Ritorno al futuro: cinque curiosità sul film

Ci sono quei film che per motivi diversi ti entrano del cuore e non se ne vanno più. Quei film che arrivi a considerare fra i tuoi “preferiti”. Per me in questa serie rientra Ritorno al futuro. Conosco le battute a memoria, ogni scena fa parte della mia familiarità, è un film che amo.

Oggi questo meraviglioso film compie 36 anni e sfrutto l’occasione per raccontarvi qualche curiosità! Grande Giove!

  1. Partiamo con la mia preferita. Sapevate che la Delorean avrebbe dovuto essere, inizialmente… un frigorifero!

2. La sceneggiatura di Ritorno al futuro è stata rifiutata ben 40 volte prima che la Universal la acquistasse! Pensate che la Disney l’ha rifiutata dopo aver detto che si trattava di un “film sull’incesto” (ho riso molto quando l’ho letto) in rifererimento alla scena in cui Marty bacia la versione diciottenne di sua madre.

3. Ritorno al futuro avrebbe potuto avere un altro titolo! Alcuni pensavano che il titolo del film potesse confondere, suggerendo in alternativa Spaceman From Pluto.

4. Anche il nostro amato Einstein (il cane di Doc che viene spedito nel primo viaggio nel tempo) poteva non esserci, in origine era stato pensato a uno scimpanzè!

5. Grande Giove! è una delle mie frasi preferite e anche fra le più famose del film in realtà nella prima pellicola non viene mai pronunciata (ovviamente nella versione italiana), sostituita invece dalla frase Bontà divina!. Nella versione originale l’esclamazione usata è Great Scott!

Qual è la vostra scena preferita del film? Quale dei tre è il più bello secondo voi?

Noemi Spasari

Provaci ancora Hollywood!

Dato che pochi giorni fa ci sono state le premiazioni della notte degli Oscar, abbiamo voluto trattare dell’argomento film, naturalmente ambientanti nel mondo antico, anche in questo nostro spazio dedicato all’archeologia.

Non so voi ma io, quando sento parlare del prossimo arrivo di una grande produzione cinematografica a tema storico, provo sempre sentimenti molto contrastanti. Da una parte attendo con trepidazione di vedere le meraviglie che la tecnologia moderna può fare in quanto a ricostruzioni di paesaggi e monumenti perduti, ambientazioni, costumi, battaglie… dall’altra, beh, vengo pervasa da un certo brivido lungo la schiena al pensiero di vedere un altro orologio spuntare al braccio di un qualche togato.

Mi domando perché in questi colossal multimilionari, non si possa mettere in budget uno storico decente o un archeologo, magari anche, addirittura, più di uno, e ascoltare quello che suggeriscono! Non dico che sia tutto brutto e cattivo eh, ci sono vari livelli alla mia indignazione. Vediamo insieme alcuni casi esemplari; attenzione, sono presenti spoiler.

Questa mia breve rassegna non ha la pretesa di essere esauriente sull’argomento, naturalmente, ma è solo un modo di porre l’attenzione su alcuni grandi film conosciuti da tutti, a vari livelli di attenzione storica.

Forse in una classifica dei “The worst of”, al peggio del peggio, metterei Troy, sì quello con Brad Pitt. Quanta fatica dei poveri insegnanti che tentano di spiegare l’epica e la letteratura greca mandata in fumo in 162 minuti! Dal punto di vista di una che ha passato lunghi anni della sua vita a studiare Omero in greco, non salvo praticamente niente, forse solo la scelta degli attori.

Fare la lista degli orrori occuperebbe tutta la giornata a voi e a me, ma vi cito solo alcune delle cose che mi hanno fatto sobbalzare dalla sedia: Menelao viene ucciso da Ettore. What? Questo non solo non succede, ma mi sballa tutta la trama di questa e di molte altre opere successive, perchè cari miei sceneggiatori, Menelao non solo è sano e salvo, ma si riporta pure a casa la moglie fedifraga, Elena!

