Joan Mirò, l’artista sperimentatore

Quanti di voi guardando un’opera di un artista contemporaneo hanno pensato “ma che roba è?”.

L’arte contemporanea è l’arte più difficile da comprendere da alcuni punti di vista, ma da altri è molto semplice. Per alcuni artisti basta capire chi sono e cercare la loro prospettiva per aprirsi al loro mondo. Uno di questi, a parer mio, è Joan Mirò, che amo profondamente (tanto da dare il suo nome al mio cagnolino).

L’artista

Joan Mirò i Ferrà è stato un artista poliedrico: pittore, ceramista, disegnatore, incisore e scultore.
Nacque a Barcellona il 20 aprile 1893 (sì, avrei potuto aspettare la ricorrenza del suo compleanno per questo articolo, ma ormai è andata) ed è noto per essere uno dei maggiori esponenti del surrealismo.

Il disegno lo conquista sin da bambino, continuando con gli studi d’arte come “hobby”, per poi dedicarsi completamente alla pittura.

Nella sua Barcellona frequenta l’Accademia Galí fino al 1915, passando poi al Circolo Artistico di Sant Lluc. A ventitrè anni prende in affitto uno studio ed entra in contatto con diverse personalità del mondo dell’arte: sarà in questi anni che il giovane Joan conoscerà il fauvismo e terrà la sua prima esposizione personale alle Galeries Dalmau nel 1918.

Ma sono gli anni Venti e le discussioni d’arte si tengono a Parigi, così anche Mirò decide di partire attratto dalla comunità artistica che era solita riunirsi a Montparnasse (anche oggi in quel quartiere si respira l’aurea magica di quegli anni).

Mirò. Il Carnevale di Arlecchino, 1924-1925. Tecnica: olio su tela, 66 x 90,5 cm. Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, New York

Sapete chi c’era anche in quello stesso periodo a Parigi? Artisti come Picasso, il circolo dadaista di Tzara, ma anche Hemingway e Henry Miller (citerei anche Modigliani, anche se morì proprio nel ’20 a Parigi).

Già in questo periodo inizia a delinearsi il suo stile originale, inizialmente influenzato dai dadaisti, avvicinandosi poi al surrealismo.

Data importante (sempre secondo me) è il 1925 quando collabora con Max Ernst per la scenografia del balletto Romeo e Giulietta (se dico nomi che non conoscete fatemelo sapere, infondo all’articolo c’è una sezione per i commenti).

Romeo and Juliet Costume Design, 1926 by Joan Miro
https://www.joan-miro.net/romeo-and-juliet-costume-design.jsp

Il caro Joan oltre l’arte conosce anche l’amore e nel 1929 sposa Pilar Juncosa a Palma di Maiorca con cui avrà una figlia, Maria Dolores.

Inizia in questi anni la sua sperimentazione artistica con litografie, acquaforte, scultura, vetro, etc. A partire dagli anni Quaranta, Joan Mirò vive stabilmente a Maiorca (terra d’origine di sua madre) o a Montroig.

Fu uno dei più radicali teorici del surrealismo, tanto che André Breton (che era il fondatore di questa corrente artistica) lo descriveva come “il più surrealista di tutti noi”: in numerosi scritti e interviste espresse il suo profondo disprezzo per la pittura convenzionale e il desiderio di “ucciderla” o “massacrarla” al fine di arrivare a nuovi mezzi di espressione.
Successivamente abbandona anche il percorso surrealista, per dedicarsi a disegni primitivi.

Nel 1941 si tiene la sua prima grande retrospettiva al Museum of Modern Art di New York: amato da critici, storici e appassionati, verrà giudicato come uno dei più grandi artisti dell’arte contemporanea.

Miró. Figure di Notte guidate da tracce fosforescenti di lumache, dalla serie Costellazioni, 1940. Tecnica: Acquerello e Gouache su Carta, 37,9 x 45,7 cm. Filadelfia, Philadelphia Museum of Art

Negli anni successivi si susseguono grande fama e riconoscimenti (come premio per la grafica alla Biennale di Venezia e il Premio Internazionale Guggenheim), viaggiò molto ed ebbe numerose occasioni di esporre la sua arte, sia in collettive sia in personali; si dedica nuovamente alla scenografia teatrale e alle sculture per la città di Barcellona.

