Bianca Bianchi: insegnante, scrittrice, Madre costituente

L’Assemblea Costituente, l’organo legislativo elettivo preposto alla stesura di una Costituzione per la Repubblica e che diede vita alla Costituzione della Repubblica Italiana nella sua forma originaria, era formata da 556 membri. 21 di questi erano donne. Fra queste Bianca Bianchi.

Bianca Bianchi nacque a Vicchio il 31 luglio 1914, in provincia di Firenze, da una famiglia di modeste condizioni: il padre Adolfo era un fabbro, e segretario della locale sezione socialista. Alla sua morte, quando Bianca aveva solo sette anni, la madre, insieme a lei e alla figlia maggiore, si trasferì a casa dei genitori
Fu proprio in nonno – fervente antifascista – a stimolare Bianca con discussioni letterarie e religiose e a darle i primi rudimenti di politica, e Bianca rivelò ben presto un grande interesse per lo studio. Si trasferì a Firenze, grazie al supporto del nonno, per frequentare la scuola magistrale prima e la Facoltà di Magistero poi.

Bianca Bianchi

Insegna a Genova, a Bolzaneto, poi a Cremona, ma incontra difficoltà e ostacoli, arrivando a perdere il lavoro a causa delle divergenze con i superiori per il modo indipendente di condurre le lezioni. Fra queste divergenze per esempio, la sua volontà di non tralasciare la cultura e la civiltà ebraica, escluse invece dal programma didattico di stato.
Decide così di accettare una proposta di un incarico di insegnante di lingua italiana in Bulgaria nel dicembre 1941. Rientra in Italia nel giugno del 1942, stabilendosi nuovamente dai nonni, tornerà a Firenze alla caduta di Mussolini.

Partecipa alle riunioni del Partito d’Azione, contribuendo attivamente alla Resistenza; ma, dopo la Liberazione, lasciò il partito azionista, per aderire allo Psiup – Partito socialista italiano di unità proletaria. Acquista sin da subito molti consensi, tanto da proporle di presentarsi come capolista alle elezioni per l’Assemblea Costituente. Questo ovviamente non fu ben visto da tutti, soprattutto dai vecchi militanti che fondamentalmente le rimproveravano la giovane età. Alla fine, come capolista fu indicato Sandro Pertini, ma Bianca ottenne il doppio delle sue preferenze. Nel novembre del 1946 venne poi eletta al Consiglio comunale di Firenze.

Alle elezioni del 2 giugno 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente, diventando una delle 21 “madri costituenti”, uniche donne su 556 membri. I suoi interessi, durante la partecipazione alla Costituente, riguardavano soprattutto i problemi della scuola, delle pensioni e dell’occupazione (era il 1946, la situazione non è cambiata molto).

Continua fino agli anni Cinquanta la sua vita politica, che poi abbandonerà per dedicarsi allo studio dei temi dell’educazione e alla creazione della Scuola d’Europa di Montesenario, un istituto modello per ragazzi della elementare e media. Raccolse le sue esperienze e pensieri in numerosi saggi come Amicizia per i nostri figli e L’esperienza di un’educazione nuova alla Scuola d’Europa e nello stesso periodo collabora al quotidiano “La Nazione” di Firenze, curando la rubrica “Occhio ai ragazzi”, rivolta ai problemi educativi.

Rientrò in politica quasi venti anni dopo, eletta consigliera comunale e poi vicesindaco e Assessora alle questioni legali e affari generali a Firenze, dove si spense il 9 luglio del 2000.

Noemi Spasari

Pelle d’uomo, una graphic novel che unisce due mondi

Avete presente il colpo di fulmine? Ecco per me Pelle d’uomo è stato un colpo di fulmine. L’ho amato ancora prima di averlo letto.

Non so perché, ma mi chiamava a sé. Alla fine l’ho comprato e non ho resistito. Mi ha anche tirato fuori da un blocco del lettore causato da letture “obbligate”. E niente, l’ho amato, avevo preso un segnalibro che non ho mai usato, letto tutto d’un fiato in qualche ora di riposo.

