Il grande noir americano fra investigatori e dark lady

Delitti, investigatori e femme fatale sono gli ingredienti di un perfetto film noir.
Quello che conosciuto come “genere noir” è uno stile cinematografico collocato tendenzialmente nel periodo che va dalla Seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni Cinquanta.

Per dare un inizio e una fine, si tende a dare il via al genere con l’uscita del film Il mistero del falcone di John Huston nel 1941 e definendo come ultimo momento il 1958 con L’infernale Quinlan di Orson Welles, anche se alcuni critici sostengono che i dati fondamentali dell’estetica noir sono rintracciabili già in Stranger on the third floor (1940 – Lo sconosciuto del terzo piano) di Boris Ingster.

Il mistero del falco (1941)

Successivamente a quegli anni ci saranno numerosi film accomunati da uno stile narrativo e temi simili al noir classico, che possiamo definire postnoir e neonoir.

Come nasce il noir?
Negli anni Trenta dello scorso secolo erano in voga dei romanzi polizieschi che però abbandonano il classico mystery inglese alla Conan Doyle, quel genere misterioso e poco realistico; gli autori di questi nuovi romanzi usano dialoghi secchi, serrati, insieme a tantissima azione, con ambientazioni realistiche, senza farsi mancare molta violenza e riferimenti sessuali espliciti. Venivano chiamati “Hard boiled”. Il maestro riconosciuto di questa scuola fu Dashiel Hammett.

Vi è in quegli anni un grande dialogo fra cinema e letteratura e da questi racconti nascono i film noir, tutti caratterizzati da elementi comuni.

Quali sono le caratteristiche dei film noir?
Sono storie senza speranza, i cui personaggi vivono brutte esperienze, talvolta narrate da una voce fuori campo, e si muovono nell’incertezza, in una realtà ingannevole, in un universo disperato e corrotto.

C’è un testo molto interessante che analizza questo genere a cura di Borde e Chaumeton Panorama du Film Noir américain: in questo testo i due autori usano cinque termini chiave per definire il noir: onirico, strano, erotico, contraddittorio, crudele.

La polizia bussa alla porta (1955)

Ci sono due personaggi-tipo delle storie noir: l’antieroe, che generalmente è un investigatore privato, un uomo disilluso, tendenzialmente non sposato, opposto al detective classico alla Sherlock Holmes; dall’altra parte la dark lady o femme fatale, una donna seducente e pericolosa che cerca di ottenere l’indipendenza tramite il denaro o l’uccisione dell’uomo che la opprime, quasi sempre sposata e infelice.

Al fianco di questi personaggi si aggirano assassini o perseguitati, vittime e figure dalla moralità dubbia. Uno degli elementi ricorrenti in questo genere di film è il “triangolo” (con l’amante di turno).

Caratteristico del noir è anche un particolare stile visivo e un’atmosfera comune a questi film, con delle tematiche ricorrenti. Per esempio, le immagini sono molto stilizzate o distorte date da angolazioni particolari e l’utilizzo di lenti da ripresa grandangolari (sono quegli obiettivi che riprendono un’ampia porzione di immagine, creando un effetto distorto). A questo si aggiunge un ricorrente uso del chiaroscuro che viene ottenuto attraverso un’illuminazione particolare, a sottolineare i contrasti fra luci e ombre.

Le catene della colpa (1947)

Alle immagini si aggiunge l’atmosfera allucinata e pessimistica delle storie raccontate e in aggiunta nel noir è spesso notte e piove. L’oscurità è sempre presente e riveste grande importanza a partire dall’ambientazione, che si tratti di interni oppure di esterni. In particolare, le riprese interne contribuiscono a creare un’atmosfera particolarmente opprimente, con stanze solcate da strisce di luce e ombra che penetrano attraverso le veneziane e claustrofobici uffici di detective privati.

Anche l’abbigliamento ha alcune caratteristiche che ricorrono, come per gli uomini impermeabile e borsalino ed eleganti tailleur o seducenti abiti da sera per le donne.