Nel 1972 fonda la Fundació Joan Miró a Barcellona, oggi un museo (bellissimo) che colleziona gran parte delle opere dell’artista. Negli ultimi anni della sua vita si dedica alle idee più radicali e quadrimensionali.

Muore il giorno di Natale, a novant’anni.

L’arte di Joan Mirò
È stato un artista particolarmente prolifico, poliedrico e fra i più influenti dello scorso secolo. Mirò ha avuto la capacità di sviluppare un linguaggio visivo assolutamente unico, distinguendosi per la sua voglia di sperimentazione.

Picasso una volta disse una cosa tipo “tutti i bambini nascono artisti, il problema è come rimanere artisti una volta cresciuti”. Mirò è uno di quegli artisti che ha capito come fare.

La sua arte è fresca e infantile, primitiva. Era solito celebrare il suo inconscio attraverso i colori della tavolozza, al punto da diventare un tutt’uno pittore-tela.

La grande sperimentazione che lo caratterizza produrrà un forte impatto in America, con movimenti rivoluzionari che porteranno all’action painting di Pollock, al Living Theatre (di cui spero di parlarvi presto) e agli Happening (momento di commozione).

L’arte di Mirò è una continua creazione di microcosmi, atomi, spirali, occhi, sfere, una simbologia dell’universo e dell’uomo.

Mirò danzava con la fantasia, esprimendo con i suoi colori emozioni primitive e profonde, note anarchiche di un alfabeto poetico.

Foto in evidenza: https://www.joan-miro.net/biography.jsp

@Noemi Spasari, 2021

La natività dal gotico al contemporaneo

Sono molte le tematiche che si sono ripetute nel corso dell’evoluzione artistica, temi mitologici, d’amore, di morte. Considerando che siamo vicini a Natale oggi vedremo insieme alcune fra le più famose e interessanti rappresentazioni della natività dal gotico al contemporaneo.

Confesso, i dipinti rappresentanti “Madonne con bambino” o “madonne con bambino e san Giovanni” e amici simili, mi hanno perseguitato negli anni universitari, in particolar modo mentre studiavo per l’esame di Storia dell’arte moderna. Un incubo.

Però, studiando, analizzando e valutando mi sono sempre più resa conto del valore che svolgevano per la società in cui son stati composti e la bellezza effettiva di alcuni (non può piacere tutto!).
Quello che farò sarà una breve carrellata di alcune delle opere più famose che ritraggono il gruppo della Natività nei secoli, con eventuale piccolo commento critico.

Partiamo da uno dei massimi esponenti del gotico, Giotto. L’opera (1303-5) in questione si trova all’interno della Cappella degli Scrovegni a Padova, quest’immagine di Natività è molto realistica, quasi credibile.
Maria è una giovane donna che ha appena dato alla luce suo figlio, è sdraiata e provata dal parto, ma con una torsione pone il piccolo nella sua povera culla, incrociandone lo sguardo. Un gesto che qualunque madre riconoscerebbe come proprio. Il piccolo Gesù ha un viso adulto, difatti sarà soltanto nel Rinascimento che acquisterà aspetto e atteggiamento di un vero neonato.

Giotto, Natività dalle Storie di Cristo, Cappella degli Scrovegni – Padova

Un altro esempio (datato 1308-11) che possiamo citare è tratto da un grande polittico (una pala d’altare costituita da vari elementi accostati insieme) realizzato da Duccio di Buoninsegna e destinato al Duomo di Siena. In questa rappresentazione abbiamo un’immagine diversa di Maria, è quasi monumentale, col suo corpo allungato che contrasta con il telo rosso steso sotto di lei. I vari personaggi sono disposti in proporzioni gerarchiche. Una scena di devozione, che non trasmette altro che riverenza.

Duccio di Buoninsegna, Duomo di Siena

Non potendo citare tutte le rappresentazioni della Natività facciamo un salto avanti e arriviamo a Sandro Botticelli, il grande artista ha riprodotto il Santo gruppo in differenti versioni (come la Natività Mistica), ma qui vi citerò L’Adorazione dei Magi (circa 1475), non tanto per il quadro in sé, ma per un dettaglio che a me personalmente fa molta tenerezza: Giuseppe si trova nel punto più alto della scena, simbolicamente dietro Maria e il bambino, con la testa poggiata su una mano e li osserva.

