Pina Bausch, la grande Maestra che ha cambiato la danza

Ci sono delle personalità nel mondo dell’arte che a parer mio andrebbero studiate a scuola, per il ruolo fondamentale che hanno ricoperto, per ciò che hanno fatto e per l’eredità che hanno lasciato: fra questi un posto di rilievo lo occupa Pina Bausch, coreografa, ballerina e insegnante tedesca, una delle più grandi artiste della storia recente.

da http://www.riccioneteatro.it/

Di chi stiamo parlando?
Philippine Bausch, meglio nota semplicemente come Pina Bausch, nasce a Solingen, nella Renania tedesca, il 27 luglio del 1940.

Il suo nome è legato a un termine che potrà sembrarvi un po’ strano, “Tanztheater”, che in italiano traduciamo con teatrodanza, adottato negli anni ’70 da alcuni coreografi tedeschi, di cui vi parlerò dopo.

Inizia la sua carriera artistica sin da adolescente, studia inizialmente alla “Folkwang Hochschule” di Essen, diretta da Kurt Jooss, per poi ottenere una borsa di studio per un corso di perfezionamento e di scambio negli USA. Qui studierà alla famosa “Julliard School of Music” di New York. Successivamente viene scritturata, come ballerina, dal New American Ballet e dal Metropolitan Opera House.

da https://vitaminevaganti.com/2019/06/29/pina-bausch-quando-avere-i-piedi-troppo-lunghi-fa-la-differenza/

Poi rientra in Germania, sono gli anni ’60, gli anni delle sperimentazioni dei cambiamenti, gli anni di Kennedy, dei Beatles e dei Pink Floyd, gli anni d’oro del cinema italiano, gli anni delle rivoluzioni, degli Hippie: Pina inizia a comporre le prime coreografie per il corpo di ballo della sua prima scuola, la Folkwang Hochschule di Essen fondata da Kurt Jooss, che dirigerà dall’anno successivo. Iniziano a vedersi le basi della sua rivoluzione.

Arrivano gli anni Settanta, anche il mondo della danza è nel pieno delle rivoluzioni: vengono rivalutate le potenzialità del corpo come mezzo espressivo, ma anche il rapporto con lo spazio e con la musica, viene sperimentata un’esplorazione più libera del movimento, insieme a nuovi codici gestuali.

da New York Times

È il 1973 quando Pina Bausch fonda il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. È un successo sin dal principio per i suoi spettacoli, che prendono ispirazioni da capolavori artistici, letterari e teatrali, come ad esempio Le sacre du printemps del 1975; Pina Bausch accumula successi in tutto il mondo.

Sarà con Café Müller (1978), uno dei suoi spettacoli più celebri, nel quale si possono intuire anche gli echi del suo passato di giovane lavoratrice nel ristorante paterno, che si assisterà alla svolta decisiva nello stile e nello studio del componimento in tutti i suoi elementi, andando ad approfondire sia il contrasto uomo-società, sia la visione intima della coreografa e dei suoi danzatori, che sono chiamati direttamente ad esprimere le proprie personali interpretazioni dei sentimenti.

Pina Bausch muore di cancro ai polmoni il 30 giugno 2009 all’età di 68 anni.

Il Tanztheater
Cosa si nasconde dietro questa parola? Il teatro danza è un progetto artistico che unisce alcuni elementi del teatro inteso in senso classico con la corporeità e la potenza espressiva della danza, usati per precisi scopi drammaturgici.

In cosa consiste la rivoluzione di Pina Bausch? La grande artista coinvolgeva in prima persona i suoi danzatori, chiamati anche danzattori, e partendo da un elemento base, chiedeva loro di proporre una rilettura personale e quindi a contribuire attivamente alla creazione dell’opera, rendendo così ogni gesto carico di un potente significato.

