Anfitrione e la commedia degli equivoci

In un articolo di qualche settimana fa vi ho parlato di come alcune frasi delle opere di Shakespeare siano entrate a far parte del nostro modo di esprimerci quotidiano; oggi andiamo ancora più indietro nel tempo, più o meno alla fine del III secolo a.c., nel momento in cui un famoso commediografo latino componeva un’opera che avrebbe dato vita (non proprio consapevolmente) a dei termini che oggi si trovano nel nostro vocabolario. Stiamo parlando di Plauto e del suo Anfitrione.

I termini che da questa opera abbiamo ereditato sono essenzialmente due: Anfitrione, appunto, e sosia.

Vediamo insieme la storia così da capire meglio l’origine di questi due termini

Amphitruo Anfitrione è un’opera attribuita a Tito Maccio Plauto, autore latino, esponente del genere teatrale della palliata (prossimamente forse farò un articolo dedicato al teatro greco e latino), ed è inoltre un perfetto esempio di quel genere di opere identificate come “commedia degli equivoci”.

Cosa succede? Fondamentalmente è colpa di Zeus, come sempre accade nella mitologia, che aveva voglia di abbandonare ancora una volta il letto coniugale per congiungersi con una povera e inconsapevole mortale.
Il ruolo della povera mortale è in questo caso interpretato da Alcmena (eh sì, avete capito bene, la mamma di un certo signorino molto famoso che ha fatto una dozzina di fatiche eroiche).

Andiamo con ordine: Anfitrione è impegnato nella guerra ai Teleboi, così il furbo Giove (Zeus era per i greci, qui siamo a Roma) prende le sue sembianze e giace con la sua sposa, Alcmena, ovviamente ignara di tutto (pensava fosse il marito).

Dove inizia il problema? Quando una notte Sosia, schiavo di Anfitrione, per suo ordine si reca da Alcmena per darle il resoconto della guerra, ma sulla strada incontra Mercurio che aveva preso anche lui la pozione polisucco e ha le sembianze proprio di Sosia!

Mercurio, convince Sosia con la violenza, che è il vero Sosia è lui e così lo schiavo torna indietro dal padrone, nel frattempo Giove-Anfitrione saluta Alcmena dicendo di dover tornare a combattere.
La situazione si complica ulteriormente quando Anfitrione e Sosia tornano a casa del padrone e vengono accolti con freddezza da Alcmena che sostiene di essere stata col marito fino a poco prima (povera donna, ha ragione, tutta colpa di Giove).

Per farla breve vengono chiamati in causa testimoni, le accuse volano, la povera Alcmena non capisce cosa sia successo, Anfitrione è fuori di sé; finché Giove non decide di degnare tutti della sua divina presenza e spiega cosa sia realmente accaduto (è accaduto che ha un problema di incontinenza, ecco che è accaduto).

Ma ovviamente non finisce qui: Alcmena è incinta di due gemelli, uno dei quali è proprio Ercole che dimostrerà la sua forza sin nel fasciatoio strozzando due serpenti che si erano infilati nella culla (erano stati inviati da Giunone, la moglie di Giove, gelosa per l’ennesima scappatella del marito, ma davvero la vogliamo incolpare?).

Alla fine, Giove come deus ex machina (sì, farò un articolo sul teatro antico, va bene) arriva in scena per convincere Anfitrione a non dar colpe a sua moglie. Pace fatta, grazie Giove.

Anfitrione e Sosia
Come abbiamo visto, Anfitrione e Sosia sono i nomi di due personaggi del testo. Che significato hanno assunto al giorno d’oggi?

L’Anfitrione, per chi non lo sapesse, è il padrone di casa che ospita e intrattiene i convitati, un po’ ironico per il protagonista della storia.

Sosia invece indica una persona che somiglia moltissimo a un’altra, tanto da poter essere scambiata per questa, come appunto succede in questo caso.

Alcune informazioni sull’opera
Come dicevamo, L’AnfitrioneAmphitruo è una commedia composta da cinque atti e un prologo, scritta dal commediografo latino Plauto ipoteticamente verso la fine del III secolo a.C. e rappresentata, sempre ipoteticamente, nel 206 a.C.

Fatto curioso, solitamente le commedie rappresentavano eventi riguardanti personaggi popolari, non divinità o soggetti mitici, che erano invece protagonisti della tragedia; infatti proprio per questo motivo nel prologo sarà Plauto stesso, per bocca di Mercurio, a definire la sua opera una tragicommedia.

La genialità di Plauto
Plauto è un po’ il comico dei giorni nostri, che gioca su argomenti di politica e cronaca quotidiana, studia molto i giochi di parole e il linguaggio.

Una curiosità interessante è nell’introduzione dell’opera, la prima lettera di ogni riga va a formare la parola “ANPHITRVO” (V =U). (In realtà questo accade in tutte le commedie plautine, questo tipo di componimento si chiama acrostico).

«Amore captus Alcumenas Iuppiter
Mutauit sese in formam eius coniugis
Pro patria Amphitruo dum decernit cum hostibus.
Habitu Mercurius ei subseruit Sosiae:
Is aduenientis seruum ac dominum frustra habet.
Turbas uxori ciet Amphitruo: atque inuicem
Raptant pro moechis. Blepharo captus arbiter
Vter sit non quit Amphitruo decernere.
Omnem rem noscunt; geminos Alcumena enititur».