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi, 1475 – Galleria degli Uffizi

Passiamo ora a uno dei miei rinascimentali preferiti, Tiziano; in particolare L’Adorazione dei pastori (1570).
In questo dipinto possiamo notare come il Bambino prenda sempre più le forme di un neonato, con i suoi “rotolini” e tenerezze. Un dettaglio però è divertente nella scena: un cagnolino che fa i suoi bisogni al centro della scena. L’intento di Tiziano era di dare un carattere più realistico alla scena, ma fu visto come oltraggio e disonore (su di te, sulla tua famiglia e sulla tua mucca) e fu cancellato; solo dopo anni e dopo il restauro il cagnolino fu riportato alla luce.

Tiziano, Adorazione dei Magi

Il prossimo esempio è più noto forse per la sua storia, che per il dipinto in sé: Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi (1600) nota anche come la Natività palermitana di Caravaggio che fu trafugato nell’ottobre del 1969 e mai più ritrovato. La particolarità di quest’opera sta nel fatto che ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo; Giuseppe volge le spalle, ma si intuisce essere più giovane che come tradizionalmente raffigurato, la Madonna ha qui con le sembianze di una donna comune con un aspetto malinconico. Ciò che conferisce particolare drammaticità all’evento è il gioco di colori e luci che caratterizzano questa fase creativa del pittore.

Natività palermitana, Caravaggio

Per quanto riguarda invece l’Adorazione dei pastori (1689) di Charles Le Brun sicuramente vi è una diretta evocazione del divino, “Luce da Luce”. È il bambino a emanare la luce divina che farà accorrere i pastori nell’ampia capanna in cui è ambientata la scena, tra glorificazione e timore referenziale.

Adorazione dei pastori, Charles Le Brun (1689)

Facciamo un salto avanti nel tempo e arriviamo a Paul Gauguin.
L’arte non è più soggetta a committenze religiose, non è più legata a modelli, ma esprime l’animo dell’artista. Gauguin era in pieno periodo polinesiano e con Te tamari no atua – Il figlio di Dio (1896) rappresenta una Natività ispirata da ciò che lo circonda: Maria dorme distesa su di un letto in primo piano coperta da un pareo che sostituisce l’abito tradizionale, intorno al capo, contro il cuscino, si nota una aureola chiara. Anche Gesù dorme sereno, nelle braccia di un’altra donna e anche intorno al suo capo si trova una aureola chiara. Una scena tenera, familiare.

Paul Gauguin, Te tamari no atua – Il figlio di Dio (1896)

Henri Matisse, nel 1951, rappresenta non proprio una Natività, ma una Madonna col Bambino in semplici tratti neri. Un essenzialismo che trasmette quel che di fondo c’è in questa storia, una madre che abbraccia suo figlio, l’amore puro, la famiglia.

Madonna con bambino, Henri Matisse

L’ultima rappresentazione la cito perché non posso farne a meno, non verrà apprezzata o capita, ma secondo me è geniale. È una rappresentazione del designer Sebastian Bergne, la sua Natività ricorda un po’ i quadri di Piet Mondrian, visto che si basa esclusivamente su forma e colore.
I personaggi ci sono tutti: Maria, Giuseppe, Gesù, i tre re magi e un pastore, semplicemente sono resi ai minimi termini in forme cubiche.

Sebastian Bergne

Ci sarebbe moltissime opere da citare in questo breve excursus, opere di Leonardo, Michelangelo, Giorgione o Mantegna.
Ho voluto citare quelle che rappresentano, a parer mio, l’evoluzione artistica di questa scena.

 

@Noemi Spasari, 2020

Nasce WONDERFUL! il premio a sostegno dell’arte italiana under 40

L’arte non si ferma e neanche il sostegno agli artisti, per questo il Museo Novecento di Firenze presenta WONDERFUL! Premio a sostegno dell’arte italiana indirizzato ad artisti e collettivi under 40, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze in collaborazione con MUS.E e realizzato grazie grazie all’impegno di Publiacqua.

In cosa consiste? è un contributo del valore di 5000 euro, che sarà destinato al sostegno dell’attività di giovani artisti e collettivi nati e/o residenti in Italia.
Per partecipare alla selezione basterà inviare la propria candidatura attraverso la open call pubblicata sul sito del museo entro il mese di dicembre.

