La canzone di Achille

Confesso di aver comprato questo libro, insieme a Circe della stessa autrice, perché condiviso da molte persone e descritto come libro da leggere assolutamente. Oggi mi ringrazio per averlo fatto.
Questo non è un libro, è un’esperienza, è calarsi completamente nelle fragili pelli di Patrolo, nell’indescrivibile amore che lo unisce all’Aristos achaion – il migliore dei greci – il Pelide Achille.
La canzone di Achille. Chi avrebbe mai pensato che Achille, descritto come una sorta di bestia inarrestabile, inscalfibile, intoccabile, potesse celare un animo puro, dolce, innamorato di Patroclo più della sua stessa vita?

Ogni parola è un’emozione condivisa, dai capelli d’oro di Achille, alla cicatrice rosea di Odisseo, all’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, al coraggio e all’onore. Un pathos continuo, dalla prima all’ultima pagina.

Ho pianto, non lo negherò, ed è stato bello. Un pianto che porta con sé un racconto bellissimo, un’esperienza di lettura vissuta come se fossi stata anche io lì accanto a loro a Ftia, con Chirone, sulla spiaggia di Troia.

La canzone di Achille – The Song of Achilles è il romanzo di esordio di Madeline Miller, che insieme a Circe e al racconto Galatea (che spero di leggere a breve) costituiscono la sua unica bibliografia. Ti prego Madeline, scrivi ancora.

E con questa che non è una recensione, ma una dichiarazione d’amore, vi lascio e vi invito a leggere quest’esperienza.

Noemi Spasari

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop

Questo è un altro di quei libri che ho comprato perché influenzata dall’apprezzamento pubblico e anche questa volta sono contenta di averlo fatto. Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è un romanzo di Fannie Flagg del 1987.

In una serie di sbalzi temporali che anche Doc e Marty avrebbero avuto difficoltà a seguire, il romanzo si sviluppa su due linee di narrazione parallela, proprio come i binari del treno: da una parte c’è il passato con le avventure di Ruth, Idgie e tutti gli abitanti di Whistle Stop e l’immancabile “Bollettino di Whistle Stop” della signora signora Weems, dall’altra il “presente” della signora Threadgoode che racconta all’attenta amica Evelyn Couch gli aneddoti della cittadina. Nel racconto si intrecciano temi come razzismo, omosessualità, violenza, femminismo, vecchiaia, tematiche che continuano ancora ad essere sempre più attuali.

Non mi ha convinta sin da subito, ho iniziato il libro pensando “un’altra delusione, no, per favore”, ma andando avanti le mie paure si sono allentate per rimanerne piacevolmente sorpresa e coinvolta.

Una bellissima lettura che mi invita a voler scoprire ancora meglio questa scrittrice.

Noemi Spasari

Un po’ di Orgoglio e Pregiudizio per Simple & Madama

Immaginatevi di essere in uno di quei momenti apatici in cui girate sui social senza neanche dare importanza a quello che vedere. Fra foto di gattini, presse idrauliche e cibo fatto in casa per voi spuntano delle vignette di coppia che mostrano una scena di vita quotidiana. Ridacchi perché è carina.
Allora apri il profilo e trovi una serie di vignette del genere e pensi “ma sta parlando di me… oddio siamo io e lui… quando sono stata sgamata a fare questa cosa?”. Ecco questo è capitato a me con Simple & Madama, li ho scoperti e da lì mai abbandonati.

Chi sono? Oltre ad essere gente che stalkero tutti gli anni al Lucca Comics (insieme a Paolo Barbieri), Lorenza Di Sepio (la mano dietro i fumetti) e Marco Barretta (fotografo e videomaker) sono i creatori di questa serie di strisce di fumetti prima solo social, poi anche su carta stampata. Da giornalista sogno anche di intervistarli.

Oggi vi parlo del loro fumetto Orgoglio e Pregiudizio (2015), che no, non è una versione a fumetto del classico della zia Jane.

Come nelle loro vignette, anche in questa graphic novel la coppia Simple & Madama affronta in chiave comica, ma veritiera episodi di una realtà quotidiana in cui ognuno di noi può realmente rivedersi! In questo fumetto vediamo proprio un rapporto dalle origini, come un Lui e una Lei si rapportano nelle uscite e nelle “festività” tipo San Valentino, e nei momenti di ansia che tutti ben conosciamo come il “oddio cosa mi metto”, tutto quello che ruota intorno a una coppia innamorata.