Faccio un passo indietro e vi dico di cosa sto parlando. Pelle d’uomo è una graphic novel scritta da Hubert e Zanzim, pubblicata in Italia nel 2021 da Bao.

Vorrei raccontarvi la storia, la meraviglia di racconto che ho vissuto, ma non voglio rovinarvi nulla, ma invece ve lo consiglio di cuore.

Un racconto che oggi più che mai ci potrebbe aiutare a capire quante ingiustizie e quanti anacronismi ancora viviamo.

Vi do giusto qualche informazione: la storia è ambientato in Italia durante il Rinascimento, e la protagonista è una giovane nobildonna di nome Bianca, promessa in sposa ad uno sconosciuto, Giovanni. Bianca decide di utilizzare uno strano manufatto che le donne della sua famiglia si tramandano da generazioni per poter conosce quest’uomo di cui non sapeva assolutamente nulla, ma con cui avrebbe dovuto passare il resto della sua vita. E questo manufatto cos’è? si tratta di una pelle d’uomo da indossare, così da essere scambiata per un giovane ragazzo di nome Lorenzo. Sotto mentite spoglie, Bianca esplora il mondo degli uomini, ma non solo, mette in comunicazione questi due mondi – il maschile e il femminile – così diversi fra loro, ma così vicini.

La storia è in realtà priva di componente “magica”, ma quanto mai realistica e coraggiosa.

Dico solo, viva Lorenzo e viva Bianca.

Noemi Spasari

Matilde Serao, la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano

Nuovo appuntamento dedicato alle grandi personalità del passato che hanno fatto la Storia. Oggi vi parlo di Matilde Serao, la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano (Il Corriere di Roma), ripentendo l’esperienza con Il Mattino e Il Giorno.

Nasce a Patrasso il 7 marzo 1856 da Paolina Borely, nobile greca decaduta, e da Francesco Serao avvocato e giornalista; la famiglia tornerà in Italia dopo l’Unità stabilendosi a Napoli, città in cui Matilde compie i propri studi.

Si ritrova a dover aiutare economicamente la famiglia, ma questo non la allontana dalla sua passione per la lettura e la scrittura, dedicandosi presto e a pieno tempo alla stesura di articoli e di alcune novelle che le spianano la strada verso le redazioni giornalistiche. Collabora per oltre cinque anni con il «Capitan Fracassa», occupandosi di argomenti di vario genere, passando dalla cronaca rosa alla critica letteraria.

Nel 1883 viene pubblicato il primo romanzo lungo scritto da Matilde Serao, Fantasia che verrà aspramente criticato da Eduardo Scarfoglio, lo stesso Scarfoglio che 2 anni dopo diventerà suo marito e compagno nei suoi ambizioni progetti e percorsi. Dal matrimonio nascono quattro figli Antonio, Carlo, Paolo e Michele.
Il primo incontro tra i due, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao, avvenne proprio nella redazione del Capitan Fracassa.

Tra la Serao e Scarfoglio il rapporto non si fermò ai sentimenti, ma divenne anche un sodalizio professionale: nel 1885 fondarono il Corriere di Roma, giornale che purtroppo non decollò a causa della forte concorrenza de La Tribuna, il quotidiano romano allora più diffuso.
Matilde da questa esperienza prese grande spunto e pubblicò un corposo romanzo Vita e avventure di Riccardo Joanna, che Benedetto Croce (un altro dei miei nemici) definì “il romanzo del giornalismo“.

La Serao era solita sfruttare le sue esperienze nel mondo del giornalismo da cui prendeva osservazioni, costumi, che portava poi nei suoi romanzi.
Matilde Serao parlava di tutto, dalla moda, al cibo, allo sport, ma anche gli eventi mondati, le novità, il progresso, usi e costumi, senza farsi mancare un’attenzione particolare a fatti e avvenimenti sociali. Scrisse anche per il Giornale delle Donne, una delle principali riviste emancipazioniste del tempo.