Il lavoro di Pina si basa sul rapporto fra forza e fragilità, che rinnova facendolo vivere in modo sentito e riempito del vissuto di ciascun interprete.

da https://www.kampnagel.de/en/program/viktor/

L’eredità
Riassumere in poche parole cosa tutt’oggi l’importanza che ricopre la figura di Pina Bausch sarebbe riduttivo. La memoria di questa donna, maestra, artista continua a influenzare ed essere presente nella vita di grandi artisti a noi contemporanei, dal teatro alla danza, ma anche al cinema, alla pubblicità e anche alla moda e il circo. La sua compagnia continua ad essere attiva e a rimettere in scena il repertorio della Bausch, considerato ormai un classico della danza contemporanea.

In particolare, mi soffermo sulla moda. Pina è una ballerina senza tutù, nelle sue opere indossa e fa indossare abiti che mostrano le forme del corpo, quasi sottovesti intime. Questo ha ispirato molti artisti nel campo della moda.

Il regista Wim Wenders le dedica un documentario, dal semplice titolo “Pina”, perché non serve altro, e che ci mostra come creatività, emozione e comunicazione si fondano nel lavoro straordinario di Pina, una donna che ha dedicato tutta la vita alla propria arte, e che è stata un punto di riferimento per il mondo della danza, ispirando ballerini di tutto il mondo.

Pina, Wim Wenders

Mi emoziona molto parlare di personaggi come Pina Bausch che considero una sorta di divinità nel campo artistico.

 

Immagine in evidenza da wsimag.com

@Noemi Spasari, 2021

Un film tv sulla vita di Carla Fracci

Quando si pensa alla danza, specialmente in Italia, uno dei primi nomi è senza dubbio Carla Fracci, per tutti la personificazione della danza.

Un mito, un personaggio dedito alla danza, una diva non tradizionale che ha mantenuto la sua spontaneità e genuinità popolare anche nella vita quotidiana.

Dalla sua biografia e la sua carriera prende vita il film TV che Anele, la società di produzione guidata da Gloria Giorgianni, sta preparando per Rai Fiction. Ad annunciare la notizia lei stessa, Carla Fracci ospite in Rai nel programma di Marco Liorni, qualche giorno fa.

 

Fonte: Sara Zuccari, www.giornaledelladanza.com

Roberto Bolle potrebbe abbandonare le scene tra due anni

In una recente intervista al vicedirettore di Sky TG24 Omar Schillaci, Roberto Bolle, l’étoile del Teatro alla Scala, potrebbe abbandonare le scene tra due anni.

L’annuncio sconvolge un po’, per l’affetto ormai maturato nei confronti del ballerino nei suoi lunghi anni di carriera, ma in realtà arriva come un “calcolo matematico” da parte di Bolle: «I ballerini vanno in pensione a 47 anni – afferma nel corso nell’intervista per Sky-. Io ne ho 45, quindi sto per andare in pensione; andrò in pensione ad aprile 2022».

In una carriera differente dal ballerino è strano pensare che a 47 anni qualcuno vada in pensione, ma «come età tersicorea in realtà non si è più così giovani -dichiara Bolle nel corso dell’intervista-. Iniziamo a ballare a livello professionistico quando abbiamo 19 anni ed entriamo in compagnia. Iniziamo la scuola quando abbiamo 11 anni, adesso sono trent’anni che faccio questo lavoro e che spingo il mio fisico al massimo, ad altissimi livelli, chiedendo ogni giorno di più. Ma finché il fisico me lo consentirà andrò avanti».

ha dichiarato. “Secondo me è un buon compromesso: fa strano dire che a 47 anni qualcuno vada in pensione, come età umana si è giovani, ma come età tersicorea in realtà non si è più così giovani. Iniziamo a ballare a livello professionistico quando abbiamo 19 anni ed entriamo in compagnia. Iniziamo la scuola quando abbiamo 11 anni, adesso sono trent’anni che faccio questo lavoro e che spingo il mio fisico al massimo, ad altissimi livelli, chiedendo ogni giorno di più. Ma finché il fisico me lo consentirà andrò avanti” ha aggiunto.

L’intervista è andata in onda ieri (lunedì 30 novembre) su Sky TG24 nel corso del programma Stories.

It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing)

Immaginate di trovarvi negli Stati Uniti fra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta, con il profumo di Jazz nell’aria, in mezzo a una crisi economica e al proibizionismo; nei cinema arrivano i primi film sonori.

