Provaci ancora Hollywood!

Dato che pochi giorni fa ci sono state le premiazioni della notte degli Oscar, abbiamo voluto trattare dell’argomento film, naturalmente ambientanti nel mondo antico, anche in questo nostro spazio dedicato all’archeologia.

Non so voi ma io, quando sento parlare del prossimo arrivo di una grande produzione cinematografica a tema storico, provo sempre sentimenti molto contrastanti. Da una parte attendo con trepidazione di vedere le meraviglie che la tecnologia moderna può fare in quanto a ricostruzioni di paesaggi e monumenti perduti, ambientazioni, costumi, battaglie… dall’altra, beh, vengo pervasa da un certo brivido lungo la schiena al pensiero di vedere un altro orologio spuntare al braccio di un qualche togato.

Mi domando perché in questi colossal multimilionari, non si possa mettere in budget uno storico decente o un archeologo, magari anche, addirittura, più di uno, e ascoltare quello che suggeriscono! Non dico che sia tutto brutto e cattivo eh, ci sono vari livelli alla mia indignazione. Vediamo insieme alcuni casi esemplari; attenzione, sono presenti spoiler.

Questa mia breve rassegna non ha la pretesa di essere esauriente sull’argomento, naturalmente, ma è solo un modo di porre l’attenzione su alcuni grandi film conosciuti da tutti, a vari livelli di attenzione storica.

Forse in una classifica dei “The worst of”, al peggio del peggio, metterei Troy, sì quello con Brad Pitt. Quanta fatica dei poveri insegnanti che tentano di spiegare l’epica e la letteratura greca mandata in fumo in 162 minuti! Dal punto di vista di una che ha passato lunghi anni della sua vita a studiare Omero in greco, non salvo praticamente niente, forse solo la scelta degli attori.

Fare la lista degli orrori occuperebbe tutta la giornata a voi e a me, ma vi cito solo alcune delle cose che mi hanno fatto sobbalzare dalla sedia: Menelao viene ucciso da Ettore. What? Questo non solo non succede, ma mi sballa tutta la trama di questa e di molte altre opere successive, perchè cari miei sceneggiatori, Menelao non solo è sano e salvo, ma si riporta pure a casa la moglie fedifraga, Elena!

Ma andiamo avanti: non ci sono Dei. Cosa? Mentre lo guardavo pensavo “adesso spunta Atena”, “ecco Afrodite”. Ma niente, non sono arrivate. Delusione maxima. Peccato, gli dèi sono solo il filo conduttore dell’intera trama, sono loro che in realtà scatenano questa guerra, sono loro che ne determinano le sorti, ma qui li hanno ritenuti particolari irrilevanti. Achille sarà invulnerabile per scie chimiche, alieni o roba simile, mica per essere stato immerso nello Stige dalla madre, ehm, una dea. Già…

Sugli attori, come dicevo, hanno fatto le scelte giuste, perché Achille-Pitt ci sta bene, biondo era biondo, fisicato era fisicato; così anche Ettore, Eric Bana, tutt’altra immagine ma adeguata secondo me a rendere l’idea di un valoroso principe troiano, grande guerriero; non proprio come suo fratello Paride, Orlando Bloom, che non è proprio un macho, e va bene perché non è un guerriero possente, di quelli ritenuti di valore nel mondo greco, bensì un arciere, strumento considerato “vile”, perché attacca da lontano e non affronta il nemico corpo a corpo; Menelao e Agamennone resi bene da bruti, quali erano, approvo; e amo e adoro Sean Bean, Odisseo; Elena, bellissima, bionda, che le devi dire?

In uno dei prossimi articoli la mia collega Mia parlerà in modo più puntuale di riadattamenti cinematografici o televisivi della vicenda di Troia, ovviamente con il suo occhio orientalista! Sarà molto interessante guardare la stessa cosa ma da un punto di vista diverso da quello “greco”, quindi, stay tuned!