Purtroppo però la loro storia vide anche un lungo periodo di crisi, in cui il marito ebbe una relazione da cui nacque una bambina. Una storia terribile, terminata con il suicidio di Gabrielle Bessard (l’amante di Scarfoglio) e la figlia venne affidata proprio a Matilde. La Serao inizialmente perdonò il marito, ma dopo qualche anno decise di rompere definitivamente la relazione.

In seguito alla morte di Edoardo Scarfoglio (nel 1917), Matilde Serao sposò Giuseppe Natale, che morì qualche anno dopo.

La Serao continuò a scrivere e nel 1926 fu candidata al Premio Nobel per la letteratura, ma la sua candidatura fu fermata da Mussolini a causa delle sue posizioni contro il fascismo (il Nobel fu assegnato a Grazia Deledda).

Matilde Serao morì il 25 luglio 1927,colpita da un infarto mentre era intenta a scrivere.

«Scrivere, scrivere, scrivere. Questo è il mio mestiere, questo è il mio destino. Scrivere fino alla morte».
Con queste parole possiamo racchiudere tutta la carriera e l’amore per la scrittura di Matilde Serao, un’altra di quelle donne di cui si dovrebbe parlare di più.

Noemi Spasari

Nellie Bly, una giornalista da record

Il mestiere del giornalista è spesso “maltrattato”, di storia del giornalismo si conosce poco o nulla nella cultura media comune, così ho pensato di sfruttare il mio piccolo spazio per parlarne un po’.

Oggi vi parlo della prima donna che si è dedicata al giornalismo investigativo, nonché creatrice del genere del giornalismo “sotto copertura”: Nellie Bly.

Ma il suo conto dei record non finisce qui: godeva di una personalità tenace e caparbia, e decise di emulare il fantomatico viaggio di Phileas Fogg (protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni), riuscendo non senza difficoltà a completare il viaggio in 72 giorni.
Inoltre, Nellie Bly fu la prima donna a viaggiare attorno al mondo senza essere accompagnata da uomini divenendo così un modello per l’emancipazione femminile.

Facciamo un passo indietro: Elizabeth Jane Cochran (Burrell, 5 maggio 1864 – New York, 27 gennaio 1922), conosciuta al mondo come Nellie Bly, è stata una giornalista statunitense. Tredicesima di quindici figli, dopo la morte del padre, si ritrova in una situazione finanziaria precaria.
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e Elizabeth, studia con l’obiettivo di diventare maestra, scelta quasi obbligata essendo una delle poche professioni aperte alle donne.

Non riuscendo a pagare la retta, inizia a cercare dei piccoli lavori adatti alla sua età, quando finalmente arriva la svolta: inizia a lavorare per un giornale, il Pittsburgh Dispatch usando un nome d’arte, Nellie Bly.

La sua era una personalità irrefrenabile, basti pensare a come ha iniziato questo lavoro come giornalista.
Nel 1885 era uscito sul Pittsburgh Dispatch un articolo di Erasmus Wilson intitolato A cosa servono le ragazze (What Girls Are Good For), in cui scriveva che le donne appartengono alla sfera domestica e il loro compito era cucire, cucinare e crescere i bambini e che lavorare per loro era un’idea abominevole.
Al giornale ovviamente arrivano lettere di protesta fra cui una firmata da una “little orphan girl” e convinto che sia scritta da un uomo, il direttore del giornale, George Madden, pubblica un annuncio proponendogli un lavoro. Alla sua porta si presenta una ventunenne Elizabeth Cochran, che da lì diventerà Nellie Bly.

Ovviamente lavorare come giornalista a quei tempi era sconveniente per una donna (come quasi tutto), soprattutto se questa donna usa il suo ruolo per raccontare storie di ingiustizie come lavoratrici sfruttate, lavoro minorile, salari e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Come se non bastasse decide di intervistare tutte le donne che avevano divorziato.

