Premio Oscar, la storia dell’Academy Award

Tutti lo vogliono, tutti lo sognano… almeno così accade a Hollywood! L’Academy Award o meglio conosciuto come Premio Oscar, per gli amici semplicemente Oscar, è il premio cinematografico più prestigioso e antico al mondo.

Ma come non è il Mostra internazionale d’arte cinematografica il più antico? Ebbene, no. I primi Premi Oscar vennero assegnati il 16 maggio 1929, tre anni prima che il Festival di Venezia aprisse i battenti.

A chi è venuta questa idea?
Ovviamente agli esponenti dell’industria cinematografica americana, che nel 1927 fondarono l’Accademia delle arti e della scienza del cinema e all’inaugurazione dell’istituto fu avanzata l’idea di un premio annuale per il miglior film, regista e attore, che non fosse però costituito dalla solita coppa.

Così l’allora dirigente dell’Accademia, Cecil Gibbons, disegnò su una statuetta che stringeva al petto una spada e la realizzazione di questo fu affidata allo scultore George Stanley.

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Perché si chiama Oscar?

Sapevate che il nome ufficiale della statuetta dorata è “Academy Award of Merit”?

Ma per quanto riguarda il “soprannome” Oscar ci sono varie versioni: la più accreditata vuole che questo derivi da un’esclamazione di Margaret Herrick, impiegata all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, la quale, vedendo la statuetta sopra un tavolo, esclamò: «Assomiglia proprio a mio zio Oscar!».

La statuetta che tutti vogliono ha anche un bel peso da portare: non solo morale, l’Oscar è placcato oro 24 carati, alta 34 cm e pesa 4kg (ha anche un valore commerciale di 300 dollari).

Come si candida un film agli Oscar?
È una domanda che mi son sempre posta, così sono andata a fare qualche ricerca.

Un film statunitense per essere candidato agli Oscar deve essere stato distribuito nella Contea di Los Angeles durante il precedente anno solare, entro la mezzanotte del primo di gennaio e la mezzanotte della fine del 31 dicembre, e deve essere stato emesso nei cinema per almeno sette giorni consecutivi (son fiscali, quindi bisogna fare attenzione!).

Per quanto riguarda i film non del territorio USA, la candidatura come Miglior film straniero non è sottoposta a queste clausole, ma per essere accettati i film stranieri devono includere dei sottotitoli in inglese e, inoltre, ogni paese può presentare un solo film all’anno.

Momenti storici
Ormai siamo abituati alle grandi celebrazioni, i meravigliosi vestiti che anno dopo anno stilisti di tutto il mondo confezionano per le Star. Ogni anno l’evento è memorabile, ogni anno emozioni e momenti di gloria riempiono il Dolby Theatre di Los Angeles.

In queste 93 edizioni sono stati tantissimi i momenti iconici, alcuni sono rimasti nella memoria di tutti.

Sicuramente noi italiani ricordiamo con orgoglio e affetto quando nel 1993 (io ero ancora un’infante) durante la premiazione con l’Oscar alla carriera il regista Federico Fellini che dal palco chiese a sua moglie Giulietta Masina di non piangere o quando all’annuncio nel 1999 della vittoria come Migliore film straniero per La vita è bella, Roberto Benigni reagì con la gioia che lo denota e per ricevere la statuetta passò sopra le teste del pubblico.

Non tutti forse ricordano che nel 1972 Charlie Chaplin alla premiazione con l’Oscar alla carriera improvvisò sul palco la popolare scena del ballo dei panini in La febbre dell’oro.

Ma sicuramente molti di noi ricordano la cerimonia del 2014 quando la divertentissima Ellen DeGeneris, allora conduttrice, coinvolse in un selfie di gruppo dieci attori, quali: Bradley Cooper, Angelina Jolie, Jennifer Lawrence, Jared Leto, Lupita Nyong’o, Brad Pitt, Julia Roberts, Kevin Spacey, Meryl Streep e Channing Tatum. Sapevate che la fotografia fu pubblicata subito su Twitter e venne ritwittata oltre 3,4 milioni di volte, disabilitando momentaneamente il social network e superando il record di retweet per una foto?

Nel 2016, l’immagine venne inclusa tra le “100 foto che hanno cambiato il mondo” dal periodico Time.


Qualche curiosità
Sapevate che Charlie Chaplin, Orson Welles e Sylvester Stallone sono stati i primi tre nella storia degli Oscar ad aver ricevuto le candidature per miglior attore protagonista e per la miglior sceneggiatura originale nello stesso anno e per lo stesso film?

Dopo di loro ci sono stati solo pochi nomi: Woody Allen con Io e Annie, Matt Damon con Will Hunting – Genio ribelle e il nostro Roberto Benigni con La vita è bella.

Sono solo due i film fantasy a esser stati premiati con l’Oscar per il miglior film: Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re e La forma dell’acqua – The Shape of Water.

Sapevate anche che due attori (finora) hanno rifiutato il Premio? Sono Marlon Brando nel 1973 per il film Il padrino, in protesta contro le ingiustizie da parte del mondo di Hollywood contro i nativi americani e prima di lui ci fu George C. Scott.

Fatto molto curioso da sottolineare: Kathryn Bigelow è l’unica donna ad aver vinto l’Oscar come miglior regista per il film The Hurt Locker nel 2010.

In più Bernardo Bertolucci è l’unico regista italiano ad aver vinto l’Oscar come miglior regista (per il film L’ultimo imperatore) nel 1988.

