Che forma aveva il teatro nell’antica Grecia?

Mentre pochi giorni fa sui nostri canali social veniva pubblicata una serie di video sulla storia del teatro, abbiamo pensato di scrivere di com’era fatto il teatro antico. Oggi abbiamo l’opportunità di fare un vero e proprio tuffo nel passato grazie alle iniziative che si svolgono soprattutto in Sicilia, il caso più famoso è sicuramente Siracusa[1].

Assistere a una rappresentazione di un’opera antica all’interno del suo scenario originario ci fa sicuramente capire come funzionava la macchina teatrale ma per chi non avesse questa possibilità, cerchiamo di ricostruirlo insieme, ovviamente attraverso l’archeologia!

Innanzi tutto il teatro, nel mondo antico di cultura “occidentale”, era un edificio all’aperto, con coperture mobili studiate per riparare gli spettatori dal sole o dalle intemperie, ma che erano fatte di legno e di stoffe e quindi purtroppo non sono giunte fino ai giorni nostri… questi sono i limiti dell’archeologia!

La canonizzazione della sua forma semicircolare è avvenuta circa nel V secolo a. C.[2], così come da subito sono state definite le sue strutture principali, che sono tre:

  • La cavea, in greco koilon, è il settore semicircolare su cui sono disposte le gradinate con i sedili per gli spettatori. Dato che i greci erano degli architetti non solo capacissimi ma anche furbi, spesso sfruttavano la pendenza di una collina su cui appoggiavano questa struttura. Questo espediente permetteva anche di sfruttare un effetto sonoro naturale che amplificava la voce degli attori. Ricordiamoci che non esistevano i microfoni!
  • La scena, in greco skené, è lo scenario, appunto, che gli spettatori si trovano di fronte, osservando dal loro sedile. Ha la forma che ricorda la facciata di un edificio, decorata con colonne, statue e nicchie, diventando da semplice costruzione in legno, una struttura sempre più complessa. Ma aveva anche una funziona pratica: serviva infatti agli attori come “camerino”, per cambiarsi senza essere visti.
  • L’orchestra, dal verbo orkeomai, che significa ballare, era il luogo in cui il coro si esibiva in canti e danze in onore delle divinità, posto tra la cavea e la scena, di forma circolare.

Nel corso del tempo, cambiano però le usanze e i modi di esibirsi, e quando il coro diventa meno importante dell’esibizione dei singoli attori, ecco che si sviluppa il proskenion, cioè il palco dove appunto si collocavano gli attori. Alla skené e alla cavea si accedeva attraverso due corridoi laterali, chiamati parodoi.

Nel mondo antico la religione era fortemente connessa con la vita quotidiana e le feste religiose erano celebrate non solo da tutta la cittadinanza ma anche a livello del governo della città-stato. Naturalmente centro propulsore di cultura nel mondo greco antico è Atene, che per prima abbina gli spettacoli al culto in queste particolari occasioni. Per un ateniese andare a teatro era un atto sentito, appassionato, faceva parte del suo senso di comunità… cosa che oggi, ahimè, si ritrova solo allo stadio di calcio!

Ovviamente non si tratta solo di Atene ma in generale di tutto il mondo greco, magnogreco e poi romano. Non serve specificare quanto i romani amassero lo spettacolo dal vivo e l’intrattenimento, anche se “a modo loro”, dedicandosi più alle venationes, gli spettacoli di lotte, che al teatro primigenio, come dimostra la famosa locuzione del poeta Giovenale, Panem et Circenses.

Ma siamo qui a parlarne perché l’archeologia ci ha permesso di vedere alcune bellissime testimonianze del passato, come il già citato Teatro greco di Siracusa, quello di Dioniso ad Atene o i molti magnifici edifici sparsi nelle colonie dell’Asia, come Efeso, Mileto, Ierapoli, ecc.

Chiaramente in questa sede ne prenderemo solo alcuni, per dare un’occhiata insieme a quanto rimane.

Partiamo dalle origini, Atene. Il Teatro di Dioniso, posto in prossimità dell’acropoli, fu il più famoso del mondo greco di V e IV secolo a.C. Qui avvennero le rappresentazioni dei grandi tragediografi e commediografi, quali Euripide, Sofocle, Eschilo, Aristofane, e molti altri. Era un edificio veramente imponente, costruito sfruttando le pendici della stessa acropoli, probabilmente con molte parti in legno come i sedili e la skené originaria. Sulla base di quanto rimane oggi si può ipotizzare che contenesse circa 15.000 spettatori! In seguito fu arricchito con il palcoscenico, gradinate suddivise a seconda del prestigio degli spettatori e strutture in marmo; fu aggiunto anche un sontuoso sedile decorato per il Sacerdote di Dioniso (indizio del potere sociale e politico che queste figure sacerdotali rivestivano).