Non sarà però al Dispatch che incontrerà la vera fama. Fu infatti assunta al New York World diretto da Joseph Pulitzer (sì, quello del premio) e lì Nellie si propose per condurre una inchiesta sulle condizioni presenti nel reparto femminile dell’ospedale psichiatrico New York City Mental Health Hospital sull’isola Roosevelt. Sarà una delle più grandi inchieste della sua vita. La Bly si finge mentalmente disturbata per farsi ricoverare nel manicomio femminile di Blackwell’s Island. Su questa esperienza scrisse un libro Dieci giorni in Manicomio in cui raccontò soprusi e violenze a cui erano sottoposte le donne internate, definendolo una trappola umana per topi. “È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire“.

L’inchiesta destò grande scalpore, tanto che furono presi provvedimenti e vennero aumentate le sovvenzioni per migliorare le condizioni delle pazienti. Così questa nuova forma di giornalismo in incognito, iniziò a diffondersi anche grazie a lei, che divenne un modello di riferimento.

Si fa arrestare per raccontare le condizioni delle detenute e trova il modo per mostrare le storie delle donne che lavorano nelle fabbriche ridotte a schiavitù. Nellie non si limita al racconto, ma nei suoi scritti unisce la sua personalità alle sue emozioni.

Nel 1895 sposò il milionario Robert Seaman e lasciò il giornalismo, e dopo la morte del marito (nel 1904) si dedicò alla gestione delle sue aziende. Ma quando si nasce con un talento non sempre ci si riesce ad adattare ad altro e, gravata dai debiti, dovette dichiarare bancarotta nel 1914. E proprio in quell’anno scoppiò la prima guerra mondiale e una penna come quella di Nellie Bly non poteva star ferma troppo a lungo. Decise allora di tornare al giornalismo, si trasferì in Europa lavorando come inviata per il New York Evening Journal aggiungendo così tra i suoi primati anche quello di primo corrispondente di guerra donna.

Ritornata negli Stati Uniti cinque anni più tardi, continuò a scrivere e a mobilitarsi per vedove e orfani, continuando a scrivere articoli di cronaca e parlando al congresso delle suffragette.

Muore all’età di 57 anni, il 27 gennaio 1922,di polmonite al St. Mark’s Hospital di New York.

Noemi Spasari

Ritorno al futuro: cinque curiosità sul film

Ci sono quei film che per motivi diversi ti entrano del cuore e non se ne vanno più. Quei film che arrivi a considerare fra i tuoi “preferiti”. Per me in questa serie rientra Ritorno al futuro. Conosco le battute a memoria, ogni scena fa parte della mia familiarità, è un film che amo.

Oggi questo meraviglioso film compie 36 anni e sfrutto l’occasione per raccontarvi qualche curiosità! Grande Giove!

  1. Partiamo con la mia preferita. Sapevate che la Delorean avrebbe dovuto essere, inizialmente… un frigorifero!

2. La sceneggiatura di Ritorno al futuro è stata rifiutata ben 40 volte prima che la Universal la acquistasse! Pensate che la Disney l’ha rifiutata dopo aver detto che si trattava di un “film sull’incesto” (ho riso molto quando l’ho letto) in rifererimento alla scena in cui Marty bacia la versione diciottenne di sua madre.

3. Ritorno al futuro avrebbe potuto avere un altro titolo! Alcuni pensavano che il titolo del film potesse confondere, suggerendo in alternativa Spaceman From Pluto.

4. Anche il nostro amato Einstein (il cane di Doc che viene spedito nel primo viaggio nel tempo) poteva non esserci, in origine era stato pensato a uno scimpanzè!

5. Grande Giove! è una delle mie frasi preferite e anche fra le più famose del film in realtà nella prima pellicola non viene mai pronunciata (ovviamente nella versione italiana), sostituita invece dalla frase Bontà divina!. Nella versione originale l’esclamazione usata è Great Scott!

Qual è la vostra scena preferita del film? Quale dei tre è il più bello secondo voi?

