L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito

Continua la mia sfida al Premio Strega: siamo a 7/12 con L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito.

Io non scommetto mai, ma questo lo vedo nei cinque finalisti. Almeno lo vorrei vedere.

Bello.
Un racconto familiare di una vita di lotta, ripicca e rivalsa, o almeno di tentativi.

La storia di Antonia, una di quelle che non molla mai. Di estrazione umile, ignorante perché non ha mai studiato. La lotta per la sopravvivenza porta tutta la famiglia fuori Roma, ad Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano.

Gaia, la protagonista, è una ragazzina diversa dagli altri, la mamma le taglia i capelli a casa, indossa vestiti vecchi e consumati, non ha le televisione in casa.

Un nome il suo che meno adatto non poteva essere scelto, ma forse per me è un fattore personale, perché è un nome a cui son legata e che associo a una persona assolutamente diversa.

Una madre troppo presente che incide sulla sua vita in maniera morbosa. Ma la nostra non è una ragazza che subisce. Alla violenza risponde con la violenza.

Gaia sopraffatta da una vita così priva di bellezza e leggerezza, cova una rabbia feroce, una profonda vergogna e cattiveria.

L’acqua del lago non è mai dolce è un romanzo potente, che racconta una storia conflittuale, ma profondamente reale.

Il Cavaliere Inesistente

Nella classifica dei libri da leggere almeno una volta nella vita rientra sicuramente la trilogia araldica “I nostri antenati” di Italo Calvino.

Questa volta è toccato a Il Cavaliere Inesistente.

Ambientata ai tempi di Carlomagno, il romanzo è un’intesa riflessione su alcuni aspetti della realtà ancora contemporanea: la mancanza di identità, l’assenza di certezze e di punti di riferimento. Aspetti che ogni giorno diventano sempre più urgenti e comuni.

E così che Il Cavaliere Inesistente ci appare come il simbolo dell’uomo moderno, tanto in crisi da sembrare privo di identità e così quasi inesistente.

E così che l’uomo di oggi apparte come la bianca armatura di Agilulfo, vuoto.

Costante è anche la ricerca e la coscienza di sé.

Lo avessi letto bene ai tempi in cui avrei dovuto (le letture obbligatorie del liceo) probabilmente non lo avrei compreso.

Il libro delle case di Andrea Bajani

Nel titolo è riassunto tutto. Un libro che di casa in casa, di mura in mura, narra la storia di una persona, Io, che può essere chiunque di noi.

Ma la casa non è intesa solo nel senso fisico del termine, con quattro mura e un tetto, ma la casa è quello in cui vivi, è un cuore, è una promessa, è un impegno.
Casa può essere anche un anello al dito.

Un libro che va preso nel verso giusto, altrimenti il rischio è di non apprezzarlo pienamente.

Continua la mia sfida, un po’ rallentata.

E per voi cos’è casa?

Jane Eyre, un classico fra i classici

Iniziando a leggere questo romanzo ho avuto un po’ la sensazione di trovarmi in un mondo dickensiano, poi per fortuna il timbro è cambiato!

Di cosa parla questo grande classico? È la storia di una ragazza speciale, nata orfana e che alla fine avrà il suo riscatto.

Ci son delle cose che mi hanno affascinata in questa storia, altre che mi hanno convinta un po’ meno.

Come molti romanzi dell’epoca il fulcro della storia sta sull’amore reso complicato dalla differenza sociale dei due innamorati, con colpi di scena, alti e bassi e finali strappalacrime.

Il romanzo è un classico fra i classici, ma non fra i miei preferiti. Senza dubbio è palese come le Bronte per l’ennesima volta si dimostrino avanti con i tempi e anticipatrici di un futuro lontano.

Purtroppo, non riesco a non immedesimarmi in un’opera e a confrontarla alla realtà attuale, mi chiedo quindi come una personalità così forte e fuori dal comune come quella di Jane Eyre riuscisse a sopportare gli sbalzi d’umore di Mr. Rochester. Ogni storia è figlia del suo tempo, ma com’è possibile che non si ribellasse? Com’è possibile che dopo averlo visto vestito da zingara (dai, eh) non gli avesse buttato una caraffa di tè bollente in testa e non fosse scappata prima?

È assurdo pensare anche come alcune cose che al giorno d’oggi sarebbero assolutamente impensabili all’epoca erano di quotidiana amministrazione, come richiudere una moglie pazza in una stanza nascosta (in realtà questo è molto attuale, purtroppo le malattie mentali sono ancora filtrate da ignoranza e pregiudizi).

È ovvio che la mentalità dell’epoca era diversa rispetto alla nostra, ma ciò non toglie che possa risultare spiacevole alla lettura e all’immedesimazione.

Alcune curiosità su Jane Eyre

Jane Eyre è uno dei classici più amanti delle sorelle Brontë, leggerlo e rileggerlo è spesso un piacere.

Oggi vi propongo alcune curiosità (alcune sono spoiler per chi ancora non ha letto il libro) su questo libro.

