Provaci ancora Hollywood!

Dato che pochi giorni fa ci sono state le premiazioni della notte degli Oscar, abbiamo voluto trattare dell’argomento film, naturalmente ambientanti nel mondo antico, anche in questo nostro spazio dedicato all’archeologia.

Non so voi ma io, quando sento parlare del prossimo arrivo di una grande produzione cinematografica a tema storico, provo sempre sentimenti molto contrastanti. Da una parte attendo con trepidazione di vedere le meraviglie che la tecnologia moderna può fare in quanto a ricostruzioni di paesaggi e monumenti perduti, ambientazioni, costumi, battaglie… dall’altra, beh, vengo pervasa da un certo brivido lungo la schiena al pensiero di vedere un altro orologio spuntare al braccio di un qualche togato.

Mi domando perché in questi colossal multimilionari, non si possa mettere in budget uno storico decente o un archeologo, magari anche, addirittura, più di uno, e ascoltare quello che suggeriscono! Non dico che sia tutto brutto e cattivo eh, ci sono vari livelli alla mia indignazione. Vediamo insieme alcuni casi esemplari; attenzione, sono presenti spoiler.

Questa mia breve rassegna non ha la pretesa di essere esauriente sull’argomento, naturalmente, ma è solo un modo di porre l’attenzione su alcuni grandi film conosciuti da tutti, a vari livelli di attenzione storica.

Forse in una classifica dei “The worst of”, al peggio del peggio, metterei Troy, sì quello con Brad Pitt. Quanta fatica dei poveri insegnanti che tentano di spiegare l’epica e la letteratura greca mandata in fumo in 162 minuti! Dal punto di vista di una che ha passato lunghi anni della sua vita a studiare Omero in greco, non salvo praticamente niente, forse solo la scelta degli attori.

Fare la lista degli orrori occuperebbe tutta la giornata a voi e a me, ma vi cito solo alcune delle cose che mi hanno fatto sobbalzare dalla sedia: Menelao viene ucciso da Ettore. What? Questo non solo non succede, ma mi sballa tutta la trama di questa e di molte altre opere successive, perchè cari miei sceneggiatori, Menelao non solo è sano e salvo, ma si riporta pure a casa la moglie fedifraga, Elena!

Ma andiamo avanti: non ci sono Dei. Cosa? Mentre lo guardavo pensavo “adesso spunta Atena”, “ecco Afrodite”. Ma niente, non sono arrivate. Delusione maxima. Peccato, gli dèi sono solo il filo conduttore dell’intera trama, sono loro che in realtà scatenano questa guerra, sono loro che ne determinano le sorti, ma qui li hanno ritenuti particolari irrilevanti. Achille sarà invulnerabile per scie chimiche, alieni o roba simile, mica per essere stato immerso nello Stige dalla madre, ehm, una dea. Già…

Sugli attori, come dicevo, hanno fatto le scelte giuste, perché Achille-Pitt ci sta bene, biondo era biondo, fisicato era fisicato; così anche Ettore, Eric Bana, tutt’altra immagine ma adeguata secondo me a rendere l’idea di un valoroso principe troiano, grande guerriero; non proprio come suo fratello Paride, Orlando Bloom, che non è proprio un macho, e va bene perché non è un guerriero possente, di quelli ritenuti di valore nel mondo greco, bensì un arciere, strumento considerato “vile”, perché attacca da lontano e non affronta il nemico corpo a corpo; Menelao e Agamennone resi bene da bruti, quali erano, approvo; e amo e adoro Sean Bean, Odisseo; Elena, bellissima, bionda, che le devi dire?

In uno dei prossimi articoli la mia collega Mia parlerà in modo più puntuale di riadattamenti cinematografici o televisivi della vicenda di Troia, ovviamente con il suo occhio orientalista! Sarà molto interessante guardare la stessa cosa ma da un punto di vista diverso da quello “greco”, quindi, stay tuned!