Noemi Spasari

Un po’ di Orgoglio e Pregiudizio per Simple & Madama

Immaginatevi di essere in uno di quei momenti apatici in cui girate sui social senza neanche dare importanza a quello che vedere. Fra foto di gattini, presse idrauliche e cibo fatto in casa per voi spuntano delle vignette di coppia che mostrano una scena di vita quotidiana. Ridacchi perché è carina.
Allora apri il profilo e trovi una serie di vignette del genere e pensi “ma sta parlando di me… oddio siamo io e lui… quando sono stata sgamata a fare questa cosa?”. Ecco questo è capitato a me con Simple & Madama, li ho scoperti e da lì mai abbandonati.

Chi sono? Oltre ad essere gente che stalkero tutti gli anni al Lucca Comics (insieme a Paolo Barbieri), Lorenza Di Sepio (la mano dietro i fumetti) e Marco Barretta (fotografo e videomaker) sono i creatori di questa serie di strisce di fumetti prima solo social, poi anche su carta stampata. Da giornalista sogno anche di intervistarli.

Oggi vi parlo del loro fumetto Orgoglio e Pregiudizio (2015), che no, non è una versione a fumetto del classico della zia Jane.

Come nelle loro vignette, anche in questa graphic novel la coppia Simple & Madama affronta in chiave comica, ma veritiera episodi di una realtà quotidiana in cui ognuno di noi può realmente rivedersi! In questo fumetto vediamo proprio un rapporto dalle origini, come un Lui e una Lei si rapportano nelle uscite e nelle “festività” tipo San Valentino, e nei momenti di ansia che tutti ben conosciamo come il “oddio cosa mi metto”, tutto quello che ruota intorno a una coppia innamorata.

Lorenza Di Sepio ha la capacità di raccogliere la più ingenua quotidianità prendendo(si) in giro per tutte quelle piccole abitudini e fissazioni che tutti un po’ abbiamo. Leggerli e conoscerli è un consiglio dal cuore.

Noemi Spasari

La storia di Madama Butterfly

Sto praticamente vivendo dentro la casa teatrale di Giacomo Puccini (il Teatro del Giglio di Lucca) e ovviamente non potevo trattenermi dal parlare di almeno un’opera del grande Maestro.
La scelta è ricaduta su Madama Butterfly e soprattutto sul suo debutto fallimentare.
Ebbene sì, oggi Madama Butterfly è una delle opere pucciniane più famose al mondo, ma la prima volta che venne proposta al pubblico non scosse il successo immaginato.

Genesi
Facciamo un passo indietro, di cosa parliamo? Madama Butterfly è un’opera in tre atti (in origine due) di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, definita nello spartito e nel libretto “tragedia giapponese”. La prima ebbe luogo a Milano, il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala.
Puccini si documentò senza sosta per poter realizzare questo dramma, cercando anche la più minuziosa informazione sui vari elementi orientali che aveva ritenuto necessario inserire. Fu aiutato in questa ricerca da una nota attrice giapponese, Sada Yacco, e dalla moglie dell’ambasciatore nipponico con la quale parlò in Italia facendosi descrivere usi e costumi del popolo orientale.

L’insuccesso
Il Maestro era assolutamente era certo di riscuotere successo con quest’opera, e per questo motivo scelse – in accordo con Giulio Ricordi, suo editore – il palcoscenico della Scala il debutto.
Come dicevamo purtroppo, l’evento si rivelò un fiasco.


Così scriveva Puccini all’amico che scrivendo all’amico Camillo Bondi in merito a questo fiasco: «con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, briachi d’odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni».


Questo fallimento spronò Puccini a una revisione dell’opera, come l’eliminazione di alcuni numeri musicali, la modifica di alcune scene e la risuddivisione dell’opera in tre atti anziché due.
Nella nuova veste, Madama Butterfly, interpretata da Solomiya Krushelnytska e Zenatello diretta da Campanini, venne accolta entusiasticamente al Teatro Grande di Brescia appena tre mesi dopo, il 28 maggio, e da quel giorno iniziò la sua seconda, fortunata esistenza.

Noemi Spasari

Buon compleanno, Tetris!

Ripensare a tutte le attese noiose, i minuti in bagno, i primi game boy, le ore perse a cercare di far scomparire le righe di cubetti, potrebbe quasi emozionarmi.

