hanno grandi opportunità quasi al pari dei loro colleghi; è per questo di grandissima importanza che le giovani di oggi possano essere incoraggiate ad appassionarsi alle scienze per arrivare finalmente ad eradicare l’idea che le materie scientifiche siano prerogativa di una mente maschile.

Gaia Spasari

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