Eleonora Duse, la Divina

In occasione della Giornata Mondiale del Teatro (che si celebra il 27 marzo dal 1962) e del mese dedicato alle donne, vi parlo della divina, una delle più grandi attrici teatrali di tutti i tempi: Eleonora Duse.

I primi passi sul palcoscenico

Nata da due attori, Eleonora Giulia Amalia Duse (Vigevano, 3 ottobre 1858 – Pittsburgh, 21 aprile 1924), cresce sul palcoscenico: a quattro anni recita nella parte di Cosetta dei Miserabili di Victor Hugo, mentre a dodici sostituisce la madre ammalata nella parte di Francesca da Rimini di Silvio Pellico, e a quattordici è Giulietta. A vent’anni entra a far parte della Compagnia Ciotti-Belli Blanes e successivamente, ventenne fu a capo di una compagnia con Giacinta Pezzana, facendo parte successivamente della Compagnia Semistabile di Torino.

Adorata dal pubblico e apprezzata dalla critica, inizia a lasciare il segno si da giovane età. Nel 1881 sposa il collega Tebaldo Cecchi, non un attore eccellente, ma un ottimo manager della moglie: a lui si deve la costruzione della leggendaria figura della Duse.

Fondamentale per la Duse sarà l’incontro con Sarah Bernhardt, ritenuta allora la più grande attrice vivente. Continuando ad affermarsi sempre di più sul palcoscenico, Eleonora Duse porta in scena personaggi nati da grandi nomi come Zola, Dumas o Ibsen.

circa 1875: Studio portrait of Italian actor Eleonora Duse (1859 – 1924) standing in profile, holding her hands to her lips and looking down. Duse is wearing a gown with layers of ruffles and a flower print fabric and elbow-length gloves. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

L’incontro con D’Annunzio

Fondamentale sarà la sua relazione con Gabriele D’Annunzio: il loro legame artistico e sentimentale fu tempestoso e dominato da alti e bassi, durando circa una decina d’anni, contribuendo in modo determinante alla fama di D’Annunzio. Difatti, la Duse era già celebre e amata in Europa e portò sulle scene molti drammi dannunziani, come Il sogno di un mattino di primavera, La Gioconda, Francesca da Rimini, La figlia di Iorio, spesso finanziando lei stessa le produzioni e assicurando loro il successo e l’attenzione della critica anche fuori dall’Italia.

In ogni caso, la Duse ispirò una parte molto importante dell’opera dannunziana, tale da essere la musa ispiratrice della raccolta poetica Alcyone, la più celebre delle raccolte poetiche dannunziane.

Abbandono e ritorno al teatro

La loro storia d’amore finisce nel 1904, per la conflittualità dei caratteri ma anche per i debiti che Eleonora accumula per aiutarlo. Il 25 gennaio 1909 a Berlino, dopo la rappresentazione di La donna del mare, la Duse decide di lasciare il teatro, ma vi ritornò nel 1921, spinta dalle necessità economiche.

Nel frattempo, nel 1916, interpretò il suo unico film, Cenere, tratto dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda. Morì di polmonite nel corso dell’ultima tournée statunitense, a Pittsburgh, il 21 aprile 1924.

Eleonora Duse nel corso della sua vita instaura intensi rapporti di amicizia e di stima con molte altre donne artiste, scrittrici, intellettuali del suo tempo: Matilde Serao, Laura Orvieto, Ada Negri, Sibilla Aleramo, Yvette Guilbert, Isadora Duncan, Camille Claudel.

Il metodo recitativo

Perché tutt’oggi Eleonora Duse è considerata una colonna fondamentale della storia del teatro?

L’attrice fu decisiva per il teatro moderno in quanto ruppe totalmente gli schemi del teatro ottocentesco, divenuto ormai incombente su una società del tutto nuova e diversa.

Il teatro dell’epoca era infatti caratterizzato da battute enfatizzate e innaturali, con trucchi scenici pesanti e parrucche che facevano diventare il viso dell’attore una maschera.

La Duse abbandona questi usi e basa il suo metodo recitativo sull’istinto: recitare era infatti un avvenimento naturale e spesso improvvisava, a volte camminava lungo il palcoscenico e gesticolava, poi si sedeva e cominciava a parlare. La Duse non era solita truccarsi né a teatro, né nella sua vita privata, ed era molto fiera dei suoi lineamenti marcati, non affatto in linea con i canoni estetici dell’epoca.

Eleonora scelse di usare pochissime decorazioni di scena lasciando il palco quasi vuoto e di affidarsi alle espressioni del volto e all’uso sapiente del ritmo fra parole e silenzi. È per questo che può essere considerata una proto-regista.

Recitò sempre in italiano, ma fu compresa e amata dal pubblico per questo suo nuovo modo di recitare.

Fu chiamata Divina da D’Annunzio e con questo nome passò alla storia.