Lorenza Di Sepio ha la capacità di raccogliere la più ingenua quotidianità prendendo(si) in giro per tutte quelle piccole abitudini e fissazioni che tutti un po’ abbiamo. Leggerli e conoscerli è un consiglio dal cuore.

Noemi Spasari

Borgo sud di Donatella di Pietrantonio

Ogni tanto prendo delle decisioni nella vita e non so neanche perché. Al momento ho deciso di leggere tutti e dodici i libri candidati al Premio Strega 2021, good luck!

Ho iniziato questa sfida con Borgo sud di Donatella di Pietrantonio, per scoprire dopo essere il seguito del suo romanzo successo L’arminuta.

Comunque sia parliamo un po’ di questo libro iniziando a dire che ho amato ogni pagina.

«C’era qualcosa in me che chiamava gli abbandoni». È intorno a questa frase che gira tutto il libro, un racconto che esplora i rapporti familiari, che come spesso accade, sono oscillanti.

Il romanzo è strutturato come un’altalena di ricordi che passano dal passato al presente e a poco a poco ci fanno assaggiare piccoli pezzi di storia, che solo alla fine si uniranno.

Pagina dopo pagina il lettore riesce a ricostruire gli avvenimenti di queste due sorelle che hanno affrontato la vita in solitudine, con una fragilità d’animo che le ha esposte alle intemperie del mondo. Entrambe hanno trovato rifugio in amori devastanti, amori totalizzanti e destinati a stravolgere intere esistenze.

Le due sorelle vivono il loro rapporto in un arco sinusoidale di alti e bassi, vicine, ma mai davvero lontane; si avvicinano e si respingono, ma non si distaccano realmente, legate dalla volontà di staccarsi da un passato doloroso.

Il tutto è raccontato con uno stile di scrittura totalmente coinvolgente ed evocativo. Come fotografie dentro un album non organizzato cronologicamente, così ci appaiono i momenti cruciali della vita di queste due sorelle, attraverso salti temporali che la scrittrice padroneggia con grande sapienza.

Una tensione emotiva dalla prima all’ultima pagina.

Un bel tributo alla Terra della Di Pietrantonio, un inno all’Abruzzo che anche chi, come me, non fa parte di quel mondo riesce ad assaporarne sapori, rumori e tradizioni.

Adesso son curiosa di leggere gli altri libri di questa scrittrice che mi ha così affascinata.

Noemi Spasari

Simone de Beauvoir e le sue memorie da ragazza perbene

Continua linea dedicata alle grandi donne del mondo della cultura. Oggi parliamo di una scrittrice, saggista, filosofa, insegnante, considerata la madre del movimento femminista. Avete capito a chi mi riferisco? Naturalmente a Simone de Beauvoir (Parigi, 9 gennaio 1908 – Parigi, 14 aprile 1986).

Simone fu un’esponente della corrente filosofica dell’esistenzialismo e condivise con Jean-Paul Sartre la vita privata e professionale.

In questo articolo ci soffermiamo su una delle sue raccolte: Memorie di una ragazza perbene.

È un racconto molto dettagliato che parte dall’infanzia della filosofa fino all’incontro con Sartre, un romanzo impegnativo che fornisce interessanti spunti per la riflessione.

Il racconto è diviso in quattro parti, quattro lunghi diari che narrano la vita di una delle più interessanti figure del Novecento francese.

Questo memoir ha inizio proprio dall’infanzia, scritto in prima persona da Simone de Beauvoir che ci racconta con estremo dettaglio e cura la sua fanciullezza, l’educazione cattolica impartitale dalla madre e dall’istituto dove andava a scuola.

È molto interessante il racconto del suo avvicinamento intimo a Dio e successivo allontanamento. racconta come si è avvicinata a Dio e come se ne è allontanata. Ogni dettaglio in questa narrazione segna un punto fondamentale, il rapporto con la madre, il padre e la sorella più piccola, l’incontro con l’amica che sarà una presenza fondamentale fino alla fine. La scrittrice scava nelle sue memorie e riporta riflessioni profonde e impietose, su se stessa e sul mondo che la circondava, offrendo a noi lettori uno specchio del suo percorso di crescita da bambina a donna.

Quel che si nota è che sin da piccola Simone sembra avere le idee chiare, consapevole di ciò che vuole diventare: sente di non essere portata per il matrimonio, la casa e la cura dei figli come molte donne a lei contemporanee. Simone vuole studiare, scrivere, vuole diventare qualcuno.

