Un film tv sulla vita di Carla Fracci

Quando si pensa alla danza, specialmente in Italia, uno dei primi nomi è senza dubbio Carla Fracci, per tutti la personificazione della danza.

Un mito, un personaggio dedito alla danza, una diva non tradizionale che ha mantenuto la sua spontaneità e genuinità popolare anche nella vita quotidiana.

Dalla sua biografia e la sua carriera prende vita il film TV che Anele, la società di produzione guidata da Gloria Giorgianni, sta preparando per Rai Fiction. Ad annunciare la notizia lei stessa, Carla Fracci ospite in Rai nel programma di Marco Liorni, qualche giorno fa.

 

Fonte: Sara Zuccari, www.giornaledelladanza.com

Jeff Koons ritorna a Firenze nel 2021

Jeff Koons sarebbe dovuto tornare nel capoluogo toscano quest’anno con una grande mostra, rinviata a causa dell’emergenza sanitaria.

Fondazione Palazzo Strozzi ha annunciato le nuove date, questa volta si spera, definitive: dal 23 settembre 2021 al 23 gennaio 2022 si terrà Shine, una mostra che raccoglierà le opere più significative della carriera di Koons a partire dagli anni Settanta, sviluppata in rapporto diretto con l’artista, a cura del direttore Arturo Galansino e del teorico dell’arte Joachim Pissarro.

MAXXI: riapre la biblioteca del Museo e continuano gli incontri online

#nonfermiamoleidee: è con questo motto che al MAXXI riaprono le porte della biblioteca e del centro archivi di architettura.

Continuano anche gli appuntamenti online che possono essere seguiti sul sito e sui social del Museo.

In attesa di tornare insieme al MAXXI, si entra negli spazi di mostra con i suoi protagonisti: Hou Hanru incontra Isaac Julien e dalla galleria in cui sta nascendo Aldo Rossi. L’architetto e le città, Pippo Ciorra e Alberto Ferlenga raccontano lo straordinario Maestro.

La biblioteca del Museo riapre dal 9 al 23 dicembre e, dopo le feste, da giovedì 7 gennaio. È necessario prenotare una postazione scrivendo una email a bibliomaxxi@fondazionemaxxi.it

Il centro archivi riapre dal 9 al 22 dicembre e, dopo le feste, da giovedì 7 gennaio. L’accesso, su prenotazione, è consentito il martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 11:00 alle 16:00. Per fissare un appuntamento: centro.archivi@fondazionemaxxi.it

EVENTI ONLINE

PRIMA VISIONE: LIBRI AL MAXXI PHOTOBOOK. L’IMMAGINE DI UN’IMMAGINE DI SILVIA BORDINI
MERCOLEDÌ 9 DICEMBRE ORE 18:30

LIVE: CONVERSAZIONI D’AUTORE ISAAC JULIEN CON HOU HANRU GIOVEDÌ 10 DICEMBRE ORE 19:00

LIVE: TALK ALDO ROSSI. PICTURES AT AN ANOTHER EXHIBITION VENERDÌ 11 DICEMBRE ORE 18:00

PRIMA VISIONE: TALK SWATCH ART-TALK SABATO 12 DICEMBRE ORE 12:00

PRIMA VISIONE: COLLEZIONE DA ASCOLTARE MICHELA MURGIA LEGGE MARIA LAI DOMENICA 13 DICEMBRE ORE 12:30

WORKSHOP ONLINE MAXXI IN FAMIGLIA SCOPRIAMO LA COLLEZIONE: CLAUDIO PARMIGGIANI
DOMENICA 13 DICEMBRE ORE 16:30

XVI GIORNATA DEL CONTEMPORANEO ANIMAL CINEMA DI EMILIO VAVARELLA ONLINE FINO ALL’11 DICEMBRE

 

info sul sito del Museo

Massimo Cacciari racconta la Madonna con il Bambino di Andrea Mantegna

La Madonna con il Bambino del Mantegna sarà protagonista di un nuovo appuntamento con Massimo Cacciari: mercoledì 9 dicembre il filosofo racconta, insieme alla direttrice del “Museo Poldi Pezzoli” Annalisa Zanni e al curatore della mostra-dossier Mantegna ritrovato Andrea Di Lorenzo, l’intenso dipinto “ritrovato”, in diretta sul canale YouTube del Poldi Pezzoli.