Ma andiamo avanti: non ci sono Dei. Cosa? Mentre lo guardavo pensavo “adesso spunta Atena”, “ecco Afrodite”. Ma niente, non sono arrivate. Delusione maxima. Peccato, gli dèi sono solo il filo conduttore dell’intera trama, sono loro che in realtà scatenano questa guerra, sono loro che ne determinano le sorti, ma qui li hanno ritenuti particolari irrilevanti. Achille sarà invulnerabile per scie chimiche, alieni o roba simile, mica per essere stato immerso nello Stige dalla madre, ehm, una dea. Già…

Sugli attori, come dicevo, hanno fatto le scelte giuste, perché Achille-Pitt ci sta bene, biondo era biondo, fisicato era fisicato; così anche Ettore, Eric Bana, tutt’altra immagine ma adeguata secondo me a rendere l’idea di un valoroso principe troiano, grande guerriero; non proprio come suo fratello Paride, Orlando Bloom, che non è proprio un macho, e va bene perché non è un guerriero possente, di quelli ritenuti di valore nel mondo greco, bensì un arciere, strumento considerato “vile”, perché attacca da lontano e non affronta il nemico corpo a corpo; Menelao e Agamennone resi bene da bruti, quali erano, approvo; e amo e adoro Sean Bean, Odisseo; Elena, bellissima, bionda, che le devi dire?

In uno dei prossimi articoli la mia collega Mia parlerà in modo più puntuale di riadattamenti cinematografici o televisivi della vicenda di Troia, ovviamente con il suo occhio orientalista! Sarà molto interessante guardare la stessa cosa ma da un punto di vista diverso da quello “greco”, quindi, stay tuned!

Devo quasi per forza citare Alexander, facile intuirne il protagonista, uno dei miei grandi amori: alla domanda sull’uomo dei sogni, le altre ragazzine di fine anni ’90 rispondevano Johnny Depp o Nick Carter, io dicevo Alessandro Magno! Definito dal suo stesso regista Oliver Stone “film storico”, ma sarà vero? Diciamo che gli americani non l’hanno molto apprezzato e questo forse è già un buon segno! A parte papiri e pergamene con testi in latino o addirittura in inglese (ma seriamente?) e i chiari problemi nella realizzazione dei costumi, oserei affermare che tutti questi uomini biondi e con gli occhi azzurri non sono verosimili in Grecia e Vicino Oriente… tralascio il terribile tentativo di replicare in inglese un accento straniero, che non so se fosse greco, ma so che infastidirà anche voi, se guarderete il film in lingua originale.

Concludo con il tocco di classe, la citazione dell’Eneide all’inizio del film “la fortuna aiuta gli audaci“, una chicca proprio… Se pensavano di aver avuto una buona idea, mi dispiace deluderli ma non è così: Virgilio, nacque circa tre secoli dopo il nostro Alessandro. Anche qui, bastava chiedere a uno studente del liceo classico per far di meglio. Mi chiedo se sapessero da dove è tratta quella citazione…

Ma in questa brevissima rassegna non posso esimermi dal citare Il Gladiatore. Voglio premettere che ho versato tutte le mie lacrime per Massimo Decimo Meridio e che da dopo quel film, Luca Ward (il doppiatore italiano) potrebbe fare anche una pubblicità del dentifricio e io comunque avrei un fremito. Tuttavia, continuo a chiedermi perché si ostinino a uccidere gente che in realtà non muore affatto! In questo caso il buon Marco Aurelio, che non è stato ucciso dal figlio Commodo, ma – caso raro tra quelli come lui- muore di malattia.

Probabilmente questo gesto aggiunge crudeltà al già crudele figlio dell’Imperatore ma non è così che sono andate le cose. Cito en passant che il soprannome “Ispanico” si riferisce a una Spagna che come stato non esiste, essendo parte dell’Impero, e che al celeberrimo “Scatenate l’inferno”, direi quale Inferno?

Essendo un concetto cristiano, semmai poteva esserci un riferimento all’Ade. Ah, un occhio attento potrebbe aver notato anche l’utilizzo in alcune scene della balestra, arma inventata nel Medioevo e quindi un po’ anacronistica, così come il velenosissimo serpente corallo, liberato durante una scena di lotta, che però vive in America Centrale, e qua siamo ben prima delle tre caravelle! Ma, tutto sommato, ci posso passare sopra.