Attraverso le fasi della sua crescita, dalle stanza della casa, passando alla formazione scolastica, si delinea man mano la figura, la donna, la scrittrice divenuta poi immortale.

Sempre con lucidità e spirito critico dai racconti dell’infanzia passa a quelli del liceo e poi a quelli universitari, raccontando di come fosse difficile, ma bella la vita, di come fosse passata davanti a tanti uomini, di come ha sempre lasciato il segno.

È in queste pagine ricche di riflessioni e incontri, disillusioni, rabbie, scontri familiari che nasce e affiora l’animo da anticonformista, anticonvenzionale, sovvertitrice di Simone de Beauvoir.

Sa che essere una ragazza vuol dire avere un posto differente rispetto a quello degli uomini, ma non lo accetta e lotta.

C’è un filo conduttore in tutto il racconto: l’amore per la vita e per il vivere. La voglia di vivere che non riesce ad abbandonarla, perché vi è troppo innamorata. Il desiderio di essere qualcuno, di fare della propria vita qualcosa di cui potere essere un giorno fieri, di non essere solo un numero in mezzo al mondo.

 

Simone de Beauvoir è un modello per chi non vuole arrendersi e non vuole accettare che “così è sempre stato e così sarà per sempre”.

Un libro che alla fine tocca l’anima.

@Noemi Spasari, 2021

La profezia dell’armadillo di Zerocalcare

Ci sono dei momenti mentre leggi in cui pensi “ma sta parlando di me”. A me accade spesso con Zerocalcare: le sue ansie, dubbi amletici ed esistenziali, sono anche le mie ansie, i miei dubbi, come lo strano pensiero sul carciofo come strumento del maligno.

Oggi vi parlo del primo libro a fumetti realizzato dal fumettista: La profezia dell’armadillo, libro che ha vinto il premio Gran Guinigi nel 2012, nella categoria “miglior storia breve”

Che cosa sarebbe? Cito testualmente: «Si chiama “profezia dell’armadillo” qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen».

Di cosa parla questa graphic novel[1]? È la storia di Zero, un ventisettenne che vive nel quartiere romano di Rebibbia accompagnato dal suo amico armadillo, che per lui è un po’ come il grillo parlante, ma a volte anche un po’ politicamente scorretto, mentre si destreggia fra un lavoro stancante e ripetizioni di francese.

La sua vita subisce un colpo quando riceve la notizia che Camille, sua vecchia amica e primo grande amore, è morta a causa di un brutto male che non viene specificato, ma lasciato intuire. L’opera è disegnata come un susseguirsi di varie tavole autoconclusive per poi nel complesso portare a una più grande riflessione.

Così la storia si sviluppa con flashback adolescenziali che descrivono la storia della sua amicizia con Camille e insieme ai racconti della sua vita quotidiana e l’avvicinarsi dei trent’anni.

L’armadillo sempre presente è l’incarnazione delle sue paure, incertezze e insicurezze; si alternano nella storia anche personaggi ricorrenti fra cui gli amici Secco e Greta e i propri genitori la madre rappresentata con le fattezze di Lady Cocca (adoro) e il padre con l’aspetto del Signor Ping. Inoltre, il “brutto male” che assale Camille è rappresentato come un enorme mostro nero che la segue.

Il fumetto nella sua interezza è una satira amara che apre a riflessioni profonde; un modo assolutamente personale di immortalare una persona cara attraverso la propria arte.

E poi come si può non amare uno che ha come amico immaginario un armadillo gigante?

 

N.B. Di questa graphic novel esistono due edizioni:
la prima del 2012 – La profezia dell’armadillo – Colore 8 bit, BAO Publishing
la seconda del 2017 – La profezia dell’armadillo. Artist edition, BAO Publishing (che è quella che ho io).

[1] Ci sono diverse discussioni riguardo il genere da dare a “graphic novel”, a me piace al femminile.

@Noemi Spasari, 2021

Orgoglio e Pregiudizio, il classico immortale di Jane Austen

Ci sono dei libri che almeno una volta nella vita vanno letti e fra questi senza dubbio c’è l’intramontabile Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.

Di cosa parla?
Chi non conosce la storia delle sorelle Bennet e del misterioso Mr. Darcy? Al solito, la trama non ve la dovrei raccontare, ma lo faccio lo stesso.

