Canto di Natale, il cliché natalizio che non stanca mai

Dicembre significa luci, regali, cioccolata calda sotto il plaid, Michael Bublé, film natalizi e per gli amanti del Natale e della lettura significa anche grandi classici a tema.
E se parliamo di Natale, di libri e di grandi classici sicuramente il primo pensiero va al più famoso di tutti: Canto di Natale (A Christmas Carol) di Charles Dickens. Un romanzo che rappresenta l’incontro tra la tradizione del romanzo gotico e il genere fiabesco.
Scritta nel 1843, dopo quasi 180 anni ancora emoziona tutte le generazioni, anche grazie alle tantissime trasposizioni cinematografiche, teatrali, televisive etc. La mia preferita rimarrà quella di Topolino & co.

La storia è più che nota: il vecchio Ebenezer Scrooge, anziano banchiere londinese, ricco ma avaro ed egoista, che sfrutta il suo povero dipendente anche nel giorno di Natale, riceve nella notte di Natale la visita di tre spiriti (il Natale del passato, del presente e del futuro), preceduti da un’ammonizione dello spettro del defunto amico e collega Jacob Marley, con conversione finale.

Cosa significa la storia di A Christmas Carol?
Il romanzo di Dickens, in questo svolgersi allegorico, è un messaggio di speranza: anche a chi vive nell’aridità d’animo viene data la possibilità di liberarsi delle catene dei frivoli valori materiali e che dietro un cuore freddo, probabilmente c’è un animo triste che deve essere solo riscaldato. E diciamoci la verità, dopo aver letto o visto Canto di Natale ci si riempie sempre il cuore di gioia natalizia.

Il desiderio di Dickens nello scrivere Il Canto di Natale era quello di coinvolgere bambini di tutte le età, attraverso descrizioni commoventi, con colpi di scena, apparizioni dei fantasmi, momenti di tristezza assoluta, ma anche di gioia e speranza, al fine di risvegliare sentimenti puri come l’amore e la tolleranza, il rispetto per gli altri e la capacità di apprezzare anche i piccoli gesti e le cose che all’apparenza non sembrano importanti, non solo a Natale.

In un anno come quello che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere un’opera come Canto di Natale non può che farci bene, per ritornare bambini e ricordarci i piccoli grandi valori di cui abbiamo bisogno per vivere felici: amore, amicizia, la nostra famiglia, l’abbraccio di nostra madre, il rispetto degli altri, quelle cose, quei gesti che non potranno mai essere acquistati con denaro.
Con Dickens è facile abbandonarsi alla magia e tornare bambini, ma contemporaneamente riflettere e imparare.

I fantasmi di Scrooge sono metafore di errori che abbiamo commesso nel momento in cui egoismo, orgoglio, cattiveria o paura hanno preso il sopravvento su di noi, ma proprio come Scrooge dobbiamo ripercorrere il nostro cammino e imparare a trovare la gioia del Natale in ogni cosa e ricordare che la vera ricchezza sta nella condivisione.