Tetris – Game Boy

Quanto dobbiamo al Tetris? Ebbene oggi questo amico di tutti compie gli anni, ma è un compleanno particolare perché in realtà il brevetto del Tetris non è mai stato depositato!
Il 6 giugno 1984, in Unione Sovietica veniva distribuita la prima versione di Tetris. Vediamo insieme alcune curiosità.

Tetris è un videogioco di logica e ragionamento inventato da Aleksej Leonidovič Pažitnov ispirato dai tetramini*, mentre lavorava per l’Accademia delle Scienze dell’URSS di Mosca.

Come dicevamo, il gioco non è mai stato brevettato e così le molte sue varianti sono diventati disponibili praticamente per qualunque dispositivo, per qualunque console e sistema operativo e qualsivoglia supporto.

Come si gioca non ve lo sto a dire… ma sapete come si chiamano i pezzi? Le sette possibili combinazioni in Tetris sono chiamate come le corrispondenti lettere dell’alfabeto che più si avvicinano alla forma del pezzo: I, T, O, L, J, S, e Z. Le forme dei tetramini sono il risultato di tutte le possibili combinazioni che si possono ottenere disponendo 4 quadrati, ciascuno dei quali ha almeno un lato in comune con almeno uno degli altri tre quadrati.

Sapevate che è quasi impossibile vincere a Tetris? A meno che non sia prevista la vittoria per numero di righe completate o un timer, il gioco potrebbe teoricamente continuare all’infinito!

E la musichetta di sottofondo? Chi non se la ricorda?! Sapevate che nelle versioni classiche del Tetris la musica di accompagnamento è sempre una canzone popolare russa come Kalinka o Korobeiniki, ma un altro tema molto comune è una versione del minuetto in Si minore dalla Suite francese n. 3 di Johann Sebastian Bach.

Tetris è anche il titolo di una canzone dei Pinguini tattici nucleari: “Tu eri per me, il pezzo del tetris longilineo, quello che lo aspetti una vita, ma finalmente quando arriva ti risolve tutto”.

Dopo queste piccole curiosità chi non ha voglia di fare una partita?

* Una figura piana composta da quattro quadrati identici connessi tra di loro lungo i lati. 

Noemi Spasari

Star Wars Day: come orientarsi nell’universo

Oggi è lo Star Wars Day, perché? Molto semplicemente e simpaticamente in inglese il 4 maggio è may the 4th che suona molto come may the force (be with you), cioè “Che la forza sia con te”.

In questo giorno speciale che per (noi) nerdazzi andrebbe segnato di rosso sul calendario, ho pensato di proporvi una cosa un po’ diversa: un recap generale e cronologico di tutto quello che è presente nella galassia lontana lontana.

Quante volte avete sentito dire “ma perché l’episodio 4 viene prima dell’1?” oppure “e chi sarebbe questa con due code in testa?”, e anche “non ho capito nulla della storia” e “oddio ma ci sono anche i libri e i cartoni?”.

Ebbene sì, è un macello! Seguire l’ordine di uscita delle varie cose è più confusionario che altro, quindi procediamo cronologicamente con la storia e iniziamo dal primo, che in realtà e l’ultimo uscito finora e non ho contato i videogiochi.

L’ALTA REPUBBLICA
Ultimo uscito, ma prima di ogni cosa, L’alta Repubblica narra le vicende dell’Ordine dei Jedi 200 anni prima della saga degli Skywalker. Di questo periodo Panini Comics ha pubblicato da qualche settimana un romanzo dal titolo La luce dei Jedi, un young adult dal titolo Una prova di coraggio e una serie di albi a fumetto.

LA CADUTA DEI JEDI
Qua andiamo a parlare di qualcosa di ben più noto. Abbiamo la trilogia “mezza nuova” (che neologismo) che include La minaccia fantasma (1999, ep I), L’attacco dei cloni (2002, ep II) e La vendetta dei Sith (2005, ep III) che sono i film dei primi anni 2000 con Hayden Christensen, Ewan McGregor, Natalie Portman, etc. in cui alla fine “nasce” Darth Vader/Fener (qua è colpa delle traduzioni italiane terribili).