Devo quasi per forza citare Alexander, facile intuirne il protagonista, uno dei miei grandi amori: alla domanda sull’uomo dei sogni, le altre ragazzine di fine anni ’90 rispondevano Johnny Depp o Nick Carter, io dicevo Alessandro Magno! Definito dal suo stesso regista Oliver Stone “film storico”, ma sarà vero? Diciamo che gli americani non l’hanno molto apprezzato e questo forse è già un buon segno! A parte papiri e pergamene con testi in latino o addirittura in inglese (ma seriamente?) e i chiari problemi nella realizzazione dei costumi, oserei affermare che tutti questi uomini biondi e con gli occhi azzurri non sono verosimili in Grecia e Vicino Oriente… tralascio il terribile tentativo di replicare in inglese un accento straniero, che non so se fosse greco, ma so che infastidirà anche voi, se guarderete il film in lingua originale.

Concludo con il tocco di classe, la citazione dell’Eneide all’inizio del film “la fortuna aiuta gli audaci“, una chicca proprio… Se pensavano di aver avuto una buona idea, mi dispiace deluderli ma non è così: Virgilio, nacque circa tre secoli dopo il nostro Alessandro. Anche qui, bastava chiedere a uno studente del liceo classico per far di meglio. Mi chiedo se sapessero da dove è tratta quella citazione…

Ma in questa brevissima rassegna non posso esimermi dal citare Il Gladiatore. Voglio premettere che ho versato tutte le mie lacrime per Massimo Decimo Meridio e che da dopo quel film, Luca Ward (il doppiatore italiano) potrebbe fare anche una pubblicità del dentifricio e io comunque avrei un fremito. Tuttavia, continuo a chiedermi perché si ostinino a uccidere gente che in realtà non muore affatto! In questo caso il buon Marco Aurelio, che non è stato ucciso dal figlio Commodo, ma – caso raro tra quelli come lui- muore di malattia.

Probabilmente questo gesto aggiunge crudeltà al già crudele figlio dell’Imperatore ma non è così che sono andate le cose. Cito en passant che il soprannome “Ispanico” si riferisce a una Spagna che come stato non esiste, essendo parte dell’Impero, e che al celeberrimo “Scatenate l’inferno”, direi quale Inferno?

Essendo un concetto cristiano, semmai poteva esserci un riferimento all’Ade. Ah, un occhio attento potrebbe aver notato anche l’utilizzo in alcune scene della balestra, arma inventata nel Medioevo e quindi un po’ anacronistica, così come il velenosissimo serpente corallo, liberato durante una scena di lotta, che però vive in America Centrale, e qua siamo ben prima delle tre caravelle! Ma, tutto sommato, ci posso passare sopra.

Ultimo particolare, il finale: si cercava una chiusura a effetto, anche se l’incontro nell’aldilà con la famiglia per me bastava, ma no, dovevamo avere una bella visione aerea di Roma dal Colosseo e guarda guarda, ecco uno specchio d’acqua proprio alle sue spalle. Ma che cos’è? Se è il Tevere deve essersi spostato parecchio nel corso dei secoli perchè oggi non è proprio lì accanto. Alcuni hanno ipotizzato che si tratti del lago della Domus Aurea, che venne però prosciugato proprio per costruire l’Anfiteatro Flavio… giusto, si chiamava così. Il nome Colosseo deriva da una, appunto, colossale statua dorata di uno dei precedenti imperatori, Nerone, che si trovava in quel luogo e che il costruttore dell’anfiteatro Flavio, Vespasiano, decise di lasciare intatta, modificandone solo i tratti somatici, per rendere più a sua immagine e somiglianza. 

Ultima nota è sul famoso gesto dell’imperatore che può salvare le vite dei gladiatori nell’arena col “pollice all’insù”. In realtà è possibile che il gesto significasse l’esatto opposto di quello che intendiamo noi oggi e con il pollice verso si avesse salva la vita, ma è proprio un dettaglio, che posso assolutamente perdonare.

