Matilde Serao, la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano

Nuovo appuntamento dedicato alle grandi personalità del passato che hanno fatto la Storia. Oggi vi parlo di Matilde Serao, la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano (Il Corriere di Roma), ripentendo l’esperienza con Il Mattino e Il Giorno.

Nasce a Patrasso il 7 marzo 1856 da Paolina Borely, nobile greca decaduta, e da Francesco Serao avvocato e giornalista; la famiglia tornerà in Italia dopo l’Unità stabilendosi a Napoli, città in cui Matilde compie i propri studi.

Si ritrova a dover aiutare economicamente la famiglia, ma questo non la allontana dalla sua passione per la lettura e la scrittura, dedicandosi presto e a pieno tempo alla stesura di articoli e di alcune novelle che le spianano la strada verso le redazioni giornalistiche. Collabora per oltre cinque anni con il «Capitan Fracassa», occupandosi di argomenti di vario genere, passando dalla cronaca rosa alla critica letteraria.

Nel 1883 viene pubblicato il primo romanzo lungo scritto da Matilde Serao, Fantasia che verrà aspramente criticato da Eduardo Scarfoglio, lo stesso Scarfoglio che 2 anni dopo diventerà suo marito e compagno nei suoi ambizioni progetti e percorsi. Dal matrimonio nascono quattro figli Antonio, Carlo, Paolo e Michele.
Il primo incontro tra i due, Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao, avvenne proprio nella redazione del Capitan Fracassa.

Tra la Serao e Scarfoglio il rapporto non si fermò ai sentimenti, ma divenne anche un sodalizio professionale: nel 1885 fondarono il Corriere di Roma, giornale che purtroppo non decollò a causa della forte concorrenza de La Tribuna, il quotidiano romano allora più diffuso.
Matilde da questa esperienza prese grande spunto e pubblicò un corposo romanzo Vita e avventure di Riccardo Joanna, che Benedetto Croce (un altro dei miei nemici) definì “il romanzo del giornalismo“.

La Serao era solita sfruttare le sue esperienze nel mondo del giornalismo da cui prendeva osservazioni, costumi, che portava poi nei suoi romanzi.
Matilde Serao parlava di tutto, dalla moda, al cibo, allo sport, ma anche gli eventi mondati, le novità, il progresso, usi e costumi, senza farsi mancare un’attenzione particolare a fatti e avvenimenti sociali. Scrisse anche per il Giornale delle Donne, una delle principali riviste emancipazioniste del tempo.

Purtroppo però la loro storia vide anche un lungo periodo di crisi, in cui il marito ebbe una relazione da cui nacque una bambina. Una storia terribile, terminata con il suicidio di Gabrielle Bessard (l’amante di Scarfoglio) e la figlia venne affidata proprio a Matilde. La Serao inizialmente perdonò il marito, ma dopo qualche anno decise di rompere definitivamente la relazione.

In seguito alla morte di Edoardo Scarfoglio (nel 1917), Matilde Serao sposò Giuseppe Natale, che morì qualche anno dopo.

La Serao continuò a scrivere e nel 1926 fu candidata al Premio Nobel per la letteratura, ma la sua candidatura fu fermata da Mussolini a causa delle sue posizioni contro il fascismo (il Nobel fu assegnato a Grazia Deledda).

Matilde Serao morì il 25 luglio 1927,colpita da un infarto mentre era intenta a scrivere.

«Scrivere, scrivere, scrivere. Questo è il mio mestiere, questo è il mio destino. Scrivere fino alla morte».
Con queste parole possiamo racchiudere tutta la carriera e l’amore per la scrittura di Matilde Serao, un’altra di quelle donne di cui si dovrebbe parlare di più.

Noemi Spasari

#didonneamarzo: Oriana Fallaci e Il sesso inutile

Primo appuntamento di questo mese dedicato alle donne nella cultura, donne che hanno lasciato il segno, donne che hanno fatto la storia.

Iniziamo con una grande donna, fra i migliori del suo campo, una Giornalista schierata sul fronte.

Sto parlando ovviamente di Oriana Fallaci e in questo caso vedremo un suo lavoro proprio sulle donne: Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna (1961, Rizzoli Editore), è un’inchiesta che riflette la condizione femminile nel mondo, principalmente in Oriente. Il risultato finale è un racconto di persone, tradizioni e cose dai risvolti sorprendenti, reso ancora più interessante dalla sua vena giornalistica, resoconto di un viaggio di quasi cinquantamila chilometri, in compagnia del fotografo Duilio Pallottelli. È un viaggio alla scoperta di culture spesso diametralmente opposte, in un periodo storico (l’inizio degli anni Sessanta) in cui il mondo stava subendo un grande cambiamento, e spesso la donna si è ritrovata in una posizione svantaggiata rispetto all’uomo.

«Volevo solo percorrere un lungo tratto di terra che mi consentisse di studiare tutte le situazioni possibili in cui vengono a trovarsi le donne, per colpa loro o di certi tabù».

L’introduzione è curata da Giovanna Botteri che fa ben notare come non fu un lavoro semplice per una donna come la Fallaci, combattiva e indipendente, quello di dedicarsi a questa ricerca.

Il titolo, Il sesso inutile, deriva dalla battuta di una giovane amica dell’autrice e viene spiegata nella prefazione del volume: «Mi lamento proprio di quello che ho. Ti senti più felice all’idea di poter fare ciò che fanno gli uomini e divenire magari presidente della Repubblica? Dio, quanto vorrei essere nata in uno di quei Paesi dove le donne non contano nulla. Tanto, il nostro, è un sesso inutile».

Il viaggio della Fallaci inizia in Pakistan e finisce a New York e ha come obiettivo quello di scoprire la “ricetta della felicità” delle donne, partendo da domande come “quali sono le donne più felici?” e soprattutto “la felicità per le donne può esistere davvero?.

In Pakistan la giornalista assiste a un matrimonio di una sposa bambina e vari esempi di matrimoni combinati; in questo ambiente nota come l’essere donna in quella società è un valore quasi a sfavore, la presenza femminile quasi non si percepisce.

Dal Pakistan si sposta a Nuova Delhi in India e qui conosce quel gruppo di donne conosciuto come le “farfalle di ferro” che lotta per l’emancipazione femminile; in Malesia incontra le matriarche e poi si sposta verso il Giappone dove ha la possibilità di intervistare Han Suyn, una donna dalla storia molto intricata (che ispirerà il film L’amore è una cosa bellissima); sempre in Oriente si sposta fra Hong Kong, Tokyo e Kyoto, dove incontra le ultime geishe.

Si sposta poi nelle isole Hawaii e lì trova delle donne che sono ormai pupazzi alla mercé delle richieste turistiche. Arriva in fine a New York, città in cui le donne ricoprono un ruolo sociale di rilievo, ma anche loro non hanno ancora trovato la felicità.

Non è una storia come tante, non è un libro come tanti, non è una donna come tante.

Oriana Fallaci incontra tante donne e si prende il tempo necessario per conoscerle bene, di cercare di entrare in contatto con loro e di vedere la vita con i loro occhi; ci narra le loro storie con il suo stile semplice e chiaro, riportando i fatti, senza voler influenzare troppo il nostro pensiero.

Un libro che ogni essere umano dovrebbe leggere, un racconto che dopo sessant’anni è ancora terribilmente attuale.

 

@Noemi Spasari,2021