@Noemi Spasari

Il grande noir americano fra investigatori e dark lady

Delitti, investigatori e femme fatale sono gli ingredienti di un perfetto film noir.
Quello che conosciuto come “genere noir” è uno stile cinematografico collocato tendenzialmente nel periodo che va dalla Seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni Cinquanta.

Per dare un inizio e una fine, si tende a dare il via al genere con l’uscita del film Il mistero del falcone di John Huston nel 1941 e definendo come ultimo momento il 1958 con L’infernale Quinlan di Orson Welles, anche se alcuni critici sostengono che i dati fondamentali dell’estetica noir sono rintracciabili già in Stranger on the third floor (1940 – Lo sconosciuto del terzo piano) di Boris Ingster.

Il mistero del falco (1941)

Successivamente a quegli anni ci saranno numerosi film accomunati da uno stile narrativo e temi simili al noir classico, che possiamo definire postnoir e neonoir.

Come nasce il noir?
Negli anni Trenta dello scorso secolo erano in voga dei romanzi polizieschi che però abbandonano il classico mystery inglese alla Conan Doyle, quel genere misterioso e poco realistico; gli autori di questi nuovi romanzi usano dialoghi secchi, serrati, insieme a tantissima azione, con ambientazioni realistiche, senza farsi mancare molta violenza e riferimenti sessuali espliciti. Venivano chiamati “Hard boiled”. Il maestro riconosciuto di questa scuola fu Dashiel Hammett.

Vi è in quegli anni un grande dialogo fra cinema e letteratura e da questi racconti nascono i film noir, tutti caratterizzati da elementi comuni.

Quali sono le caratteristiche dei film noir?
Sono storie senza speranza, i cui personaggi vivono brutte esperienze, talvolta narrate da una voce fuori campo, e si muovono nell’incertezza, in una realtà ingannevole, in un universo disperato e corrotto.

C’è un testo molto interessante che analizza questo genere a cura di Borde e Chaumeton Panorama du Film Noir américain: in questo testo i due autori usano cinque termini chiave per definire il noir: onirico, strano, erotico, contraddittorio, crudele.

La polizia bussa alla porta (1955)

Ci sono due personaggi-tipo delle storie noir: l’antieroe, che generalmente è un investigatore privato, un uomo disilluso, tendenzialmente non sposato, opposto al detective classico alla Sherlock Holmes; dall’altra parte la dark lady o femme fatale, una donna seducente e pericolosa che cerca di ottenere l’indipendenza tramite il denaro o l’uccisione dell’uomo che la opprime, quasi sempre sposata e infelice.

Al fianco di questi personaggi si aggirano assassini o perseguitati, vittime e figure dalla moralità dubbia. Uno degli elementi ricorrenti in questo genere di film è il “triangolo” (con l’amante di turno).

Caratteristico del noir è anche un particolare stile visivo e un’atmosfera comune a questi film, con delle tematiche ricorrenti. Per esempio, le immagini sono molto stilizzate o distorte date da angolazioni particolari e l’utilizzo di lenti da ripresa grandangolari (sono quegli obiettivi che riprendono un’ampia porzione di immagine, creando un effetto distorto). A questo si aggiunge un ricorrente uso del chiaroscuro che viene ottenuto attraverso un’illuminazione particolare, a sottolineare i contrasti fra luci e ombre.

Le catene della colpa (1947)

Alle immagini si aggiunge l’atmosfera allucinata e pessimistica delle storie raccontate e in aggiunta nel noir è spesso notte e piove. L’oscurità è sempre presente e riveste grande importanza a partire dall’ambientazione, che si tratti di interni oppure di esterni. In particolare, le riprese interne contribuiscono a creare un’atmosfera particolarmente opprimente, con stanze solcate da strisce di luce e ombra che penetrano attraverso le veneziane e claustrofobici uffici di detective privati.

Anche l’abbigliamento ha alcune caratteristiche che ricorrono, come per gli uomini impermeabile e borsalino ed eleganti tailleur o seducenti abiti da sera per le donne.

I film e le icone
Non si può parlare di Noir senza parlare di Humphrey Bogart, protagonista proprio nel già citato Il mistero del falco (The Maltese Falcon).

Il mistero del falco (1941)

Fra gli interpreti che si sono distinti in questo genere citiamo ancora Burt Lancaster che interpreta “Lo svedese” nel film I gangsters (The Killers), ma anche Alan Ladd, Fred MacMurray, Robert Mitchum e Dick Powell fra gli uomini.

Le dark lady hanno invece i volti di Lauren Bacall, Barbara Stanwyck, Joan Bennett, Veronica Lake, Jane Greer e ovviamente Ava Gardner.

Quello che conosciamo come noir classico si conclude alla fine degli anni Cinquanta, con L’infernale Quinlan (Touch of evil), che è ricco di richiami al genere, ma fa anche un cambio di rotta trasformando il detective in un personaggio negativo (era interpretato da Orson Welles e vorrei ben dire) e fa invece della dark lady una figura rassicurante.

Come abbiamo detto il noir influenzerà alcune correnti successive definite neo-noir o post-noir.

Se volete farvi una cultura del genere vi consiglio oltre ai già citati anche Il grande sonno (1946), Il viale del tramonto (1950) e fra gli eredi ovviamente Chinatown (1974).

@Noemi Spasari, 2021