Questi sono solo i primi tre esempi che mi vengono in mente ma fiumi di inchiostro potrebbero essere versati. Ora, cari produttori hollywoodiani, se vi servisse una mano in futuro, io e tanti miei colleghi laureati in archeologia e in storia siamo sempre a vostra disposizione, costiamo poco e siamo bravi! Chiamateci!

Tanya Spasari

Le due Franca, Rame e Valeri: due vite per l’arte

Melius abundare quam deficere, così oggi ho deciso di dedicare questo spazio non a una sola donna, ma a due: le due Franca del mondo del teatro.
Sto ovviamente parlando di Franca Rame e Franca Valeri, attrice teatrale, drammaturga e politica una, attrice, sceneggiatrice e drammaturga sia di teatro sia di cinema l’altra.

Sono due donne che hanno lasciato il segno non solo nel teatro, ma anche nella storia del nostro Paese, due artiste dall’istrionica e coinvolgente personalità, uniche nel loro genere. Riuscire a riassumere in poche righe il loro essere è un lavoro quanto mai arduo, quindi cercherò di darvi almeno un’idea di chi sono state queste due donne.

Franca Rame (Parabiago, 18 luglio 1929 – Milano, 29 maggio 2013)
Era figlia d’arte, il padre Domenico era un attore e la madre Emilia Baldini fu prima maestra, poi attrice. Impara a gattonare nel mondo dell’arte: sin da neonata interpreta i ruoli da infante nelle commedie portate in scena dalla compagnia di famiglia.

C’è una sua frase che mi è rimasta impressa e che secondo me mostra proprio come fosse nata per fare teatro: «C’è un momento della mia infanzia che spesso mi ritorna in mente. Sto giocando con delle compagne di scuola sul balcone e sento mio padre che parla con la mamma: “È ora che Franca incominci a recitare, ormai è grande”. Avevo tre anni».

A 25 anni sposa l’attore Dario Fo, con cui avrà un figlio, Jacopo. Insieme al marito fonda la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, di cui Fo è il regista e il drammaturgo del gruppo e lei la prima attrice, collaboratrice all’allestimento dei testi e l’amministratrice.

con il marito Dario Fo

La storia d’amore e d’arte Fo-Rame durerà per oltre cinquant’anni contando centinaia di spettacoli di generi sempre diversi: dalla farsa e la commedia dell’arte al teatro politico, ma anche teatro civile e sociale.

Fra questi ultimi cito un’opera difficile da descrivere, cruda e terribile: Lo stupro, la drammatica rappresentazione teatrale di un’esperienza vissuta direttamente dall’attrice anni prima, quando fu violentata e torturata da un gruppo di neofascisti. Vi lascio il link al video, ma vi avverto prima di guardarlo, non è di facile digestione.

da Lo stupro

Per quanto riguarda la sua attività politica, Franca Rame abbraccia l’utopia sessantottina al fianco di Dario Fo; fondano il collettivo “Nuova Scena”, ma dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso il collettivo, a causa di divergenze politiche si separa – assieme al marito – facendo nascere un altro gruppo di lavoro, detto “La Comune”.

Con la sua “Comune” porta in scena testi di satira e di controinformazione politica, che si presentano spesso con un carattere molto feroce, come per esempio Morte accidentale di un anarchico e Non si paga! Non si paga.
Alla fine degli anni Settanta si unisce al movimento femminista, portando a teatro queste ideologie in testi come Tutta casa, letto e chiesa, Grasso è bello! e La madre.

Per non farsi mancare nulla nel 2006 si candida in politica e diventa senatrice, ma lascerà la posizione dopo un paio d’anni.

Nel corso della sua vita in scena, la sua conoscenza del mondo teatrale le ha permesso di trattare in modo ironico e provocatorio anche temi scottanti, trasformando la commedia dell’arte in un focolaio culturale attuale.
Lei e Dario scrivono un’autobiografia intitolata Una vita all’improvvisa nel 2009.

Franca Rame muore il 29 maggio 2013 all’età di 84 anni.