I film e le icone
Non si può parlare di Noir senza parlare di Humphrey Bogart, protagonista proprio nel già citato Il mistero del falco (The Maltese Falcon).

Il mistero del falco (1941)

Fra gli interpreti che si sono distinti in questo genere citiamo ancora Burt Lancaster che interpreta “Lo svedese” nel film I gangsters (The Killers), ma anche Alan Ladd, Fred MacMurray, Robert Mitchum e Dick Powell fra gli uomini.

Le dark lady hanno invece i volti di Lauren Bacall, Barbara Stanwyck, Joan Bennett, Veronica Lake, Jane Greer e ovviamente Ava Gardner.

Quello che conosciamo come noir classico si conclude alla fine degli anni Cinquanta, con L’infernale Quinlan (Touch of evil), che è ricco di richiami al genere, ma fa anche un cambio di rotta trasformando il detective in un personaggio negativo (era interpretato da Orson Welles e vorrei ben dire) e fa invece della dark lady una figura rassicurante.

Come abbiamo detto il noir influenzerà alcune correnti successive definite neo-noir o post-noir.

Se volete farvi una cultura del genere vi consiglio oltre ai già citati anche Il grande sonno (1946), Il viale del tramonto (1950) e fra gli eredi ovviamente Chinatown (1974).

@Noemi Spasari, 2021

Il Cinema prima del Cinema, il sogno del cinematrografo

Il cinema come lo conosciamo oggi (o lo conoscevamo, non vado in un cinema da quasi un anno!) è figlio, o meglio nipote, di un susseguirsi di spettacoli, sperimentazioni, imbonitori e sognatori.
Cosa c’era prima del cinema? Prima della stanza con i sedili auto-chiudenti, del 3D e dei film come li intendiamo noi?

Prendiamo una macchina del tempo qualsiasi (che sia una DeLorean, una cabina blu o un portale) e trasportiamoci come prima tappa a metà del Seicento: appaiono per la prima volta testimonianze di quella che venne chiamata la “Lanterna magica”, una macchina (che ha origini probabilmente provenienti dalla Cina) che attraverso un gioco di specchi e candele riusciva a proiettare un’immagine fissa; successivamente, una serie di invenzioni accessorie consentì di moltiplicare le immagini e di muoverle, almeno in parte.

La lanterna magica non era l’unica meraviglia di quegli anni, un’altra macchina ottica permetteva di immergersi in un’esperienza completamente nuova: il “Mondo nuovo” era un macchinario che funzionava nel senso opposto alla lanterna magica. In che senso? Invece di proiettare sul muro, per vedere le immagini bisognava guardare dentro una scatola: si trattava di una cassa di grandi dimensioni, quasi umane, con alcune fessure attraverso cui si potevano guardare delle figure all’interno, a volte in movimento.


Sia la lanterna magica che il Mondo nuovo proiettavano delle immagini che da sole erano poco comprensibili, è così che entra in scena la figura dell’imbonitore, un predicatore che racconta la storia dietro le immagini.
Ricordate bene questi due macchinari perché sono loro i “nonni” del nostro cinema!

Come potete ben immaginare la nascita del cinema è strettamente legata alla fotografia, perciò con un balzo temporale facciamo una capatina del 1826, quando Niepce scattò la prima fotografia della storia!


Il governo francese pensò bene di comprare il brevetto dell’invenzione di Niepce e la liberò dai diritti in modo che tutti potessero usarla e perfezionarla; la tecnica della fotografia ebbe così modo di svilupparsi rapidamente e diffondersi in tutto il mondo!

Attraverso un nuovo macchinario dal nome bellissimo, il fenachitoscopio, si scoprì che poteva essere creata l’illusione del movimento attraverso la successione velocissima di immagini.


Aneddoto curioso: Edward Muybridge, uno scienziato, per una scommessa riprese la corsa di un cavallo e la camminata di un uomo posizionando diverse macchine fotografiche lungo il percorso.

