Nellie Bly, una giornalista da record

Il mestiere del giornalista è spesso “maltrattato”, di storia del giornalismo si conosce poco o nulla nella cultura media comune, così ho pensato di sfruttare il mio piccolo spazio per parlarne un po’.

Oggi vi parlo della prima donna che si è dedicata al giornalismo investigativo, nonché creatrice del genere del giornalismo “sotto copertura”: Nellie Bly.

Ma il suo conto dei record non finisce qui: godeva di una personalità tenace e caparbia, e decise di emulare il fantomatico viaggio di Phileas Fogg (protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni), riuscendo non senza difficoltà a completare il viaggio in 72 giorni.
Inoltre, Nellie Bly fu la prima donna a viaggiare attorno al mondo senza essere accompagnata da uomini divenendo così un modello per l’emancipazione femminile.

Facciamo un passo indietro: Elizabeth Jane Cochran (Burrell, 5 maggio 1864 – New York, 27 gennaio 1922), conosciuta al mondo come Nellie Bly, è stata una giornalista statunitense. Tredicesima di quindici figli, dopo la morte del padre, si ritrova in una situazione finanziaria precaria.
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e Elizabeth, studia con l’obiettivo di diventare maestra, scelta quasi obbligata essendo una delle poche professioni aperte alle donne.

Non riuscendo a pagare la retta, inizia a cercare dei piccoli lavori adatti alla sua età, quando finalmente arriva la svolta: inizia a lavorare per un giornale, il Pittsburgh Dispatch usando un nome d’arte, Nellie Bly.

La sua era una personalità irrefrenabile, basti pensare a come ha iniziato questo lavoro come giornalista.
Nel 1885 era uscito sul Pittsburgh Dispatch un articolo di Erasmus Wilson intitolato A cosa servono le ragazze (What Girls Are Good For), in cui scriveva che le donne appartengono alla sfera domestica e il loro compito era cucire, cucinare e crescere i bambini e che lavorare per loro era un’idea abominevole.
Al giornale ovviamente arrivano lettere di protesta fra cui una firmata da una “little orphan girl” e convinto che sia scritta da un uomo, il direttore del giornale, George Madden, pubblica un annuncio proponendogli un lavoro. Alla sua porta si presenta una ventunenne Elizabeth Cochran, che da lì diventerà Nellie Bly.

Ovviamente lavorare come giornalista a quei tempi era sconveniente per una donna (come quasi tutto), soprattutto se questa donna usa il suo ruolo per raccontare storie di ingiustizie come lavoratrici sfruttate, lavoro minorile, salari e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Come se non bastasse decide di intervistare tutte le donne che avevano divorziato.

Non sarà però al Dispatch che incontrerà la vera fama. Fu infatti assunta al New York World diretto da Joseph Pulitzer (sì, quello del premio) e lì Nellie si propose per condurre una inchiesta sulle condizioni presenti nel reparto femminile dell’ospedale psichiatrico New York City Mental Health Hospital sull’isola Roosevelt. Sarà una delle più grandi inchieste della sua vita. La Bly si finge mentalmente disturbata per farsi ricoverare nel manicomio femminile di Blackwell’s Island. Su questa esperienza scrisse un libro Dieci giorni in Manicomio in cui raccontò soprusi e violenze a cui erano sottoposte le donne internate, definendolo una trappola umana per topi. “È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire“.

L’inchiesta destò grande scalpore, tanto che furono presi provvedimenti e vennero aumentate le sovvenzioni per migliorare le condizioni delle pazienti. Così questa nuova forma di giornalismo in incognito, iniziò a diffondersi anche grazie a lei, che divenne un modello di riferimento.

Si fa arrestare per raccontare le condizioni delle detenute e trova il modo per mostrare le storie delle donne che lavorano nelle fabbriche ridotte a schiavitù. Nellie non si limita al racconto, ma nei suoi scritti unisce la sua personalità alle sue emozioni.

Nel 1895 sposò il milionario Robert Seaman e lasciò il giornalismo, e dopo la morte del marito (nel 1904) si dedicò alla gestione delle sue aziende. Ma quando si nasce con un talento non sempre ci si riesce ad adattare ad altro e, gravata dai debiti, dovette dichiarare bancarotta nel 1914. E proprio in quell’anno scoppiò la prima guerra mondiale e una penna come quella di Nellie Bly non poteva star ferma troppo a lungo. Decise allora di tornare al giornalismo, si trasferì in Europa lavorando come inviata per il New York Evening Journal aggiungendo così tra i suoi primati anche quello di primo corrispondente di guerra donna.

Ritornata negli Stati Uniti cinque anni più tardi, continuò a scrivere e a mobilitarsi per vedove e orfani, continuando a scrivere articoli di cronaca e parlando al congresso delle suffragette.

Muore all’età di 57 anni, il 27 gennaio 1922,di polmonite al St. Mark’s Hospital di New York.

Noemi Spasari

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