La sua storia d’amore e d’arte con Dario Fo è fra le più belle di cui abbia mai sentito parlare, sono sempre ritratti sorridenti, ovviamente non si son fatti mancare lunghe crisi, tradimenti, incomprensioni, ma com’erano belli insieme, innamorati fino all’ultimo giorno.

http://www.archivio.francarame.it/

Franca Valeri (Milano, 31 luglio1920 – Roma, 9 agosto 2020)
Nasce come Franca Maria Norsa, ma lo cambierà in Valeri negli anni Cinquanta, dopo aver maturato una passione per lo scrittore e poeta francese Paul Valery.
Si appassiona sin da piccola al teatro di prosa, segue un percorso di studi umanistici. È vittima delle leggi razziali del periodo fascista, che hanno portato suo padre e suo fratello a rifugiarsi in Svizzera, riuscendo lei ad evitare la deportazione grazie a un documento falso.

Debutta a teatro dopo la Seconda guerra mondiale, ottenendo grandi successi, mostrandosi sin da subito come una fenomenale attrice: la signorina snob è forse il suo personaggio più celebre, nato quando Franca era ancora adolescente, un personaggio che durerà per lunghi anni e diventerà specchio di un’Italia borghese.

La signorina snob – da connessiallopera.it

Insieme ad Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli forma la Compagnia del Teatro dei Gobbi, che si trasferisce a Parigi portando una serie di sketch satirici sulla società contemporanea senza ausilio di scene e costumi: filosofia della compagnia era proprio quella di non fare indossare costumi agli attori per caratterizzare uno o l’altro personaggio, ma mostrandoli al naturale così che venisse premiata l’improvvisazione.

La “vulcanica Franca” esordisce al cinema con Federico Fellini, prendendo poi parte alle migliori commedie della tradizione italiana: la vediamo in Totò a colori, Piccola posta, Il segno di Venere, Il vedovo, etc. 

Franca Valeri era una personalità dalle molteplici doti, sempre pronta a sperimentare nuovi mondi. Difatti, insieme a cinema e teatro si occupa anche di doppiaggio, sceneggiatura, regia, e soprattutto, di televisione spopolando con il noto personaggio della Signora Cecioni che apparirà in differenti programmi televisivi.

La signora Cecioni – da Wikipedia

Nel corso degli anni Sessanta pubblica una serie di dischi nei quali vengono registrati i suoi personaggi femminili: nascono così gli album Le donne di Franca Valeri (1962), Una serata con Franca Valeri (1965) e La signora Cecioni e le altre (1968). Negli album ogni traccia racchiude un breve monologo dei personaggi più celebri e conosciuti di Franca Valeri, attraverso la radio e la televisione.

Franca Valeri è stata sposata con Vittorio Caprioli, attore e regista con il quale ha lavorato assieme in teatro e al cinema, i due si conoscono negli anni Quaranta, mentre la Valeri recita i suoi monologhi caratteristici a Parigi.  Successivamente si legherà per altri dieci anni al direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, scomparso nel 1995.

Legata al Teatro alla Scala di Milano, dove ha maturato la sua passione per l’opera lirica, Franca Valeri si è anche cimentata come regista di melodrammi (per non farsi mancare niente). Per tutta la vita continua a cimentarsi in ruoli e arti, dal teatro al cinema, alle fiction RAI.

Peculiare dello stile di Franca Valeri è sicuramente l’uso intelligente e raffinato dell’ironia, unito alla sua capacità di riuscire a far riflettere su quelli che sono i vizi e le virtù della società.

https://www.open.online/2020/08/09/100-anni-franca-valeri-video/

Attrice di teatro e cinema, sceneggiatrice, regista, cantante, cosa manca all’appello? Scrittrice, perché sì, la Valeri ha anche pubblicato tantissimi libri: per citarne alcuni Il diario della signorina snob del 1951, oppure più recente Animali e altri attori e il suo lavoro autobiografico intitolato Bugiarda no, reticente.

Come se non bastasse fondò anche l’Associazione Franca Valeri – Onlus per l’assistenza agli animali abbandonati, per contrastare il randagismo.

