La nascita del teatro greco: la tragedia

Oggi proviamo con un nuovo esperimento, ripercorriamo insieme le tappe della storia del teatro dalle origini ai giorni nostri. Cercherò di raccontarvelo e spero che vi piaccia come è piaciuto a me, semplificando il racconto per quanto possibile.

Come sappiamo il teatro è un’arte fra le più complesse, richiede l’unione di più elementi come una storia da narrare, un testo, un luogo, attori, costumi, ma soprattutto un pubblico.

Dove troviamo tutti questi elementi? Nella Grecia degli anni d’oro del V secolo a.C.

Le cerimonie religiose, che erano parte integrante della società greca, anticipano lo sviluppo del teatro. Molto importanti per le arti sceniche furono le cerimonie in onore di Dioniso, in particolare la Grandi Dionisie, che avevano luogo verso la fine di marzo e le Lenee (più ridotta) a fine gennaio.

Maschere del Teatro Greco

Cosa guardavano gli spettatori dell’Antica Grecia? Essenzialmente tragedie, drammi satireschi e commedie.

La tragedia attinge i suoi soggetti dalla mitologia, che ormai faceva parte della tradizione collettiva, ma talvolta erano ispirate a fatti reali.

Sei erano gli elementi costitutivi della tragedia: intreccio o mythos, i personaggi, l’espressione dell’argomento, il linguaggio, il canto e la messa in scena.

Sono tre gli autori della tragedia greca più noti: Eschilo, Sofocle ed Euripide.

Eschilo fu il primo a dare all’arte drammatica un profilo specifico, separandola dal canto, dalle danze e dalla narrazione epica, per questo è considerato il “padre” del teatro occidentale.

Prima di Eschilo la tragedia era recitata da un solo attore, che coincideva con l’autore e interagiva con il coro. Eschilo ne aggiunge un secondo (Sofocle ne aggiungerà un terzo).

Durante gli eventi teatrali svolgeva le funzioni di autore e “regista” delle proprie opere (metto le virgolette perché il ruolo del regista come lo intendiamo oggi è state definita secoli e secoli più tardi su idea di Wagner).

A Eschilo sono attribuite circa 90 opere, ma a noi ne sono giunte soltanto sette: I Persiani, I sette contro Tebe, Le supplici, Prometeo incatenato e la trilogia dell’Orestea che comprende Agamennone, Le Coefore e Le Eumenidi.

Sofocle perfezionò la tecnica drammatica di Eschilo e fu noto per la sua capacità di reinterpretare il mito in un intreccio, una sorta di thriller moderno.

L’Edipo Re di Sofocle è alla base di molti studi, fra cui quelli di Aristotele sulla struttura della tragedia e di Freud per teorizzare il suo “complesso di Edipo”.

Gli eroi di Sofocle lottano contro il destino, sono eroi che con le loro gesta, le loro lotte e (dis)avventure continuano a vivere ancora oggi.

Anche di Sofocle sono giunte fino a noi solo sette tragedie: Edipo Re, Antigone (di cui vi parlerò meglio) e Edipo a Colono generalmente raggruppati come trilogia, Aiace, Elettra, Le Trachinie, Filottete. Sono stati anche trovati dei frammenti di un dramma satiresco, I segugi.

Euripide fra i tre è considerato il più moderno, soprattutto per il suo atteggiamento scettico nei confronti delle divinità e per l’attenzione all’aspetto umano e psicologico dei suoi personaggi. Rappresenta gli uomini così come sono, a differenza di Eschilo che li mostra come dovrebbero essere.

Per questa sua modernità fu criticato, proprio perché i suoi personaggi sono così vicini alle persone reali e questo era considerato un “abbassamento” della tragedia. I suoi personaggi sono così molto complessi e tormentati, come Medea, la sposa rifiutata che alla fine uccide i propri figli; oppure Fedra e Agave.

Di Euripide sono pervenute 18 opere, fra cui Alcesti, Medea, Ippolito, Ifigenia in Aulide e in Tauride, Le baccanti, etc.

Il coro era un elemento essenziale nella drammaturgia greca del V sec. In origine aveva la funzione di esporre l’antefatto e descrivere alcune azioni avvenute fuori scena, ma in particolar modo per commentare la situazione interagendo con i personaggi.

Nella tragedia il coro rappresenta spesso la gente comune della città a cui appartiene l’eroe; nella commedia invece spesso i cori erano costituiti da animali, come in Gli uccelli e Le rane di Aristofane, e potevano essere presenti anche due cori.

Nel prossimo articolo vi parlerò della commedia e del dramma satiresco.

Noemi Spasari

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3 risposte a "La nascita del teatro greco: la tragedia"

  1. […] Possiamo differenziare la tragedia latina in due sottogeneri:– la fabula cothurnata, che generalmente ha ambientazione e argomento greco, e deve il proprio nome agli stivali a suola alta indossati dagli attori tragici greci, detti cothurni. La cothurnata si distingue per alcune caratteristiche peculiari come un certo gusto per l’orrido e la violenza, con abbondanza di scene macabre, cruente e violente in particolare nella produzione di Accio, Pacuvio e di Ennio, dei quali purtroppo non ci restano che frammenti;– la fabula praetexta che è invece la tragedia di argomento romano, e che spesso era un adattamento dalle opere di tragediografi greci quali Eschilo, Sofocle, Euripide. […]

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