Quindi abbiamo la lanterna magica e il Mondo nuovo che proiettano delle immagini, la fotografia che riprende immagini dal vero, il fenachitoscopio che dà movimento: unendo questi elementi si arriva all’animazioni di immagini fotografiche.

 

Ed ecco che con un ultimo balzo temporale arriviamo alla fine dell’Ottocento.
Scienziati, fotografi, sognatori sono a lavoro per riuscire a creare una macchina che animi le immagini. Solo in Inghilterra si registrarono circa 350 brevetti e nomi.
Due grandi concorrenti arrivano alla sfida finale: da una parte abbiamo i fratelli Lumière con il loro Cinematografo, dall’altra Edison con il kinetoscopio.
Il Cinematografo di Auguste e Louis Lumière, concettualmente simile alla lanterna magica, riprendeva e proiettava immagini in movimento su una parete. Consentiva una visione pubblica e collettiva. Era senza mirino, quindi la ripresa era un po’ a caso.
Il kinetoscopio di Edison invece strutturalmente era simile al Mondo nuovo: una scatola dentro cui guardare che dava una visione singola e privata, quasi segreta. Spesso funzionava come spettacolo per soli adulti.

Ovviamente sulla scena si impose in Cinematografo dei Lumière per maggiore possibilità di sfruttamento economico e comodità, riprendeva e proiettava (bastava cambiare obiettivo).
Il 28 dicembre 1985 è definito come il giorno della nascita del cinema, poiché quel giorno i Lumière proiettarono per la prima volta alcune vedute (brevi scene), come la famosa Uscita dalle officine Lumière.

Subito dopo i Lumière misero in vendita lo strumento, lo acquistarono in molti e iniziarono a fare riprese per proprio conto, in tutto il mondo, catturando scene esotiche da mostrare a chi non poteva viaggiare se non con la fantasia.
Nacque una nuova professione, i “cinematografisti” ambulanti, che proiettavano e, talvolta, accompagnavano la visione con racconti (per il sonoro ci vorranno ancora degli anni).
C’è da dire che le immagini del Cinematografo non erano belle e limpide, ma per gli occhi ancora “ingenui” dell’epoca erano aperture a nuovi mondi.
Piccolo dettaglio tecnico: la pellicola, ovviamente in bianco e nero, scorreva a mano grazie a una manovella, le immagini giravano a 16 fotogrammi al secondo e non erano fisse e stabili.

I primi “film” erano composti di un solo quadro, pochi secondi di visione e avevano un carattere prettamente centrifugo nelle inquadrature (fisse, ovviamente): i personaggi entravano e uscivano dalla ripresa, era sempre presente un movimento di persone, macchine, treni.

Insomma, il Cinematografo dei Lumière contribuisce a trasformare il mondo in un palcoscenico fra sogno e realtà, aprendo la strada a nuove fantastiche invenzioni.

Cinecittà a portata di click

L’Istituto Luce Cinecittà e MIAC presentano due nuovi progetti online (in streaming sui social network) per portare la grande storia del cinema italiano a casa, a portata di un click.

Cinecittà in un click e Miac in un click sono i due nuovi progetti promossi che dall’1 dicembre 2020 al 5 gennaio 2021 prenderanno vita su canali social, Facebook, Instagram e Youtube, di Cinecittà, Miac e Istituto Luce.

Il grande cinema italiano, da Federico Fellini a Sergio Leone, e tutto ciò che vi è intorno, dalle scenografie ai costumi sarà a portata di tutti, un mondo da sogno facilmente disponibile.

Come funziona? Ogni settimana verranno pubblicati contenuti dedicati a un pubblico adulto e dei contenuti per i più piccini, ci saranno visite digitali ai dietro le quinte, tour virtuali, interviste e approfondimenti sulla storia del cinema, dalle origini ai giorni nostri, con la guida di mediatori museali e narratori professionisti.

Occasioni da non perdere!