Muore all’alba del 9 agosto 2020 nella sua casa di Roma, pochi giorni dopo aver festeggiato il suo 100º compleanno.

Due donne diverse, che hanno vissuto una vita piena di arte e hanno lasciato il segno nella società e nel mondo.

@Noemi Spasari, 2021

Il grande noir americano fra investigatori e dark lady

Delitti, investigatori e femme fatale sono gli ingredienti di un perfetto film noir.
Quello che conosciuto come “genere noir” è uno stile cinematografico collocato tendenzialmente nel periodo che va dalla Seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni Cinquanta.

Per dare un inizio e una fine, si tende a dare il via al genere con l’uscita del film Il mistero del falcone di John Huston nel 1941 e definendo come ultimo momento il 1958 con L’infernale Quinlan di Orson Welles, anche se alcuni critici sostengono che i dati fondamentali dell’estetica noir sono rintracciabili già in Stranger on the third floor (1940 – Lo sconosciuto del terzo piano) di Boris Ingster.

Il mistero del falco (1941)

Successivamente a quegli anni ci saranno numerosi film accomunati da uno stile narrativo e temi simili al noir classico, che possiamo definire postnoir e neonoir.

Come nasce il noir?
Negli anni Trenta dello scorso secolo erano in voga dei romanzi polizieschi che però abbandonano il classico mystery inglese alla Conan Doyle, quel genere misterioso e poco realistico; gli autori di questi nuovi romanzi usano dialoghi secchi, serrati, insieme a tantissima azione, con ambientazioni realistiche, senza farsi mancare molta violenza e riferimenti sessuali espliciti. Venivano chiamati “Hard boiled”. Il maestro riconosciuto di questa scuola fu Dashiel Hammett.

Vi è in quegli anni un grande dialogo fra cinema e letteratura e da questi racconti nascono i film noir, tutti caratterizzati da elementi comuni.

Quali sono le caratteristiche dei film noir?
Sono storie senza speranza, i cui personaggi vivono brutte esperienze, talvolta narrate da una voce fuori campo, e si muovono nell’incertezza, in una realtà ingannevole, in un universo disperato e corrotto.

C’è un testo molto interessante che analizza questo genere a cura di Borde e Chaumeton Panorama du Film Noir américain: in questo testo i due autori usano cinque termini chiave per definire il noir: onirico, strano, erotico, contraddittorio, crudele.

La polizia bussa alla porta (1955)

Ci sono due personaggi-tipo delle storie noir: l’antieroe, che generalmente è un investigatore privato, un uomo disilluso, tendenzialmente non sposato, opposto al detective classico alla Sherlock Holmes; dall’altra parte la dark lady o femme fatale, una donna seducente e pericolosa che cerca di ottenere l’indipendenza tramite il denaro o l’uccisione dell’uomo che la opprime, quasi sempre sposata e infelice.

Al fianco di questi personaggi si aggirano assassini o perseguitati, vittime e figure dalla moralità dubbia. Uno degli elementi ricorrenti in questo genere di film è il “triangolo” (con l’amante di turno).

Caratteristico del noir è anche un particolare stile visivo e un’atmosfera comune a questi film, con delle tematiche ricorrenti. Per esempio, le immagini sono molto stilizzate o distorte date da angolazioni particolari e l’utilizzo di lenti da ripresa grandangolari (sono quegli obiettivi che riprendono un’ampia porzione di immagine, creando un effetto distorto). A questo si aggiunge un ricorrente uso del chiaroscuro che viene ottenuto attraverso un’illuminazione particolare, a sottolineare i contrasti fra luci e ombre.

Le catene della colpa (1947)

Alle immagini si aggiunge l’atmosfera allucinata e pessimistica delle storie raccontate e in aggiunta nel noir è spesso notte e piove. L’oscurità è sempre presente e riveste grande importanza a partire dall’ambientazione, che si tratti di interni oppure di esterni. In particolare, le riprese interne contribuiscono a creare un’atmosfera particolarmente opprimente, con stanze solcate da strisce di luce e ombra che penetrano attraverso le veneziane e claustrofobici uffici di detective privati.