La prima edizione di WONDERFUL! sarà accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo e da una mostra dedicati al progetto. Verrà inoltre dato inizio ad un archivio sull’arte italiana che raccoglierà i dossier inviati dai partecipanti alla call, che si arricchirà negli anni restando a disposizione di curatori, storici dell’arte, critici e collezionisti come materiale di studio e approfondimento.

Fonte: http://www.museonovecento.it/

Jeff Koons ritorna a Firenze nel 2021

Jeff Koons sarebbe dovuto tornare nel capoluogo toscano quest’anno con una grande mostra, rinviata a causa dell’emergenza sanitaria.

Fondazione Palazzo Strozzi ha annunciato le nuove date, questa volta si spera, definitive: dal 23 settembre 2021 al 23 gennaio 2022 si terrà Shine, una mostra che raccoglierà le opere più significative della carriera di Koons a partire dagli anni Settanta, sviluppata in rapporto diretto con l’artista, a cura del direttore Arturo Galansino e del teorico dell’arte Joachim Pissarro.

MAXXI: riapre la biblioteca del Museo e continuano gli incontri online

#nonfermiamoleidee: è con questo motto che al MAXXI riaprono le porte della biblioteca e del centro archivi di architettura.

Continuano anche gli appuntamenti online che possono essere seguiti sul sito e sui social del Museo.

In attesa di tornare insieme al MAXXI, si entra negli spazi di mostra con i suoi protagonisti: Hou Hanru incontra Isaac Julien e dalla galleria in cui sta nascendo Aldo Rossi. L’architetto e le città, Pippo Ciorra e Alberto Ferlenga raccontano lo straordinario Maestro.

La biblioteca del Museo riapre dal 9 al 23 dicembre e, dopo le feste, da giovedì 7 gennaio. È necessario prenotare una postazione scrivendo una email a bibliomaxxi@fondazionemaxxi.it

Il centro archivi riapre dal 9 al 22 dicembre e, dopo le feste, da giovedì 7 gennaio. L’accesso, su prenotazione, è consentito il martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 11:00 alle 16:00. Per fissare un appuntamento: centro.archivi@fondazionemaxxi.it

EVENTI ONLINE

PRIMA VISIONE: LIBRI AL MAXXI PHOTOBOOK. L’IMMAGINE DI UN’IMMAGINE DI SILVIA BORDINI
MERCOLEDÌ 9 DICEMBRE ORE 18:30

LIVE: CONVERSAZIONI D’AUTORE ISAAC JULIEN CON HOU HANRU GIOVEDÌ 10 DICEMBRE ORE 19:00

LIVE: TALK ALDO ROSSI. PICTURES AT AN ANOTHER EXHIBITION VENERDÌ 11 DICEMBRE ORE 18:00

PRIMA VISIONE: TALK SWATCH ART-TALK SABATO 12 DICEMBRE ORE 12:00

PRIMA VISIONE: COLLEZIONE DA ASCOLTARE MICHELA MURGIA LEGGE MARIA LAI DOMENICA 13 DICEMBRE ORE 12:30

WORKSHOP ONLINE MAXXI IN FAMIGLIA SCOPRIAMO LA COLLEZIONE: CLAUDIO PARMIGGIANI
DOMENICA 13 DICEMBRE ORE 16:30

XVI GIORNATA DEL CONTEMPORANEO ANIMAL CINEMA DI EMILIO VAVARELLA ONLINE FINO ALL’11 DICEMBRE

 

info sul sito del Museo

Barcellona e dieci città metropolitane della Catalogna come palco per Manifesta 15

Manifesta, la Biennale Europea itinerante, ha scelto la nuova location.

Da una silenziosa edizione a Marsiglia in piena pandemia, si sposta a Barcellona. Ma non solo, sarà infatti la Catalogna ad essere interessata da Manifesta, in quanto Barcellona sarà accompagnata da altre dieci città metropolitane della regione.