Un racconto a tre voci per avvicinare il pubblico all’intensità dell’opera e alla ricchezza di significati e letture, anche filosofiche, cui il capolavoro si presta.

Il live streaming dell’evento è gestito da ICASTICA – Arte e Culture della Comunicazione, la divisione multimediale del Gruppo Promos attiva nella promozione e nell’approfondimento di contenuti culturali.

La “Madonna con il Bambino”, capolavoro di Andrea Mantegna, è anche protagonista dell’esposizione-dossier Mantegna ritrovato, inaugurata lo scorso 15 ottobre.

L’intervento di restauro, realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze con il sostegno della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus, ha riscoperto il dipinto dell’artista veneto, celato nell’Ottocento dall’intervento di Giuseppe Molteni.

www.museopoldipezzoli.it

Torna F-Light, il Firenze Light Festival

Torna F-Light, il Firenze Light Festival, tradizionale appuntamento offerto dalla citta di Firenze, intitolato per questo 2020, in omaggio a Dante, Sight, dalla selva oscura alla luce.

«Mai come quest’anno, infatti, l’uscita dall’oscura selva di dantesca memoria, è desiderata e cercata da ognuno di noi -affermano gli organizzatori-. La luce non vuole essere solo una effimera decorazione dello spazio urbano, ma una metafora e una visione del futuro cui affidare la nostra speranza, un segnale di avvistamento per tutti, come i tre fasci luminosi che saranno proiettati dal centro cittadino verso il cielo».

L’iniziativa è promossa dal Comune di Firenze e organizzato da MUS.E, con la direzione artistica di Sergio Risaliti.

Dall’8 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, F-Light rivestirà di nuova luce gli spazi della meravigliosa Firenze: dalle piazze principali a Ponte Vecchio, dal Forte Belvedere alle torri e porte medievali, da Palazzo Medici Riccardi al Museo Novecento, oltre ai quartieri fuori dal centro storico. Un omaggio particolare sarà dedicato alle strutture ospedaliere, baluardo prezioso nella resistenza al nemico che ha stravolto il nostro presente.

La manifestazione, realizzata grazie al contributo della Camera di Commercio di Firenze, con il sostegno prezioso di Terna Spa e il supporto di CONAD e MUKKI, coinvolgerà come sempre numerosi spazi della città, ridelineandone il profilo notturno: dalle piazze principali a Ponte Vecchio, dal Forte Belvedere alle torri e porte medievali, da Palazzo Medici Riccardi al Museo Novecento, oltre ai quartieri fuori dal centro storico. Un omaggio particolare sarà dedicato alle strutture ospedaliere, baluardo prezioso nella resistenza al nemico che ha stravolto il nostro presente.

Come nel 2019, si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con THREE ARTIST TREES, un progetto del Museo Novecento, che vede coinvolti tre artisti di fama internazionale, facendoli cimentare con l’elaborazione di un simbolo universale del Natale con delle opere site specific.

Protagonisti saranno Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino e Domenico Bianchi, le cui  opere (alberi di Natale d’artista) saranno installate rispettivamente in Piazza Gino Bartali, Piazza Santo Spirito (queste due dall’8 dicembre) e Piazza Santa Maria Novella (dal 15 dicembre).

INFO

F-Light | Firenze Light Festival
8 dicembre 2020 – 6 gennaio 2021
Tutti i giorni dalle 17.30 alle 22
MUS.E Tel. +39 055 2768224 – info@muse.comune.fi.it

 

©NicolaNeri-13 da flightfirenze.it

Ulay Was Here: la grande retrospettiva dell’artista

La prima retrospettiva, dopo la morte dell’artista lo scorso marzo, è stata recentemente inaugurata allo Stedelijk Museum di Amsterdam: Ulay Was Here conta 200 opere, di cui molte mai esposte prima.

La mostra è dedicata a Frank Uwe Laysiepen, (Solingen, 1943 – Lubiana, 2020), noto in tutto il mondo come Ulay.

Ulay was here ripercorre la vita e la carriera del celebre artista, tra i pionieri della fotografia Polaroid e tra i principali esponenti della body art e della performance, forma d’arte, quest’ultima, approfondita per molto tempo insieme alla compagna Marina Abramović.