Ultimo particolare, il finale: si cercava una chiusura a effetto, anche se l’incontro nell’aldilà con la famiglia per me bastava, ma no, dovevamo avere una bella visione aerea di Roma dal Colosseo e guarda guarda, ecco uno specchio d’acqua proprio alle sue spalle. Ma che cos’è? Se è il Tevere deve essersi spostato parecchio nel corso dei secoli perchè oggi non è proprio lì accanto. Alcuni hanno ipotizzato che si tratti del lago della Domus Aurea, che venne però prosciugato proprio per costruire l’Anfiteatro Flavio… giusto, si chiamava così. Il nome Colosseo deriva da una, appunto, colossale statua dorata di uno dei precedenti imperatori, Nerone, che si trovava in quel luogo e che il costruttore dell’anfiteatro Flavio, Vespasiano, decise di lasciare intatta, modificandone solo i tratti somatici, per rendere più a sua immagine e somiglianza. 

Ultima nota è sul famoso gesto dell’imperatore che può salvare le vite dei gladiatori nell’arena col “pollice all’insù”. In realtà è possibile che il gesto significasse l’esatto opposto di quello che intendiamo noi oggi e con il pollice verso si avesse salva la vita, ma è proprio un dettaglio, che posso assolutamente perdonare.

Questi sono solo i primi tre esempi che mi vengono in mente ma fiumi di inchiostro potrebbero essere versati. Ora, cari produttori hollywoodiani, se vi servisse una mano in futuro, io e tanti miei colleghi laureati in archeologia e in storia siamo sempre a vostra disposizione, costiamo poco e siamo bravi! Chiamateci!

Tanya Spasari

Il grande noir americano fra investigatori e dark lady

Delitti, investigatori e femme fatale sono gli ingredienti di un perfetto film noir.
Quello che conosciuto come “genere noir” è uno stile cinematografico collocato tendenzialmente nel periodo che va dalla Seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni Cinquanta.

Per dare un inizio e una fine, si tende a dare il via al genere con l’uscita del film Il mistero del falcone di John Huston nel 1941 e definendo come ultimo momento il 1958 con L’infernale Quinlan di Orson Welles, anche se alcuni critici sostengono che i dati fondamentali dell’estetica noir sono rintracciabili già in Stranger on the third floor (1940 – Lo sconosciuto del terzo piano) di Boris Ingster.

Il mistero del falco (1941)

Successivamente a quegli anni ci saranno numerosi film accomunati da uno stile narrativo e temi simili al noir classico, che possiamo definire postnoir e neonoir.

Come nasce il noir?
Negli anni Trenta dello scorso secolo erano in voga dei romanzi polizieschi che però abbandonano il classico mystery inglese alla Conan Doyle, quel genere misterioso e poco realistico; gli autori di questi nuovi romanzi usano dialoghi secchi, serrati, insieme a tantissima azione, con ambientazioni realistiche, senza farsi mancare molta violenza e riferimenti sessuali espliciti. Venivano chiamati “Hard boiled”. Il maestro riconosciuto di questa scuola fu Dashiel Hammett.

Vi è in quegli anni un grande dialogo fra cinema e letteratura e da questi racconti nascono i film noir, tutti caratterizzati da elementi comuni.

Quali sono le caratteristiche dei film noir?
Sono storie senza speranza, i cui personaggi vivono brutte esperienze, talvolta narrate da una voce fuori campo, e si muovono nell’incertezza, in una realtà ingannevole, in un universo disperato e corrotto.

C’è un testo molto interessante che analizza questo genere a cura di Borde e Chaumeton Panorama du Film Noir américain: in questo testo i due autori usano cinque termini chiave per definire il noir: onirico, strano, erotico, contraddittorio, crudele.