In mezzo a questa trilogia, dopo il II ep. e includendo il III, si collocano una serie di cartoni animati e un lungometraggio della serie The Clone Wars (2008 il film, la serie 2008-2020).

Ci siete?

IL REGNO DELL’IMPERO
In questo periodo si colloca una serie animata che esce proprio oggi su Disney+,The Bad Batch che son proprio curiosa di vedere, dovrebbe parlare di una squadra speciale di cloni.

Subito dopo cronologicamente abbiamo il film Solo: a Star Wars story (2018), l’episodio monografico su Han Solo.

L’ETÀ DELLA RIBELLIONE
Questa è la parte più piena della storia, quella che ha più racconti, più emozioni, più Harrison Ford.

Iniziamo con Rebels (2014-17), una serie animata che parla della nascita della ribellione e della continua purga dei Jedi sopravvissuti all’Ordine 66.

Abbiamo poi Rogue One: a Star Wars Story (2016), uno dei miei preferiti finora, film che racconta come un gruppo di ribelli riesca a rubare i famosi piani della Morte nera.

Poi arriva la trilogia “vecchia”: Una nuova speranza (1977, episodio IV), L’Impero colpisce ancora (1980, ep. V) e Il ritorno dello Jedi (1983, ep. V).
In questa trilogia succede di tutto, ci sono le citazioni più iconiche della storia di SW tipo “ti amo-lo so” o “fare o non fare, non c’è provare” e l’immortale “Aiutaci Obi-Wan Kenobi, sei la mia unica speranza” e in cui si scopre (mega super spoiler) che Luke io sono tuo padre (Darty, of course).

LA NUOVA REPUBBLICA
Qui per ora citiamo solamente la serie uscita su Disney+ The Mandalorian (2019 in poi) in cui appare quel tenerissimo Baby Yoda che ha spopolato nel merchandising.

L’ASCESA DEL PRIMO ORDINE
Eccoci alla fine con Resistance (2018-19), una serie animata dedicata ai piloti della Resistenza, che anticipa la “nuova trilogia” con Il risveglio della Forza (2015, ep. VII), Gli ultimi Jedi (2017, ep.VIII) e L’ascesa di Skywalker (2019, ep. IX), con le storie delle vecchie leve che cedono drammaticamente il posto alle nuove.

E il vostro preferito qual è?

Noemi Spasari

Premio Oscar, la storia dell’Academy Award

Tutti lo vogliono, tutti lo sognano… almeno così accade a Hollywood! L’Academy Award o meglio conosciuto come Premio Oscar, per gli amici semplicemente Oscar, è il premio cinematografico più prestigioso e antico al mondo.

Ma come non è il Mostra internazionale d’arte cinematografica il più antico? Ebbene, no. I primi Premi Oscar vennero assegnati il 16 maggio 1929, tre anni prima che il Festival di Venezia aprisse i battenti.

A chi è venuta questa idea?
Ovviamente agli esponenti dell’industria cinematografica americana, che nel 1927 fondarono l’Accademia delle arti e della scienza del cinema e all’inaugurazione dell’istituto fu avanzata l’idea di un premio annuale per il miglior film, regista e attore, che non fosse però costituito dalla solita coppa.

Così l’allora dirigente dell’Accademia, Cecil Gibbons, disegnò su una statuetta che stringeva al petto una spada e la realizzazione di questo fu affidata allo scultore George Stanley.

(ne parlano anche qui https://www.facebook.com/TeCinPillole/)

Perché si chiama Oscar?

Sapevate che il nome ufficiale della statuetta dorata è “Academy Award of Merit”?

Ma per quanto riguarda il “soprannome” Oscar ci sono varie versioni: la più accreditata vuole che questo derivi da un’esclamazione di Margaret Herrick, impiegata all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, la quale, vedendo la statuetta sopra un tavolo, esclamò: «Assomiglia proprio a mio zio Oscar!».