Devo quasi per forza citare Alexander, facile intuirne il protagonista, uno dei miei grandi amori: alla domanda sull’uomo dei sogni, le altre ragazzine di fine anni ’90 rispondevano Johnny Depp o Nick Carter, io dicevo Alessandro Magno! Definito dal suo stesso regista Oliver Stone “film storico”, ma sarà vero? Diciamo che gli americani non l’hanno molto apprezzato e questo forse è già un buon segno! A parte papiri e pergamene con testi in latino o addirittura in inglese (ma seriamente?) e i chiari problemi nella realizzazione dei costumi, oserei affermare che tutti questi uomini biondi e con gli occhi azzurri non sono verosimili in Grecia e Vicino Oriente… tralascio il terribile tentativo di replicare in inglese un accento straniero, che non so se fosse greco, ma so che infastidirà anche voi, se guarderete il film in lingua originale.

Concludo con il tocco di classe, la citazione dell’Eneide all’inizio del film “la fortuna aiuta gli audaci“, una chicca proprio… Se pensavano di aver avuto una buona idea, mi dispiace deluderli ma non è così: Virgilio, nacque circa tre secoli dopo il nostro Alessandro. Anche qui, bastava chiedere a uno studente del liceo classico per far di meglio. Mi chiedo se sapessero da dove è tratta quella citazione…

Ma in questa brevissima rassegna non posso esimermi dal citare Il Gladiatore. Voglio premettere che ho versato tutte le mie lacrime per Massimo Decimo Meridio e che da dopo quel film, Luca Ward (il doppiatore italiano) potrebbe fare anche una pubblicità del dentifricio e io comunque avrei un fremito. Tuttavia, continuo a chiedermi perché si ostinino a uccidere gente che in realtà non muore affatto! In questo caso il buon Marco Aurelio, che non è stato ucciso dal figlio Commodo, ma – caso raro tra quelli come lui- muore di malattia.

Probabilmente questo gesto aggiunge crudeltà al già crudele figlio dell’Imperatore ma non è così che sono andate le cose. Cito en passant che il soprannome “Ispanico” si riferisce a una Spagna che come stato non esiste, essendo parte dell’Impero, e che al celeberrimo “Scatenate l’inferno”, direi quale Inferno?

Essendo un concetto cristiano, semmai poteva esserci un riferimento all’Ade. Ah, un occhio attento potrebbe aver notato anche l’utilizzo in alcune scene della balestra, arma inventata nel Medioevo e quindi un po’ anacronistica, così come il velenosissimo serpente corallo, liberato durante una scena di lotta, che però vive in America Centrale, e qua siamo ben prima delle tre caravelle! Ma, tutto sommato, ci posso passare sopra.

Ultimo particolare, il finale: si cercava una chiusura a effetto, anche se l’incontro nell’aldilà con la famiglia per me bastava, ma no, dovevamo avere una bella visione aerea di Roma dal Colosseo e guarda guarda, ecco uno specchio d’acqua proprio alle sue spalle. Ma che cos’è? Se è il Tevere deve essersi spostato parecchio nel corso dei secoli perchè oggi non è proprio lì accanto. Alcuni hanno ipotizzato che si tratti del lago della Domus Aurea, che venne però prosciugato proprio per costruire l’Anfiteatro Flavio… giusto, si chiamava così. Il nome Colosseo deriva da una, appunto, colossale statua dorata di uno dei precedenti imperatori, Nerone, che si trovava in quel luogo e che il costruttore dell’anfiteatro Flavio, Vespasiano, decise di lasciare intatta, modificandone solo i tratti somatici, per rendere più a sua immagine e somiglianza. 

Ultima nota è sul famoso gesto dell’imperatore che può salvare le vite dei gladiatori nell’arena col “pollice all’insù”. In realtà è possibile che il gesto significasse l’esatto opposto di quello che intendiamo noi oggi e con il pollice verso si avesse salva la vita, ma è proprio un dettaglio, che posso assolutamente perdonare.

Questi sono solo i primi tre esempi che mi vengono in mente ma fiumi di inchiostro potrebbero essere versati. Ora, cari produttori hollywoodiani, se vi servisse una mano in futuro, io e tanti miei colleghi laureati in archeologia e in storia siamo sempre a vostra disposizione, costiamo poco e siamo bravi! Chiamateci!

Tanya Spasari

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