Siamo in Inghilterra e precisamente a Longbourn nell’Hertfordshire, qui vive la famiglia Bennet composta dal Signore e la Signora Bennet e le cinque figlie: Jane, Elizabeth, Mary, Kitty e Lydia. La signora Bennet, vista la mancanza di un figlio maschio a cui lasciare in eredità la propria tenuta di Longbourn vorrebbe vedere sposate le sue figlie.

Nel momento in cui il ricco e soprattutto celibe signor Bingley si trasferisce nelle vicinanze, la signora Bennet pensa bene di riuscire a sistemare una delle figlie. Viene dato un ballo (fra le cose più belle di O&P sono questi balli) da Sir Lucas, un vicino di casa, a cui partecipano tutti, anche il nuovo arrivato in compagnia delle sue due sorelle, Caroline e la signora Hurst, del marito di quest’ultima e del suo più caro amico, il signor Darcy.

Sin da subito è evidente una simpatia fra il celibe signor Bingley e Jane Bennet (la maggiore delle sorelle), mentre Mr. Darcy inizialmente sulle sue e con la puzza sotto al naso sembra non avere interesse per nessuno e riesce anche a risultare antipatico a Elizabeth.

Cosa succede? Che successivamente Jane viene invitata dalle sorelle del signor Bingley a pranzo nella tenuta di Netherfield e la signora Bennet pensa bene di mandarla a cavallo, sperando nella pioggia così da obbligarla trattenersi. La povera Jane invece si ammala e rimane lì per diversi giorni (la signora Bennet non la sopporto molto) ed Elizabeth preoccupata raggiunge la sorella (quella matta va a piedi e per la camminata e la fatica ha addirittura il viso arrossato, che cosa sconveniente!). Durante la visita Elizabeth e il signor Darcy discutono vivacemente.
C’è sempre la questione dell’eredità da ricordare e infatti dopo qualche giorno la famiglia di Longbourn riceve la visita del signor Collins, cugino delle ragazze nonché pastore anglicano, per legge il legittimo erede e che spera di poter sposare una delle figlie dei Bennet. All’inizio pensa a Jane, ma poi la sua scelta ricade su Elizabeth che nel mentre cerca in tutti i modi di evitarlo.

Per non farci mancare niente, la famiglia Bennet conosce Wickham, un affascinante ufficiale dell’esercito che racconta di essere stato privato dell’eredità e trattato molto crudelmente da Darcy; questa storia inasprisce l’opinione che Elizabeth ha di Darcy.

Riassumendo un po’: Bingley va a Londra, sembra aver perso interesse per Jane; il signor Collins chiede la mano di Elizabeth che lo rifiuta senza pieta, allora decide di sposare Charlotte Lucas, la migliore amica di Elizabeth.

Dopo il matrimonio la secondogenita Bennet va a visitare la sua amica e in quell’occasione chi arriva? Proprio il signor Darcy che in un modo poco commovente le dichiara il suo amore e le fa una proposta di matrimonio che Elizabeth rifiuta (la vuoi proprio fare soffrire tua madre, Lizzy), perché scopre che è stato lui a far allontanare Bingley da Jane e per tutta la faccenda con Wickham. Così Darcy le scrive una lunga lettera in cui le spiega come stanno davvero le cose, che in realtà lui non è poi così male, anzi è il sogno di ogni fanciulla.

In estate Elizabeth parte con gli zii londinesi e incontrano proprio Mr. Darcy (guarda caso erano andati nella sua tenuta, pensa un po’), lui è diverso, lei si sta sciogliendo come burro al sole, ma è orgogliosa.

Ma ecco che Lydia, la più piccola delle sorelle, fa danni e scappa con Wickham senza sapere che in realtà lui è un disonesto (era uno scandalo una cosa del genere, se la doveva sposare per forza o l’onore di tutta la famiglia sarebbe stato macchiato).
La situazione la risolve Mr. Darcy che trova un accordo e fa sposare Lydia da Wickham, anche se non vuole che si sappia, ma come tutti i segreti alla fine viene a galla. Tutto finisce bene, Elizabeth sposa Darcy, Jane sposa Bingley e la signora Bennet finalmente è felice.

da Wikipedia

Qualche curiosità
Partiamo dalle prime parole del libro: «È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie». Al giorno d’oggi una frase del genere risulta assurda, ma nel 1813 quando l’opera venne pubblicata non era così. Difatti tutta la storia gira un po’ intorno a matrimoni e combinazioni varie, non è assurdo, funzionava più o meno così.