La statuetta che tutti vogliono ha anche un bel peso da portare: non solo morale, l’Oscar è placcato oro 24 carati, alta 34 cm e pesa 4kg (ha anche un valore commerciale di 300 dollari).

Come si candida un film agli Oscar?
È una domanda che mi son sempre posta, così sono andata a fare qualche ricerca.

Un film statunitense per essere candidato agli Oscar deve essere stato distribuito nella Contea di Los Angeles durante il precedente anno solare, entro la mezzanotte del primo di gennaio e la mezzanotte della fine del 31 dicembre, e deve essere stato emesso nei cinema per almeno sette giorni consecutivi (son fiscali, quindi bisogna fare attenzione!).

Per quanto riguarda i film non del territorio USA, la candidatura come Miglior film straniero non è sottoposta a queste clausole, ma per essere accettati i film stranieri devono includere dei sottotitoli in inglese e, inoltre, ogni paese può presentare un solo film all’anno.

Momenti storici
Ormai siamo abituati alle grandi celebrazioni, i meravigliosi vestiti che anno dopo anno stilisti di tutto il mondo confezionano per le Star. Ogni anno l’evento è memorabile, ogni anno emozioni e momenti di gloria riempiono il Dolby Theatre di Los Angeles.

In queste 93 edizioni sono stati tantissimi i momenti iconici, alcuni sono rimasti nella memoria di tutti.

Sicuramente noi italiani ricordiamo con orgoglio e affetto quando nel 1993 (io ero ancora un’infante) durante la premiazione con l’Oscar alla carriera il regista Federico Fellini che dal palco chiese a sua moglie Giulietta Masina di non piangere o quando all’annuncio nel 1999 della vittoria come Migliore film straniero per La vita è bella, Roberto Benigni reagì con la gioia che lo denota e per ricevere la statuetta passò sopra le teste del pubblico.

Non tutti forse ricordano che nel 1972 Charlie Chaplin alla premiazione con l’Oscar alla carriera improvvisò sul palco la popolare scena del ballo dei panini in La febbre dell’oro.

Ma sicuramente molti di noi ricordano la cerimonia del 2014 quando la divertentissima Ellen DeGeneris, allora conduttrice, coinvolse in un selfie di gruppo dieci attori, quali: Bradley Cooper, Angelina Jolie, Jennifer Lawrence, Jared Leto, Lupita Nyong’o, Brad Pitt, Julia Roberts, Kevin Spacey, Meryl Streep e Channing Tatum. Sapevate che la fotografia fu pubblicata subito su Twitter e venne ritwittata oltre 3,4 milioni di volte, disabilitando momentaneamente il social network e superando il record di retweet per una foto?

Nel 2016, l’immagine venne inclusa tra le “100 foto che hanno cambiato il mondo” dal periodico Time.


Qualche curiosità
Sapevate che Charlie Chaplin, Orson Welles e Sylvester Stallone sono stati i primi tre nella storia degli Oscar ad aver ricevuto le candidature per miglior attore protagonista e per la miglior sceneggiatura originale nello stesso anno e per lo stesso film?

Dopo di loro ci sono stati solo pochi nomi: Woody Allen con Io e Annie, Matt Damon con Will Hunting – Genio ribelle e il nostro Roberto Benigni con La vita è bella.

Sono solo due i film fantasy a esser stati premiati con l’Oscar per il miglior film: Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re e La forma dell’acqua – The Shape of Water.

Sapevate anche che due attori (finora) hanno rifiutato il Premio? Sono Marlon Brando nel 1973 per il film Il padrino, in protesta contro le ingiustizie da parte del mondo di Hollywood contro i nativi americani e prima di lui ci fu George C. Scott.

Fatto molto curioso da sottolineare: Kathryn Bigelow è l’unica donna ad aver vinto l’Oscar come miglior regista per il film The Hurt Locker nel 2010.

In più Bernardo Bertolucci è l’unico regista italiano ad aver vinto l’Oscar come miglior regista (per il film L’ultimo imperatore) nel 1988.

@Noemi Spasari