Questo lo statement dell’annuncio: Manifesta 15 mira a fare di Barcellona un laboratorio per la progettazione creativa di prototipi artistici che guidino un nuovo istituzionalismo culturale. Tra questi parametri si cercherà di comprendere come realizzare una revisione strutturale del rapporto tra arti contemporanee e contesti territoriali e comunitari, e come incorporare l’arte in contesti educativi che promuovano il pensiero critico e l’immaginazione, e come democratizzazione la governance delle stesse istituzioni culturali e includere gli artisti nella produzione di ecosistemi al di fuori del mondo dell’arte.

Manifesta 15 avrà luogo nel 2024, e si anticipa già una location per Manifesta 16: sarà una città tedesca ad ospitare la manifestazione.

Torna F-Light, il Firenze Light Festival

Torna F-Light, il Firenze Light Festival, tradizionale appuntamento offerto dalla citta di Firenze, intitolato per questo 2020, in omaggio a Dante, Sight, dalla selva oscura alla luce.

«Mai come quest’anno, infatti, l’uscita dall’oscura selva di dantesca memoria, è desiderata e cercata da ognuno di noi -affermano gli organizzatori-. La luce non vuole essere solo una effimera decorazione dello spazio urbano, ma una metafora e una visione del futuro cui affidare la nostra speranza, un segnale di avvistamento per tutti, come i tre fasci luminosi che saranno proiettati dal centro cittadino verso il cielo».

L’iniziativa è promossa dal Comune di Firenze e organizzato da MUS.E, con la direzione artistica di Sergio Risaliti.

Dall’8 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, F-Light rivestirà di nuova luce gli spazi della meravigliosa Firenze: dalle piazze principali a Ponte Vecchio, dal Forte Belvedere alle torri e porte medievali, da Palazzo Medici Riccardi al Museo Novecento, oltre ai quartieri fuori dal centro storico. Un omaggio particolare sarà dedicato alle strutture ospedaliere, baluardo prezioso nella resistenza al nemico che ha stravolto il nostro presente.

La manifestazione, realizzata grazie al contributo della Camera di Commercio di Firenze, con il sostegno prezioso di Terna Spa e il supporto di CONAD e MUKKI, coinvolgerà come sempre numerosi spazi della città, ridelineandone il profilo notturno: dalle piazze principali a Ponte Vecchio, dal Forte Belvedere alle torri e porte medievali, da Palazzo Medici Riccardi al Museo Novecento, oltre ai quartieri fuori dal centro storico. Un omaggio particolare sarà dedicato alle strutture ospedaliere, baluardo prezioso nella resistenza al nemico che ha stravolto il nostro presente.

Come nel 2019, si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con THREE ARTIST TREES, un progetto del Museo Novecento, che vede coinvolti tre artisti di fama internazionale, facendoli cimentare con l’elaborazione di un simbolo universale del Natale con delle opere site specific.

Protagonisti saranno Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino e Domenico Bianchi, le cui  opere (alberi di Natale d’artista) saranno installate rispettivamente in Piazza Gino Bartali, Piazza Santo Spirito (queste due dall’8 dicembre) e Piazza Santa Maria Novella (dal 15 dicembre).

INFO

F-Light | Firenze Light Festival
8 dicembre 2020 – 6 gennaio 2021
Tutti i giorni dalle 17.30 alle 22
MUS.E Tel. +39 055 2768224 – info@muse.comune.fi.it

 

©NicolaNeri-13 da flightfirenze.it

Ulay Was Here: la grande retrospettiva dell’artista

La prima retrospettiva, dopo la morte dell’artista lo scorso marzo, è stata recentemente inaugurata allo Stedelijk Museum di Amsterdam: Ulay Was Here conta 200 opere, di cui molte mai esposte prima.

La mostra è dedicata a Frank Uwe Laysiepen, (Solingen, 1943 – Lubiana, 2020), noto in tutto il mondo come Ulay.

Ulay was here ripercorre la vita e la carriera del celebre artista, tra i pionieri della fotografia Polaroid e tra i principali esponenti della body art e della performance, forma d’arte, quest’ultima, approfondita per molto tempo insieme alla compagna Marina Abramović.

La grande retrospettiva mette in esame l’intera opera dell’artista, concentrando l’analisi su quattro temi chiave della sua vita e del suo lavoro: la sua attenzione alla performance e agli aspetti performativi della fotografia; la ricerca sull’identità e il corpo come medium; l’impegno e l’interesse verso temi sociali e politiche; il suo rapporto con Amsterdam, la città in cui ha vissuto e lavorato per quattro decenni.