-Jane Eyre è stato pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Currer Bell. Tutte le sorelle Brontë, compresa Charlotte, hanno pubblicato i loro primi libri spacciandosi per i fratelli Bell.

– Alcuni studiosi hanno attribuito erroneamente a Charlotte Brontë non solo Jane Eyre, ma anche Cime tempestose, l’unico romanzo della sorella Emily.

-Charlotte racconta in Jane Eyre molte vicende autobiografiche come, ad esempio, il suo soggiorno a Lowood che è basato sulla sua esperienza alla Clergy Daughter’s School di Cowan Bridge nel Lancashire.

-Nel romanzo sono presenti una serie di episodi irrealistici e poco credibili, ma il lettore dell’epoca non era stupito da questo stratagemma in quanto molto frequente nella narrativa vittoriana, specialmente nei romanzi sentimentali.

– Nel 1839 Charlotte visitò la villa Norton Conyers nel North Yorkshire e in quest’occasione conobbe la storia di Mary, una donna che, ritenuta pazza, fu rinchiusa in una stanza. Quest’attico segreto, rinominato “Mad Mary’s Room”, è stato scoperto e reso visitabile dai proprietari della villa solo nel 2004, poiché ben nascosto da una serie di pannelli. Questa storia ha ispirato Charlotte per il personaggio di Bertha Mason.

– Per una curiosa coincidenza Charlotte dedicò la prima edizione di “Jane Eyre” al suo scrittore preferito, ossia William Makepeace Thackeray, autore del romanzo “La fiera delle vanità”. Quello che però ignorava è che, come il suo protagonista maschile, Thackeray tenesse sua moglie confinata in una stanza a causa della sua follia. A causa di questo al tempo si diffuse la voce che lo scrittore Currer Bell, si fosse ispirato proprio a Thackeray per il personaggio del suo romanzo.

Charlotte Brontë

Dopo Emily, è il turno di Charlotte. Possiamo dire che le sorelle Brontë non hanno avuto vita facile.

Charlotte nasce nello Yorkshire il 21 aprile 1816 da Patrick Brontë, un pastore protestante di origine irlandese e Maria Branwell, morta quando Charlotte aveva soltanto cinque anni.

Da bambina viene iscritta insieme alle sorelle alla Clergy Daughter’s School di Cowan Bridge, nel Lancashire, ma condizioni disastrose dell’istituto causeranno la morte prematura delle due sorelle maggiori e segneranno per sempre la salute di Charlotte ed Emily.

Proprio questa esperienza a Cowan Bridge sarà ricordata nel suo più famoso romanzo Jane Eyre sotto le spoglie della Lowood School.

La sua attività letteraria inizia prestissimo insieme alle sorelle Emily e Anne e il fratello Branwell: grazie alla fantasia da bambini e una scatola di soldatini crearono della avventure fantastiche che trascrissero su piccoli pezzetti di carta che, cuciti a mano, formano dei piccoli libri non più grandi di un francobollo. Da questa avventura infantile nacquero due saghe: Charlotte e il fratello creano la Glass Town Saga, mentre Emily e Anne inventano la Gondal Saga.

Charlotte, una volta cresciuta svolgerà la professione di istitutrice presso alcune famiglie benestanti senza mai trovare una posizione soddisfacente.

Nel 1842 andò a Bruxelles con Emily, dove conobbe il professore Constantin Héger di cui si innamorò, ma il sentimento non corrisposto causò una profonda delusione in Charlotte.

Qualche anno dopo torna in Inghilterra e inizia a scrivere insieme alle sorelle sotto pseudonimi (il suo era Currer Bell): propone dapprima Il professore, che viene rifiutato, poi Jane Eyre, subito accettato e dato alle stampe. Seguiranno poi Shirley e Villette.

Vedrà spegnersi uno dopo l’altro le sorelle e il fratello. Nel ’54 sposò il reverendo Nicholls. Charlotte muore di tubercolosi incinta del primo figlio.

La leggenda di Mulan

Se vi dico “E sarai veloce com’è veloce il vento” oppure “potente come un vulcano attivo” non iniziate a cantare?Se non lo fate è perché non avete mai visto il classico Disney di Mulan!

Se non lo avete fatto, correte ai ripari, non potete vivere senza conoscere Mushu e il grillo Cri-Kee.Parlo spesso delle mie “cose preferite” e sicuramente Mulan rientra fra queste e rientra nel #didonneamarzo.

Sapevate che la sua storia si ispira a quella di una leggendaria eroina cinese che si arruolò in un esercito di soli uomini? Le sue gesta sono narrate in un famoso poema cinese conosciuto come “La ballata di Mulan”.

La leggenda narra che in seguito a numerosi attacchi da parte di tribù nomadi e degli unni (come nel cartone), l’imperatore chiamò a raccolta tutti gli uomini cinesi per prendere le armi, fra cui Huan Hu, un noto condottiero nonché padre di Hua Mulan.