La grande retrospettiva mette in esame l’intera opera dell’artista, concentrando l’analisi su quattro temi chiave della sua vita e del suo lavoro: la sua attenzione alla performance e agli aspetti performativi della fotografia; la ricerca sull’identità e il corpo come medium; l’impegno e l’interesse verso temi sociali e politiche; il suo rapporto con Amsterdam, la città in cui ha vissuto e lavorato per quattro decenni.

Esposti fotografie, Polaroid (in bianco e nero e a colori, di diverso formato), sculture, proiezioni video e fotografiche di performance, materiale documentario.

Ulay, S’he, 1973–1974, Copyright The Artist, Courtesy ULAY Foundation – da stedelijk.nl 

“Nobody is normal” il nuovo corto che mostra la “normalità”

Poco più di un minuto sulle note di Creep dei Radiohead, “I wish I was special, but I’m a creep”.

È il nuovo corto creato dalla regista britannica Catherine Prowse per il servizio di consulenza per giovani e giovanissimi Childline.

In brevissimo tempo e con assoluta semplicità Nobody is Normal racconta un concetto di normalità apparente attraverso la storia di un ragazzino alle prese con il disagio di sentirsi diverso.

Ma presto la maschera cade portando allo scoperto la vera identità del protagonista e di tutti gli altri.

Rapido e senza parole, ma carico di un forte significato: da vicino nessuno è normale. E va bene.

 

@Noemi Spasari, 2020

Il Klimt rubato torna a casa

Era stato rubato quasi 24 anni fa e in questi giorni è tornato a casa, alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza.

Da ieri (28 novembre) il dipinto è di nuovo esposto nella sede museale piacentina, protetto da una speciale teca allestita nella sala d’onore.

Purtroppo, a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da covid-19, il famoso dipinto non ha potuto essere accolto da un pubblico in presenza, ma è stato realizzato un evento streaming apposito sul canale YouTube della Galleria.
All’arrivo del quadro e all’esposizione erano presenti alcuni rappresentanti istituzionali insieme alle curatrici del Progetto Klimt Elena Pontiggia e Gabriella Belli e il presidente della Galleria Massimo Ferrari.

presidente della Galleria Massimo Ferrari

«A quasi un anno dal suo ritrovamento, Ritratto di Signora torna finalmente in Galleria – afferma il Presidente della Galleria Massimo Ferrari-. A seguito della valutazione degli esperti che ne hanno confermato la corrispondenza con il quadro rubato nel 1997, il Consiglio d’Amministrazione ha lavorato con determinazione per riaccogliere in Galleria l’opera nella prima data possibile dopo tutti i passaggi necessari a garantire la sicurezza e la futura visita a chi vorrà vederla».

L’evento viene commentato anche da Dario Franceschini, Ministro del MIBACT: «Quest’opera viene finalmente restituita alla sua comunità e all’Italia intera dopo ventitré anni. Ciò avviene purtroppo in un momento in cui le misure adottate per il contenimento della pandemia non permettono l’apertura dei luoghi della cultura, ma ciò è tanto più simbolico in quanto il dipinto, a lungo sottratto dallo sguardo del pubblico, ritrova il suo contesto in un museo che dimostra così di essere più vivo che mai, nonostante la chiusura.

In tutta Italia – ha scritto ancora il Ministro – sono tante le attività nei musei, interessati da lavori di ristrutturazione, restauri, arricchimento delle collezioni e ripensamento degli allestimenti in vista della prossima riapertura. Quando le cittadine e i cittadini di Piacenza potranno tornare a visitare la Galleria, la ritroveranno arricchita dalla ricomparsa di un’opera straordinaria: il segno di una rinascita che avrà qui, come in molti altri musei, anche un aspetto fisico e concreto, la piena riappropriazione di un capolavoro».

Ilaria del Carretto, il mistero impresso nel marmo

A tutti è capitato nel corso dei nostri anni scolastici di imbatterci nell’opera scultorea dedicata a Ilaria del Carretto, soffermarci un po’ citandola come “una fra le opere principali di Jacopo della Quercia, insieme alla Fonte Gaia”, e poi abbandonarla per dedicarci ad altri nomi come Donatello o Masaccio.