L’animo delle persone inizia a sentire il bisogno di qualcosa di nuovo. È in questo momento che prende piede un nuovo genere musicale.

In due città, in due zone differenti degli States, nei locali si balla a ritmo di swing: a Kansas City e successivamente a New York si inizia a concepire la musica in maniera differente, viene attribuita maggiore importanza alla sezione ritmica, generalmente composta da chitarra, pianoforte, contrabbasso e batteria, ai brani vengono aggiunte caratteristiche che li rendono movimentati, dinamici, “oscillanti” … swing.

da Pinterest

I due stili di swing

Lo stile di Kansas City deve il suo successo al musicista Count Basie, ed è molto influenzato dal blues, quello di New York invece, grazie anche a personaggi come Duke Ellington, si sviluppa come uno stile quasi sinfonico.

Si formano, inoltre, le “big band”, costituite da tanti elementi, anche una ventina alle volte. C’erano anche altre formazioni di pochi elementi e pochi strumenti.

Tra il 1935 e il 1946 lo swing delle big band diventa il genere più popolare degli Stati Uniti, anche grazie alla radio che trasmetteva sempre canzoni del genere: insieme ai già citati Ellington e Basie, tanti furono i protagonisti di questo periodo come Louis Prima, Woody Herman, Harry James, Benny Goodman, Jimmy e Tommy Dorsey, Glenn Miller, Artie Shaw e altri.

Attitude

Il titolo di questo articolo è una curiosità dello swing legata a una famosissima canzone di Duke Ellington del 1932, “It don’t mean a thing if it ain’t got that swing” (Non significa nulla se non ha quello swing). Sembra che sia la prima volta in cui il termine viene usato in un contesto prettamente musicale.

Quello che si intuisce da questa citazione è che lo swing non si limita a essere un genere musicale, ma proprio un’attitudine, un modo di essere: “got the swing”, avere swing, significa avere la predisposizione giusta per interpretare questo stile.

La canzone, inoltre, è anche una di quelle usate per lo shim sham, il ballo di gruppo/routine più famoso.

How to swing

Questo stile travolge così tanto la vita americana che si inizia a parlare anche di “come ballare lo swing”: nel quartiere di Harlem nasce il Lindy Hop, che è stato negli anni Trenta e quaranta del secolo scorso un vero fenomeno di massa vedendo centinaia di ballerini che affollavano le ballroom americane dove si esibivano le grandi orchestre swing, ma non solo!

da Pinterest

Si balla anche nei film

Come dicevamo all’inizio il cinema è diventato sonoro e così grandi produzioni cinematografiche dedicano colonne sonore a questo genere musicale e non solo, molti film, infatti, hanno come tema lo swing ingaggiando orchestre e ballerini da tutto il paese.

Nascono così i primi lungometraggi a tema musicale, e arrivano loro, gli indiscussi protagonisti del momento, Fred Astaire e Ginger Roger – Fred e Ginger, instancabili e indimenticabili partner che con i loro passi davano l’impressione di volteggiare nell’aria a ritmo di swing.

Lo swing arriva in Italia

Con la sua grande ballabilità, non ci volle molto e presto il genere si diffuse oltreoceano arrivando anche in Italia. In una forma tutta nostrana, con testi in italiano, nasce lo swing italiano, che nel dopoguerra, con l’arrivo degli americani, si diffuse senza freni.

Padre dello swing italiano, emulando quello americano, è Alberto Rabagliati insieme al Trio Lescano delle sorelle Lescano. Cultore dello swing è stato anche Lelio Luttazzi che propose più volte questo genere musicale in occasione degli spettacoli RAI da lui presentati.

Lo swing oggi

Oggi lo swing è tornato di moda, come tante altre cose, e sta rivivendo una nuova vita: le musiche e i balli swing riempiono di nuovo le sale da ballo e gli spazi improvvisati (“le clandestine”).

@Noemi Spasari, 2018 – Swingin’ Up Pisa

 

@Noemi Spasari, 2020