Esposti fotografie, Polaroid (in bianco e nero e a colori, di diverso formato), sculture, proiezioni video e fotografiche di performance, materiale documentario.

Ulay, S’he, 1973–1974, Copyright The Artist, Courtesy ULAY Foundation – da stedelijk.nl 

Il Klimt rubato torna a casa

Era stato rubato quasi 24 anni fa e in questi giorni è tornato a casa, alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza.

Da ieri (28 novembre) il dipinto è di nuovo esposto nella sede museale piacentina, protetto da una speciale teca allestita nella sala d’onore.

Purtroppo, a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da covid-19, il famoso dipinto non ha potuto essere accolto da un pubblico in presenza, ma è stato realizzato un evento streaming apposito sul canale YouTube della Galleria.
All’arrivo del quadro e all’esposizione erano presenti alcuni rappresentanti istituzionali insieme alle curatrici del Progetto Klimt Elena Pontiggia e Gabriella Belli e il presidente della Galleria Massimo Ferrari.

presidente della Galleria Massimo Ferrari

«A quasi un anno dal suo ritrovamento, Ritratto di Signora torna finalmente in Galleria – afferma il Presidente della Galleria Massimo Ferrari-. A seguito della valutazione degli esperti che ne hanno confermato la corrispondenza con il quadro rubato nel 1997, il Consiglio d’Amministrazione ha lavorato con determinazione per riaccogliere in Galleria l’opera nella prima data possibile dopo tutti i passaggi necessari a garantire la sicurezza e la futura visita a chi vorrà vederla».

L’evento viene commentato anche da Dario Franceschini, Ministro del MIBACT: «Quest’opera viene finalmente restituita alla sua comunità e all’Italia intera dopo ventitré anni. Ciò avviene purtroppo in un momento in cui le misure adottate per il contenimento della pandemia non permettono l’apertura dei luoghi della cultura, ma ciò è tanto più simbolico in quanto il dipinto, a lungo sottratto dallo sguardo del pubblico, ritrova il suo contesto in un museo che dimostra così di essere più vivo che mai, nonostante la chiusura.

In tutta Italia – ha scritto ancora il Ministro – sono tante le attività nei musei, interessati da lavori di ristrutturazione, restauri, arricchimento delle collezioni e ripensamento degli allestimenti in vista della prossima riapertura. Quando le cittadine e i cittadini di Piacenza potranno tornare a visitare la Galleria, la ritroveranno arricchita dalla ricomparsa di un’opera straordinaria: il segno di una rinascita che avrà qui, come in molti altri musei, anche un aspetto fisico e concreto, la piena riappropriazione di un capolavoro».

Anche a Livorno la #culturanonsiferma

Il Museo della città di Livorno in questo periodo di chiusura obbligata ha spostato le sue attività online con degli appuntamenti settimanali molto interessanti:

– Il lunedì la rubrica #ContemporaneaMENTE, focus sulla collezione permanente di arte contemporanea, con approfondimenti sulle opere esposte e sulle varie correnti artistiche;

– Giovedì la rubrica #imestieridelmuseo pensata per raccontare in breve il mestiere dell’operatore museale;

– Il sabato approfondimenti e curiosità sulla nuova mostra “Vissi d’Arte” con la rubrica #mostraMIvissidarte

– Ogni due settimane la rubrica #PICCOLIMUSEINARRANTI, facente parte dell’iniziativa dell’Associazione Piccoli Musei.

Gli appuntamenti online sono accompagnati da una ricca proposta di didattica museale online, pensata specificamente per gli studenti, dalle scuole dall’infanzia alle scuole secondarie di secondo grado.

Anche il Museo Civico Giovanni Fattori ha pensato delle rubriche settimanali online:

– ogni martedì la rubrica “Con il Naso all’insù”, un viaggio negli affreschi di Villa Mimbelli;

– ogni mercoledì “Vita di Nanni”, approfondimenti sulla vita e le opere del grande Giovanni Fattori;

– il venerdì la rubrica #TELAracconto, un appuntamento con le opere del Museo;

– la domenica con #Aperilibro tanti consigli di lettura direttamente dalla biblioteca del Museo.