In realtà il 1813 è solo l’anno dell’edizione definitiva di Orgoglio e Pregiudizio, infatti la prima stesura del romanzo risale al 1796 e si intitolava Prime impressioni: la storia come la conosciamo noi ha avuto una lunga gestazione.

Quasi tutti gli adattamenti cinematografici di O&P sono ambientati nel 1813 tranne l’omonimo film del 2005 con Keira Knightley come Elizabeth Bennet, Matthew Macfadyen nel ruolo di Mr. Darcy e il sommo Donald Sutherland ad interpretare il Signor Bennet, che è invece ambientato nel 1796, anno della prima stesura.

immagine dal film del 2005

Il primo film o meglio lungometraggio che narra le storie della famiglia Bennet e contorno risale al 1940 e ha la regia di Robert Z. Leonard; è anche il primo film tratto da un romanzo della Austen, in quest’occasione Elisabeth e Mr. Darcy sono interpretati da due grandi attori del passato, nonché premi Oscar, Greer Garson e Lawrence Oliver.

Avete presente Bridget Jones, la pasticciona protagonista del romanzo di Helen Fielding? La sua storia è fortemente ispirata a Orgoglio e Pregiudizio (è abbastanza palese, anche nel rapporto fra Mark e Daniel), non a caso il nome del protagonista interpretato da Colin Firth (che nella miniserie TV del ’95 interpreta Mr. Darcy) è proprio Darcy!

Commento
Cosa possiamo dire di questo romanzo che in due secoli non sia stato già detto? Probabilmente nulla.

Orgoglio e Pregiudizio è un’opera senza tempo, che in un modo o nell’altro entrerà nella vita di un lettore. Ma perché è un’opera senza tempo? Forse per la minuta descrizione della società del tempo? Forse per queste storie d’amore travagliate, ma a lieto fine? Forse perché, con il personaggio di Elizabeth che contro i desideri della madre e la convinzione della società rifiuta ben due proposte di matrimonio e non si fa problemi nel “dire la sua” con ironia pungente, la Austen rappresenta una sorta di protofemminismo con lo scopo di andar contro le convenzioni sociali dell’epoca? Forse un po’ tutto.

Vi dirò perché piace a me. Innanzitutto, mi piace molto la letteratura inglese al femminile del periodo, Sono innamorata delle descrizioni dei balli e dei modi di quell’epoca in cui tutto era più elegante e cerimoniale.

In più O&P vi è una descrizione molto profonda del rapporto fra le due sorelle Jane ed Elizabeth (un po’ meno delle altre tre), sorelle che si sostengono e si supportano.

Aggiungo infine che forse la dovremmo smettere di fare una distinzione fra libri “per donne” e “per uomini”, i libri son libri e i gusti son gusti.

@Noemi Spasari, 2021

La Storia Infinita, il capolavoro di Ende

Rinchiudersi fra i libri e abbandonarsi all’immaginazione, chi non lo ha fatto e chi non vorrebbe farlo? È un modo per capire se stessi e il mondo esterno attraverso il proprio mondo interiore. È così che è iniziata la storia di Bastiano Baldassare Bucci, la sua Storia Infinita.

La storia infinita è un romanzo fantastico nato dalla penna dello scrittore tedesco Michael Ende ed è stato pubblicato nel 1979. Ma non è un semplice libro: tradotto in più di quaranta lingue, arrivato in Italia nel 1981, il capolavoro di Ende segna la nascita di un mondo meraviglioso.

Sinossi
La storia non ve la dovrei neanche raccontare, se non avete letto il libro (male, molto male) almeno dovreste avere visto il film (se non avete visto il film male, ma anche in questo caso avete sempre tempo per recuperare).
In ogni caso inizio a raccontare la storia, così se non la conoscete vi faccio venire voglia di leggere il libro o vedere il film.

Iniziamo dal protagonista Bastiano Baldassarre Bucci (Bastian nel film), un bambino di dieci anni che, dopo aver perso la mamma, ha anche difficoltà a comunicare con il padre, così si chiude in se stesso e si rifugia nella lettura e nelle storie fantastiche.