Ma perché il “Monumento funerario di Ilaria del Carretto” meriterebbe un po’ più di attenzione?

Prima di rispondere alla domanda, vediamo un po’ di storia.
Ilaria del Carretto (Zuccarello, 1379 – Lucca, 1405) figlia di Carlo I del Carretto, primo marchese Del Carretto di Zuccarello, e di Pomellina Adorno, fu la seconda moglie di Paolo Guinigi, signore di Lucca.
Non si hanno molte notizie riguardanti Ilaria, se non documenti che testimoniano il suo matrimonio, la nascita dei figli e la morte successiva al parto della figlia Ilaria Minor.
Ilaria morì a soli 26 anni e il marito decise di commissionare allo scultore senese Jacopo della Quercia un’opera dedicata alla sfortunata moglie: il Monumento funerario di Ilaria del Carretto, realizzato fra il 1406 e il 1410 è diventato, nel corso del tempo, uno dei simboli della delicata fase di transizione tra il gusto gotico e quello rinascimentale.

In realtà, benché si tratti di un monumento funebre, il corpo della giovane sposa non fu mai deposto all’interno, ma dovrebbe trovarsi nella cappella situata all’interno della villa della famiglia Guinigi; inoltre una campagna di scavi svoltasi nel 2012 a Lucca, ha permesso il ritrovamento di quelli che potrebbero essere considerati i resti di Ilaria Del Carretto, insieme ad altre due mogli di Paolo Guinigi.

Il sarcofago venne inizialmente posto nel transetto della Cattedrale di San Martino di Lucca presso un altare patronato della famiglia Guinigi, tra il Monumento funebre di Domenico Bertini e il pilastro angolare. Un frammento del piano di posa, una striscia ben visibile di pavimento caratterizzato da pietre strette e lunghe, in contrasto con la complessiva pavimentazione, testimonia l’antica posizione del sarcofago.

Nel 1430 la Signoria dei Guinigi decadde, Paolo venne esiliato dalla città e i suoi beni sottoposti a confisca e il Monumento fu sottoposto allo spoglio di tutti gli elementi di rimando al tiranno: la lastra con lo stemma e un’iscrizione commemorativa andata perduta.

Ad oggi il sarcofago è stato dotato nuovamente delle parti sottratte e, dal 1887, è posizionato all’interno della Sacrestia del Duomo di San Martino dove è visitabile.

La giovinezza impressa nel marmo: la scultura di Jacopo della Quercia
«[…] Ora dorme la bianca fiordaligi |chiusa ne’ panni, stesa in sul coperchio | del bel sepolcro; e tu l’avesti a specchio | forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi. | Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio […]» (Gabriele D’Annunzio, Elettra)

L’opera di Jacopo della Quercia si distacca dalla tradizione, solitamente l’effigie del defunto era scolpita su una lastra pensata per essere posta sul pavimento piuttosto che un ritratto in un baldacchino visibile frontalmente: nell’opera dedicata ad Ilaria del Carretto, lo scultore scolpì il corpo della donna stesa sopra un basamento isolato facendo sì che fosse visibile da tutti i lati.
La scultura può essere analizzata in due parti: il sarcofago e la lastra di copertura.
Il basamento è composto da quattro lastre, sui lati corti si trovano da una parte una croce arborata e dall’altra uno scudo con gli stemmi dei Guinigi e dei Del Carretto; sui lati lunghi, le lastre (una realizzata da Jacopo della Quercia, l’altra da un collaboratore) sono decorate da putti che reggono dei festoni. È un invito all’osservatore a camminare intorno al monumento (facilitato dalla posizione in cui si trova).

Sopra questa base, scavata nel marmo di Carrara, appare scolpita in rilievo a grandezza pressoché reale, la dolce effigie di Ilaria del Carretto. Il corpo della donna è reso con incredibile realismo, sia nella resa del volto che nelle vesti che aderiscono alla figura creando pieghe che rendono ancora più credibile l’opera.

La giovane donna ha i capelli mossi, minuziosamente raccolti in una tipica acconciatura dell’epoca detta cercine, con una fascia decorata con foglie e fiori.