La polizia bussa alla porta (1955)

Ci sono due personaggi-tipo delle storie noir: l’antieroe, che generalmente è un investigatore privato, un uomo disilluso, tendenzialmente non sposato, opposto al detective classico alla Sherlock Holmes; dall’altra parte la dark lady o femme fatale, una donna seducente e pericolosa che cerca di ottenere l’indipendenza tramite il denaro o l’uccisione dell’uomo che la opprime, quasi sempre sposata e infelice.

Al fianco di questi personaggi si aggirano assassini o perseguitati, vittime e figure dalla moralità dubbia. Uno degli elementi ricorrenti in questo genere di film è il “triangolo” (con l’amante di turno).

Caratteristico del noir è anche un particolare stile visivo e un’atmosfera comune a questi film, con delle tematiche ricorrenti. Per esempio, le immagini sono molto stilizzate o distorte date da angolazioni particolari e l’utilizzo di lenti da ripresa grandangolari (sono quegli obiettivi che riprendono un’ampia porzione di immagine, creando un effetto distorto). A questo si aggiunge un ricorrente uso del chiaroscuro che viene ottenuto attraverso un’illuminazione particolare, a sottolineare i contrasti fra luci e ombre.

Le catene della colpa (1947)

Alle immagini si aggiunge l’atmosfera allucinata e pessimistica delle storie raccontate e in aggiunta nel noir è spesso notte e piove. L’oscurità è sempre presente e riveste grande importanza a partire dall’ambientazione, che si tratti di interni oppure di esterni. In particolare, le riprese interne contribuiscono a creare un’atmosfera particolarmente opprimente, con stanze solcate da strisce di luce e ombra che penetrano attraverso le veneziane e claustrofobici uffici di detective privati.

Anche l’abbigliamento ha alcune caratteristiche che ricorrono, come per gli uomini impermeabile e borsalino ed eleganti tailleur o seducenti abiti da sera per le donne.

I film e le icone
Non si può parlare di Noir senza parlare di Humphrey Bogart, protagonista proprio nel già citato Il mistero del falco (The Maltese Falcon).

Il mistero del falco (1941)

Fra gli interpreti che si sono distinti in questo genere citiamo ancora Burt Lancaster che interpreta “Lo svedese” nel film I gangsters (The Killers), ma anche Alan Ladd, Fred MacMurray, Robert Mitchum e Dick Powell fra gli uomini.

Le dark lady hanno invece i volti di Lauren Bacall, Barbara Stanwyck, Joan Bennett, Veronica Lake, Jane Greer e ovviamente Ava Gardner.

Quello che conosciamo come noir classico si conclude alla fine degli anni Cinquanta, con L’infernale Quinlan (Touch of evil), che è ricco di richiami al genere, ma fa anche un cambio di rotta trasformando il detective in un personaggio negativo (era interpretato da Orson Welles e vorrei ben dire) e fa invece della dark lady una figura rassicurante.

Come abbiamo detto il noir influenzerà alcune correnti successive definite neo-noir o post-noir.

Se volete farvi una cultura del genere vi consiglio oltre ai già citati anche Il grande sonno (1946), Il viale del tramonto (1950) e fra gli eredi ovviamente Chinatown (1974).

@Noemi Spasari, 2021

Cinecittà a portata di click

L’Istituto Luce Cinecittà e MIAC presentano due nuovi progetti online (in streaming sui social network) per portare la grande storia del cinema italiano a casa, a portata di un click.

Cinecittà in un click e Miac in un click sono i due nuovi progetti promossi che dall’1 dicembre 2020 al 5 gennaio 2021 prenderanno vita su canali social, Facebook, Instagram e Youtube, di Cinecittà, Miac e Istituto Luce.

Il grande cinema italiano, da Federico Fellini a Sergio Leone, e tutto ciò che vi è intorno, dalle scenografie ai costumi sarà a portata di tutti, un mondo da sogno facilmente disponibile.

Come funziona? Ogni settimana verranno pubblicati contenuti dedicati a un pubblico adulto e dei contenuti per i più piccini, ci saranno visite digitali ai dietro le quinte, tour virtuali, interviste e approfondimenti sulla storia del cinema, dalle origini ai giorni nostri, con la guida di mediatori museali e narratori professionisti.

Occasioni da non perdere!