Diciamo che non è il “fighetto” della scuola ed è vittima del problema “bulli” e così un giorno fuggendo dall’ennesima persecuzione, trova riparo nella libreria antiquaria del signor Carlo Corrado Coriandoli. (Le prime parole del libro sono “otairauqitnA ilodnairoC odarroC olraC eralotiT”, l’insegna del negozio che BBB legge al contrario, dall’interno).

Il signor Carlo Corrado Coriandoli (CCC) stava leggendo un libro, indovinate quale? La storia infinita. BBB è subito attratto da questo libro, così in un attimo di distrazione del signor Coriandoli lo ruba e fugge fino alla soffitta della sua scuola. Qui inizia a leggere La storia infinita e la sua vita cambierà per sempre.

Il libro narra la storia del Regno di Fantàsia di cui è sovrana l’Infanta Imperatrice, che però è afflitta da un male sconosciuto e corre il rischio di morire; al suo destino è legato quello di Fantàsia e col peggiorare del suo male anche il regno sembra condannato alla rovina. Il Nulla, un’entità informe, ha cominciato a espandersi nel regno, facendo sparire intere regioni. L’imperatrice vuole salvare Fantàsia, ma l’unico che può riuscirci è un umano (avete già capito dove vogliamo andare a parare?).

Bastiano segue con trepidazione le avventure di Atreiu, il giovane coraggioso incaricato dall’Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al suo male, e si lascia trascinare sempre più all’interno del racconto, fino a rendersi conto di poter influenzare attivamente il proseguimento della storia: entra completamente nel vivo della storia e fino a diventare un vero e proprio protagonista nel momento in cui si rende conto di essere lui l’umano che può salvare il regno, ma teme che l’Infanta Imperatrice possa non ritenerlo all’altezza della missione.

La locandina del film del 1984

Bastiano si rende conto (non vi sto a spoilerare tutto) che le due storie sono intrecciate e che si sarebbe ripetuto tutto ciclicamente all’infinito senza il suo intervento, e così decide di compiere il gesto che avrebbe salvato il regno, pronuncia finalmente il nome che ha scelto per l’Imperatrice: “Fiordiluna”.
Bastiano cambia, prende in mano la situazione e decide di lasciarsi tutto alle spalle, crede in se stesso e diventa un ragazzo coraggioso, abile, forte e intraprendente, abbandonando quello che era. Incontra vari personaggi che lo aiuteranno nella sua impresa.

Alla fine, rientra a casa, nel mondo reale, torna dal padre a cui racconta le sue avventure e va anche dal signor Coriandoli per prendersi la responsabilità del furto del libro e di averlo smarrito. Ma l’uomo gli confida di aver già viaggiato a Fantàsia molte volte per salvare l’Imperatrice.

Nel raccontarvi la storia non vi ho parlato del mio personaggio preferito, il fortunadrago Falkor, dovrete guardare il film per sapere chi è!

immagine dal film

Cosa c’è di davvero particolare in questo libro? Innanzitutto, stiamo parlando di un “metaromanzo”, ovverosia un libro nel libro o meglio ancora un libro che parla di altri libri: infatti all’interno del racconto si intrecciano due realtà, due mondi, più di un libro in cui la Storia infinita si racconta contemporaneamente.

Grazie a questo escamotage lo scrittore infrange la “quarta parete” del lettore, quella soglia che divide il lettore dal personaggio in quanto Bastiano (Bastian nei film) passa da un ruolo all’altro nel corso degli avvenimenti. Così facendo il confine fra realtà e finzione è difficile da percepire

Simboli
Il racconto è piano di simboli che richiamano l’elemento “infinito” della storia. Primo e maggiore fra tutti è l’uroboro che è raffigurato nell’emblema Auryn, disegnato anche sulla copertina del libro che trova Bastiano.

Cos’è l’uroboro? È un simbolo molto antico, presente in molti popoli e in diverse epoche, rappresenta un serpente o un drago o talvolta un coccodrillo che si morde la coda, formando un cerchio senza inizio né fine; apparentemente è immobile, ma in realtà è in eterno movimento e rappresenta un’energia che si consuma e rinnova di continuo, la natura ciclica delle cose. Così come la Storia infinita.

Particolari dell’edizione
Ende è un genio e in quanto tale trova un modo per fare distinguere dove si stiano svolgendo le azioni: il libro è scritto in due colori, che distinguono le parti ambientate nel mondo degli uomini, in rosso, da quelle ambientate nel Regno di Fantàsia, in verde acqua.