Anche l’abbigliamento ha alcune caratteristiche che ricorrono, come per gli uomini impermeabile e borsalino ed eleganti tailleur o seducenti abiti da sera per le donne.

I film e le icone
Non si può parlare di Noir senza parlare di Humphrey Bogart, protagonista proprio nel già citato Il mistero del falco (The Maltese Falcon).

Il mistero del falco (1941)

Fra gli interpreti che si sono distinti in questo genere citiamo ancora Burt Lancaster che interpreta “Lo svedese” nel film I gangsters (The Killers), ma anche Alan Ladd, Fred MacMurray, Robert Mitchum e Dick Powell fra gli uomini.

Le dark lady hanno invece i volti di Lauren Bacall, Barbara Stanwyck, Joan Bennett, Veronica Lake, Jane Greer e ovviamente Ava Gardner.

Quello che conosciamo come noir classico si conclude alla fine degli anni Cinquanta, con L’infernale Quinlan (Touch of evil), che è ricco di richiami al genere, ma fa anche un cambio di rotta trasformando il detective in un personaggio negativo (era interpretato da Orson Welles e vorrei ben dire) e fa invece della dark lady una figura rassicurante.

Come abbiamo detto il noir influenzerà alcune correnti successive definite neo-noir o post-noir.

Se volete farvi una cultura del genere vi consiglio oltre ai già citati anche Il grande sonno (1946), Il viale del tramonto (1950) e fra gli eredi ovviamente Chinatown (1974).

@Noemi Spasari, 2021

Il Cinema prima del Cinema, il sogno del cinematrografo

Il cinema come lo conosciamo oggi (o lo conoscevamo, non vado in un cinema da quasi un anno!) è figlio, o meglio nipote, di un susseguirsi di spettacoli, sperimentazioni, imbonitori e sognatori.
Cosa c’era prima del cinema? Prima della stanza con i sedili auto-chiudenti, del 3D e dei film come li intendiamo noi?

Prendiamo una macchina del tempo qualsiasi (che sia una DeLorean, una cabina blu o un portale) e trasportiamoci come prima tappa a metà del Seicento: appaiono per la prima volta testimonianze di quella che venne chiamata la “Lanterna magica”, una macchina (che ha origini probabilmente provenienti dalla Cina) che attraverso un gioco di specchi e candele riusciva a proiettare un’immagine fissa; successivamente, una serie di invenzioni accessorie consentì di moltiplicare le immagini e di muoverle, almeno in parte.

La lanterna magica non era l’unica meraviglia di quegli anni, un’altra macchina ottica permetteva di immergersi in un’esperienza completamente nuova: il “Mondo nuovo” era un macchinario che funzionava nel senso opposto alla lanterna magica. In che senso? Invece di proiettare sul muro, per vedere le immagini bisognava guardare dentro una scatola: si trattava di una cassa di grandi dimensioni, quasi umane, con alcune fessure attraverso cui si potevano guardare delle figure all’interno, a volte in movimento.


Sia la lanterna magica che il Mondo nuovo proiettavano delle immagini che da sole erano poco comprensibili, è così che entra in scena la figura dell’imbonitore, un predicatore che racconta la storia dietro le immagini.
Ricordate bene questi due macchinari perché sono loro i “nonni” del nostro cinema!

Come potete ben immaginare la nascita del cinema è strettamente legata alla fotografia, perciò con un balzo temporale facciamo una capatina del 1826, quando Niepce scattò la prima fotografia della storia!


Il governo francese pensò bene di comprare il brevetto dell’invenzione di Niepce e la liberò dai diritti in modo che tutti potessero usarla e perfezionarla; la tecnica della fotografia ebbe così modo di svilupparsi rapidamente e diffondersi in tutto il mondo!

Attraverso un nuovo macchinario dal nome bellissimo, il fenachitoscopio, si scoprì che poteva essere creata l’illusione del movimento attraverso la successione velocissima di immagini.