Avete mai sentito l’”espressione deus ex machina”? Il significato è quello di un’apparizione che serve a risolvere un qualche problema e deriva proprio dal teatro greco. Infatti, esisteva una “macchina” per “far apparire gli dei”, formata da una specie di gru che sollevava l’attore che impersonava il dio su un pedana rialzata, con un effetto speciale molto d’impatto: il dio in questione interveniva solitamente per risolvere il conflitto centrale della trama o in aiuto dell’eroe. In questo teatro doveva essere posta probabilmente ai margini dell’orchestra.

Non posso non parlare del teatro siciliano per eccellenza, quindi delle colonie greche d’Occidente: Siracusa.

Devo precisare che l’archeologia spesso fatica a farci vedere gli impianti più antichi delle strutture, perché se sono oggetto di interventi di ristrutturazione che si collocano al di sopra di parti di edificio precedenti, non possiamo certo smontare tutto per vedere se e cosa rimane sotto! Come nel caso dei nostri due teatri, molto di quello che vediamo oggi è il risultato dei rimaneggiamenti romani. Ma ci accontentiamo! Abbiamo notizie dalle fonti scritte di un teatro a Siracusa già nel V secolo a.C. Quella che vediamo oggi è però la forma ellenistica, vale a dire il risultato delle ristrutturazioni avvenute nel III secolo a.C. Anche in questo caso è costruito sfruttando la pendenza naturale del colle Temenide, che crea un’acustica veramente impressionante.

Caratteristiche specifiche del teatro siracusano sono sicuramente la grandezza: la cavea era tra le più grandi del mondo greco, con 138,60 metri di diametro e ben 67 file di sedili a gradinata. Sulla recinsione dell’orchestra sono state ritrovate incisioni con nomi di divinità e della famiglia regnante, quella di Gerone II, uno dei più famosi tiranni[3] della Sicilia antica. La skené è purtroppo andata completamente distrutta nel corso dei secoli ma possiamo farci un’idea della sua bellezza da alcuni reperti conservati nel museo archeologico della città, intitolato a Paolo Orsi, un grande archeologo del Sud Italia.

Tutti i teatri antichi cercavano anche di sfruttare una scenografia naturale, il paesaggio circostante: immaginate il teatro di Dioniso, circondato dai magnifici edifici dell’Acropoli di Atene o a Siracusa, la vista del porto e dell’Isola di Ortigia.

È notevole notare che al livello superiore del teatro sono state rinvenute tracce di una struttura scavata nella roccia e connessa con l’acquedotto e un sistema di deflusso delle acque. Edifici di questo tipo con nicchie per statue e tracce di decorazioni architettoniche sono diffusi nel mondo antico come sedi del culto delle Muse. E si sa che le Muse sono tutelari delle arti e quindi la loro collocazione nei pressi del teatro calza a pennello!

Vi invito a fare un esercizio di immaginazione: la prossima volta che visitate un sito archeologico che conserva un teatro antico provate a pensare a come doveva essere in un giorno di festa, pieno di gente che non vedeva l’ora di assistere all’Antigone, al Prometeo, ai Sette contro Tebe, con i personaggi illustri che prendono posto sui sedili principali e gli attori che entrano in scena.


[1] Il programma è sul sito dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico – Fondazione Onlus https://www.indafondazione.org/

[2] Per chi non fosse pratico con il conteggio degli anni “a ritroso”, è doveroso specificare che i secoli prima della nascita di Cristo si contano “al contrario”, proprio a partire dallo 0, quindi il I secolo a.C. sarà l’intervallo di anni che va dall’anno 1 al 100 e così via, quindi per V sec. a.C. si intende l’arco di tempo compreso tra il 401 e il 500.

[3] Il termine Tiranno nell’antichità non aveva il concetto negativo che gli si attribuisce oggi. Era praticamente un re con pieni poteri militari. Il termine non indica necessariamente che fosse crudele con i suoi cittadini.

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2 risposte a "Che forma aveva il teatro nell’antica Grecia?"

  1. […] Come ben sappiamo fra Romani e Greci le differenze furono molti. I greci contribuirono grandemente allo sviluppo della creatività, in particolare con arte, architettura e soprattutto filosofia, i romani erano maestri nelle arti pratiche come ingegneria e conquiste militari. Anche in ambito teatrale le differenze fra le due civiltà furono differenti. Per un ripasso sul teatro greco leggi questo articolo per la tragedia, questo per la commedia e questo proprio per la struttura fisica del teatro greco. […]

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