@Noemi Spasari, 2021

 

Prendiluna e la ricerca dei Giusti

La vecchia guardava la luna e viceversa. Era seduta nella veranda, e le sembrò che l’astro puntasse un raggio splendente sul prato, come per illuminare un palcoscenico.
Inizia con quest’immagine sognante il libro di Stefano Benni Prendiluna.

Non credo serva presentare l’autore di questo libro, amatissimo dal pubblico e dalla critica, Benni incanta le nostre vite da più di trent’anni; ma qualcosina su di lui ve la dirò lo stesso: Stefano Benni classe 1947 è uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo (forse anche altro) italiano.

Benni è autore di vari romanzi e racconti di successo, tra i quali ricordiamo Bar Sport, Elianto, Terra! oppure anche Saltatempo e Il bar sotto il mare; i suoi libri sono stati tradotti in più di 30 lingue. Come dicevamo è anche giornalista e ha collaborato con diverse riviste come i settimanali L’Espresso e Panorama e il mensile Linus (per citarne uno) per non parlare dei quotidiani La Repubblica e Il manifesto.

Oggi parliamo del sopracitato libro del nostro Benni pubblicato nel 2017 da Feltrinelli, Prendiluna.

Di cosa parla Prendiluna?
La trama è semplice e lineare in questa fiaba surreale creata da Benni. Una sera, la vecchia maestra Prendiluna, ormai in pensione, nella sua casetta nel bosco ha un’apparizione di Ariel, il suo gatto morto anni prima, che le affida una missione per salvare il mondo: ha otto giorni di tempo per consegnare i suoi Diecimici a dieci Giusti altrimenti il mondo sarà annientato.

E così Prendiluna sistema i dieci gatti in una grossa valigia con buchi e rotelle, si carica uno zaino in spalla e dà inizio alla ricerca. Ma la profezia in realtà non si è mostrata solo a lei, ma si è manifestata a due ospiti della Clinica Roseto sotto forma di Trisogno. Sono Dolcino e l’arcangelo Michele, che decidono così di scappare dal manicomio per iniziare la loro lotta contro il Diobono, il vero artefice di crudeltà e sofferenza, un misterioso killer-diavolo, legato a Michele in qualche modo.

Ma chi sono i Giusti da cercare? Sono i più inaspettati, quelli insospettabili: solo Prendiluna sa chi sono perché non guarda con gli occhi, ma con il cuore e sa capire e perdonare. I Giusti sono quelle persone che anche se la vita li ha indirizzati su vie pericolose, sono riusciti a non perdere la loro morale e la mappa per tornare “a casa”.

Nel corso del suo viaggio ai limiti della realtà incontrerà alcuni dei suoi ex allievi, personaggi con poteri, personaggi di ogni tipo; vedremo personaggi che rispecchiano il male dei nostri giorni e i nostri vizi più diffusi.

Analizziamo il libro
All’inizio della lettura ho pensato “ma dove vuole andare a parare?”. Poi mi ha catturata con la sua satira pungente, con le sue trovate geniali e irriverenti.
I personaggi e le situazioni che si vengono creando raccontano il nostro mondo e il nostro vivere quotidiano mettendone in risalto gli eccessi, i mali, le superficialità, insieme alle ipocrisie e alle vanità.

Ci sono moltissimi riferimenti sparsi nel testo che si combinano con i giochi linguistici tipici di Benni: una pseudo-comicità che si unisce a un umorismo che provocano sorrisi ogni tanto accompagnati da una malinconica riflessione sul mondo che ci circonda.

In questa storia incontriamo dei personaggi rinominati dall’autore in maniera iconica, come ad esempio i “trumpini” che si rivelano essere personaggi arroganti, spocchiosi e con una vena razzista; ci sono poi quelli colpiti da “schermofilia” e subito ci viene in mente qualcuno che conosciamo.

Fino all’ultima pagina non capiamo se la storia si stia realmente svolgendo o sia solo un sogno o un’allucinazione, tutto grazie a un gioco di equivoci, ironia, leggerezza che cela profondità.

Gli strani Diecimici entreranno subito nei nostri cuori per le loro caratteristiche strambe e uniche.

Prendiluna è una fiaba per adulti, che assomiglia al racconto di un enorme sogno intricato e allucinante.

È un libro che fa ridere, riflettere e amare ancora di più la vera incredibilmente creativa di Stefano Benni, che ancora una volta non delude i suoi lettori.

@Noemi Spasari, 2021