 

Anche l’abbigliamento rispecchia la moda dell’epoca, Ilaria è scolpita con addosso una pellarda, una veste tipica del costume franco fiammingo, stretta da una fascia sotto il seno e lunga fino ai piedi, le vesti abbondanti e il colletto rigido.

Ma è ai piedi della donna che troviamo un elemento simbolico fondamentale dell’opera: un cagnolino che giace accucciato con la testa alta in attesa di un ordine della padrona.
Cosa rappresenta questo animale? È simbolo della fedeltà coniugale, probabilmente un segno dell’amore che Paolo provò per la giovane moglie, che rende ancora più familiare e affettuosa quest’opera.

Ma allora perché è importante parlare di questa scultura?
Perché Ilaria del Carretto, sebbene si sappia poco o nulla su di lei, è diventata uno dei simboli di Lucca e ha un posto di rilevanza all’interno del Duomo della città.
Tante domande secondo me sono ancora senza risposta, per esempio perché Paolo fece commissariare un’opera solo per lei e non per le altre tre mogli?

Apriamo una piccola parentesi sulle altre mogli di Paolo Guinigi: la prima fu Maria Caterina degli Antelminelli, ultima discendente ed erede della ricchissima famiglia di Castruccio, sposata poco più che bambina sul finire del 1400, e morta, secondo quanto dicono le antiche cronache, pochi mesi dopo, senza lasciare eredi; Ilaria fu la seconda moglie e dopo di lei Piacentina di Rodolfo da Varano, signore di Camerino, che diede a Paolo cinque figli in nove anni di matrimonio; Jacopa d’Ugolino Trinci di Foligno fu la quarta e ultima moglie, che diede alla luce una figlia che sopravvisse solo per qualche ora, morta anche lei dopo essere rimasta gravemente inferma dopo il parto.

Sulla perdita di Ilaria ci sono varie speculazioni, universalmente accettata è la morte successiva alla nascita della seconda figlia a causa di un parto travagliato, si dice anche possa essere stata una peritonite trascurata, però circolano anche voci e leggende a riguardo. Alcune donne del patriziato lucchese vicine alla vita di corte divulgarono il dubbio che Ilaria sarebbe stata avvelenata dal marito geloso, e l’avvelenamento avrebbe coinvolto anche il cagnolino di Ilaria, l’animale a cui la donna doveva essere particolarmente affezionata, poiché riprodotto ai piedi della sua effige marmorea.

L’opera merita molta attenzione perché, oltre alla maestria del componimento, segna un punto fondamentale nelle arti del Quattrocento italiano, nonché uno spartiacque dall’arte gotica che è visibile nell’opera nella dolce figura di Ilaria; ma i volumi, i contorni, le forme, le proporzioni, e soprattutto il realismo della rappresentazione nonché il recupero degli elementi classici greco-romani sono aspetti che preludono alla grande stagione del rinascimento.

Foto di Mattia Barbella
©Noemi Spasari, 2020

Attivo RETROSCENA una piattaforma digitale per lo spettacolo Trentino

Finalmente è attivo RETROSCENA, una piattaforma digitale per lo spettacolo Trentino
Su iniziativa dei Comuni di Lavis, Pergine, Rovereto e Trento, e gestita da ariaTeatro, è nata RETROSCENA.

Visto che non possiamo accogliervi in teatro, abbiamo provato a portare il teatro a casa vostra!”, affermano gli ideatori.

La piattaforma è ad accesso libero e gratuito e dà la possibilità di accedere a materiale video e audio prodotti dalla registrazione di eventi teatrali, di danza e musica nei teatri trentini. Gli spettacoli saranno fruibili per 24 ore, mentre il materiale podcast avrà durata illimitata.

Gli eventi su RETROSCENA:

– 27 novembre 2020 ore 20.30, Conturina dal teatro di Viillazzano;

-29 novembre ore 20.30, Due. Una storia d’amore, dal Teatro di Meano

– 02 dicembre 2020 ore 20.30, La teoria del colore dal Teatro di Pergine;

– 04 dicembre 2020 ore 20.30, Voglio essere incinto dal Teatro di Villazzano;

– 05 dicembre 2020 ore 20.30, Trieb_Sie da Palazzo Maffei di Lavis;

– 06 dicembre 2020 ore 16.00, Fiabe e leggende delle Dolomiti dal Teatro Zandonai di Rovereto;