Aneddoto curioso: Edward Muybridge, uno scienziato, per una scommessa riprese la corsa di un cavallo e la camminata di un uomo posizionando diverse macchine fotografiche lungo il percorso.

Quindi abbiamo la lanterna magica e il Mondo nuovo che proiettano delle immagini, la fotografia che riprende immagini dal vero, il fenachitoscopio che dà movimento: unendo questi elementi si arriva all’animazioni di immagini fotografiche.

 

Ed ecco che con un ultimo balzo temporale arriviamo alla fine dell’Ottocento.
Scienziati, fotografi, sognatori sono a lavoro per riuscire a creare una macchina che animi le immagini. Solo in Inghilterra si registrarono circa 350 brevetti e nomi.
Due grandi concorrenti arrivano alla sfida finale: da una parte abbiamo i fratelli Lumière con il loro Cinematografo, dall’altra Edison con il kinetoscopio.
Il Cinematografo di Auguste e Louis Lumière, concettualmente simile alla lanterna magica, riprendeva e proiettava immagini in movimento su una parete. Consentiva una visione pubblica e collettiva. Era senza mirino, quindi la ripresa era un po’ a caso.
Il kinetoscopio di Edison invece strutturalmente era simile al Mondo nuovo: una scatola dentro cui guardare che dava una visione singola e privata, quasi segreta. Spesso funzionava come spettacolo per soli adulti.

Ovviamente sulla scena si impose in Cinematografo dei Lumière per maggiore possibilità di sfruttamento economico e comodità, riprendeva e proiettava (bastava cambiare obiettivo).
Il 28 dicembre 1985 è definito come il giorno della nascita del cinema, poiché quel giorno i Lumière proiettarono per la prima volta alcune vedute (brevi scene), come la famosa Uscita dalle officine Lumière.

Subito dopo i Lumière misero in vendita lo strumento, lo acquistarono in molti e iniziarono a fare riprese per proprio conto, in tutto il mondo, catturando scene esotiche da mostrare a chi non poteva viaggiare se non con la fantasia.
Nacque una nuova professione, i “cinematografisti” ambulanti, che proiettavano e, talvolta, accompagnavano la visione con racconti (per il sonoro ci vorranno ancora degli anni).
C’è da dire che le immagini del Cinematografo non erano belle e limpide, ma per gli occhi ancora “ingenui” dell’epoca erano aperture a nuovi mondi.
Piccolo dettaglio tecnico: la pellicola, ovviamente in bianco e nero, scorreva a mano grazie a una manovella, le immagini giravano a 16 fotogrammi al secondo e non erano fisse e stabili.

I primi “film” erano composti di un solo quadro, pochi secondi di visione e avevano un carattere prettamente centrifugo nelle inquadrature (fisse, ovviamente): i personaggi entravano e uscivano dalla ripresa, era sempre presente un movimento di persone, macchine, treni.

Insomma, il Cinematografo dei Lumière contribuisce a trasformare il mondo in un palcoscenico fra sogno e realtà, aprendo la strada a nuove fantastiche invenzioni.

Cinecittà a portata di click

L’Istituto Luce Cinecittà e MIAC presentano due nuovi progetti online (in streaming sui social network) per portare la grande storia del cinema italiano a casa, a portata di un click.

Cinecittà in un click e Miac in un click sono i due nuovi progetti promossi che dall’1 dicembre 2020 al 5 gennaio 2021 prenderanno vita su canali social, Facebook, Instagram e Youtube, di Cinecittà, Miac e Istituto Luce.

Il grande cinema italiano, da Federico Fellini a Sergio Leone, e tutto ciò che vi è intorno, dalle scenografie ai costumi sarà a portata di tutti, un mondo da sogno facilmente disponibile.

Come funziona? Ogni settimana verranno pubblicati contenuti dedicati a un pubblico adulto e dei contenuti per i più piccini, ci saranno visite digitali ai dietro le quinte, tour virtuali, interviste e approfondimenti sulla storia del cinema, dalle origini ai giorni nostri, con la guida di mediatori museali e narratori professionisti.

Occasioni da non perdere!