Così come viene narrato nel lungometraggio Disney, Hua Hu aveva una certa età e uno stato di salute precario, ma decise lo stesso di rispondere alla chiamata dell’imperatore. Dovete sapere che l’onore della famiglia e deli antenati era fondamentale.

Preoccupata per la salute del padre, Mulan risponde alla chiamata utilizzando il nome del fratello minore, ma secondo la leggenda il padre ne era al corrente anche se restio al riguardo. La nostra eroina combatté nell’esercito cinese, sempre secondo la leggenda, per dodici anni, fu nominata generale e successivamente comandante delle armate settentrionali, il tutto continuando a nascondere il fatto di essere una donna.

Come ci racconta il film Disney, la guerra finì grazie a Mulan che batté sul campo un famosissimo generale unno.

La leggenda di Mulan è stata tramandata con molte varianti o arricchimenti, ma la storia di base è sempre la stessa.

@Noemi Spasari

Le sorelle Macaluso

Oggi per #didonneamarzo vi apro un po’ il mio cuore e vi parlo di un’opera a cui sono molto legata: Le sorelle Macaluso di Emma Dante.
Questo spettacolo è uno dei “più dantiani” del repertorio della regista, quello che racchiude la sua poetica insieme a richiami a opere precedenti. È l’opera che ha reso la Dante famosa in tutta Europa, sicuramente uno dei suoi capolavori più riusciti. Da quest’opera è stato tratto un film lo scorso anno.


Seppur con alcune differenze, entrambe le versioni narrano la storia delle sorelle Macaluso in costante rapporto con la Morte che lotta con il desiderio di vita.
È la storia di una famiglia, del rapporto fra sorelle, che solo chi ha delle sorelle può capire, fatto di discussioni, vestiti rubati, ma assoluta complicità.
Le sorelle Macaluso sono, a parer mio, l’opera perfetta. Emozionante, coinvolgente, unica, che racchiude tutti gli elementi della drammaturgia dantiana.


È una storia al femminile, che mostra donne e sogni, donne spezzate dalla vita, donne che cercano di andare avanti e che tornano alla famiglia
Non è un’opera di facile digestione, i temi trattati sono importanti e sono mostrati allo spettatore senza filtri, come nella realtà.
Entrambe le versioni (il libro rispecchia la versione teatrale) mostrano la grande capacità registica della Dante, che nei due mondi ha saputo destreggiarsi come solo lei sa fare.

In entrambe le versioni gli interpreti sono assolutamente sublimi, degli attori e delle attrici meravigliosi, interpretazioni da brividi

Le donne dell’Unità d’Italia

Oggi si celebrano i 160 anni dell’Unità d’Italia, una storia che per tradizione è sempre stata declinata al maschile.
Quel che non tutti sanno è che la storia della nostra nazione è stata fatta anche per mano femminile.


Le cronache di quelle giornate che hanno portato all’Unità della nostra nazione riferiscono anche di proteste singole e collettive contro il divieto fatto alle donne di esprimersi in merito alla nascita di uno Stato. Le testimonianze ricordano perfino il caso di donne ammesse al voto in virtù del loro conclamato patriottismo.
Tante donne presero parte all’azione diretta, altre ospitarono nei salotti accesi dibattiti.


Fra le donne che scesero sul campo di battaglia ricordiamo Colomba Antonietti che prese parte alla battaglia di Velletri e di Palestrina, contro le truppe borboniche, morta per un colpo di cannone dell’artiglieria francese.
Luisa Battistotti Sassi è stata una dei protagonisti, armi in pugno, della cacciata degli austriaci durante le Cinque giornate di Milano.


Nelle fila cospirazioni sociali si annovera la figura di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una donna che scelse per sé la strada dell’impegno patriottico e dell’opposizione al dominio straniero.
“Peppa” la Cannoniera coinvolta nei moti rivoluzionari per l’Unità d’Italia avvenuti nel 1860, decorata con la medaglia d’argento al valor militare.

Jessie White fu una reporter anglo-italiana, tra le più importanti documentariste del Risorgimento e assertrice della causa italiana. Fu soprannominata Miss Uragano o la “Giovanna d’Arco della causa italiana”.


Ce ne sarebbero ancora tantissime da nominare, ma servirebbe molto più spazio per dedicare loro la giusta attenzione.

Josef Koudelka in mostra al Museo dell’Ara Pacis

Nell’unica tappa in Italia arriva al Museo dell’Ara Pacis a Roma arriva la mostra “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza”: trent’anni di fotografie nei più affascinanti siti archeologici del Mediterraneo raccolti in poco più di cento scatti.

Un viaggio attraverso l’opera di un grande maestro per riscoprire il nostro passato e apprezzare ancora di più il nostro presente.

Radici è un viaggio attraverso l’opera di uno degli ultimi grandi maestri della fotografia moderna che si dedica alla ricerca della bellezza caotica delle rovine e del paesaggio antico, trasformati dal tempo, dalla natura, dall’uomo.

Fonte: http://www.arapacis.it/it/mostra-evento/josef-koudelka-radici