Vi metto la traduzione a cura di Mario Scàndola che ho nella mia edizione BUR: «Giove, preso d’amore per Alcmena, ha assunto le sembianze del marito di lei, Anfitrione, mentre costui combatte contro i nemici della patria. Gli dà manforte Mercurio, travestito da Sosia; egli si prende gioco, al loro ritorno, del servo e del padrone. Anfitrione fa una scenata alla moglie; e i due rivali si danno l’un l’altro dell’adultero. Blefarone preso come arbitro, non può decidere quale dei due sia Anfitrione. Poi si scopre tutto; Alcmena dà alla luce due gemelli».

L’immagine dell’articolo è di Carlo Maria Mariani, La mano ubbidisce all’intelletto, 1983

@Noemi Spasari, 2021

L’uomo dal fiore in bocca: un dialogo sulla morte

Quando parliamo di teatro italiano, fra i primi nomi che ci risuonano in bocca c’è senza dubbio quello di Luigi Pirandello, uno fra i più grandi drammaturghi del nostro Paese.

Le sue opere e il suo pensiero riempiono libri, menti e dialoghi, sono fra le più studiate nelle scuole superiori; personalmente ho un rapporto complicato con il caro Luigi. Amo le sue opere, è stato una sorta di mentore nelle mie scelte, una figura importante nella mia crescita, che col suo pensiero umorista mi ha “rovinato” l’ingenuità dell’adolescenza.

Oggi non andremo a parlare delle sue opere più famose, ma di una che in poche pagine riesce a trattare un argomento tabù e molto importante: la morte, che sia prevista o imprevista. L’opera è L’uomo dal fiore in bocca.

L’opera
L’uomo dal fiore in bocca fa parte di quella che può essere definita come la terza fase del teatro pirandelliano, quella del “teatro nel teatro”, in cui viene abolito il concetto della quarta parete.
Un breve racconto, un dialogo quotidiano. La scena si svolge in un semplice caffè di una piccola stazione di provincia; due uomini si ritrovano a tarda notte e conversano.

I dialoghi potrebbero essere stati pronunciati da chiunque di noi, gli argomenti molto ricorrenti: l’aver perso il treno per un minimo ritardo, le compere a cui gli uomini sono incaricati dalle mogli in villeggiatura, i commessi dei negozi particolarmente bravi a confezionare i pacchetti.

I due uomini sono in parte gli opposti: uno dei due parla molto più spesso, mentre l’altro si limita ad ascoltare interloquendo ogni tanto, con frasi ovvie e quasi scontate.

È solo gradualmente che da questo dialogo emerge la vera natura del dramma, arrivando a richiamare il significato del titolo dell’opera “il fiore in bocca”.

«Venga… le faccio vedere una cosa. Guardi, qua, sotto questo baffo, qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo… più dolce d’una caramella: – Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma… La morte capisce? È passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto “Tienitelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!”».

L’uomo “chiacchierone” rivela all’altro la sua triste verità: ha scoperto di essere affetto da un tumore della bocca, un male che lo condanna a morte nel giro di pochi mesi. Si confida a questo sconosciuto con minuzia di particolari, spiegando come la sua condizione lo spinga al bisogno di entrare nella vita degli sconosciuti cercando di ricostruirne il modo di essere, per cercare di comprendere la natura delle persone.

Spiega anche come si ritrovi spesso a fuggire ai conoscenti e alla moglie, per sentirsi libero di immaginare e di affermare la sua illusoria volontà di vivere.

L’incomunicabilità
Protagonista di L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello è l’incomunicabilità, accompagnata dalla solitudine, alla ricerca della banalità dei particolari più piccoli e insignificanti del quotidiano per tentare di dare alla vita un valore maggiore rispetto alla morte. Tutta l’opera è così incentrata sulla morte, quella prevista e quella imprevista.

Com’è tipico di Pirandello, alla vita non viene dato nessun valore in sé, ma quando l’individuo – sulla strada della morte – la osserva, anche i gesti quotidiani insignificanti acquistano un valore vitale.

Non conosciamo la vita, ma sentiamo il bisogno di viverla nel momento in cui pensiamo di esserne privati.

 

 

@Noemi Spasari, 2021

Le principesse rivisitate di Emma Dante

Ho tergiversato un po’ prima di parlarvi di lei, di affrontare una sua opera, non perché non fosse importante, ma perché per me lo era troppo.
Emma Dante ha fatto parte della mia vita per tantissimo tempo, la sua arte è stata il tema della mia tesi Magistrale e negli anni universitari ho avuto diverse occasioni di approfondimento del suo lavoro.
È finalmente arrivato il momento di parlare di una sua raccolta di opere e non vi parlerò di lei (per il momento) a teatro, ma di un libro. La scelta è caduta sulla trilogia dedicata alle principesse più note: Cenerentola, Biancaneve e Rosaspina (la bella addormentata).

Prima di tutto, chi è Emma Dante?
È un personaggio eclettico, fra i nomi più noti e discussi del panorama teatrale contemporaneo; sin dai suoi primi spettacoli, come mPalermu (2001), ha mostrato una personalità spiccata e ha portato in teatro novità sceniche, registiche e tecniche.
Emma Dante è una donna che ama la sua terra, ed è una regista che conosce il mondo dell’attore e lo mostra nella maniera più cruda e senza filtri. Inoltre, l’utilizzo quasi costante del dialetto rende vivi i personaggi dantiani, in cui ognuno può rivedersi, o rivedere il vicino di casa o ancora la propria famiglia.

Le principesse di Emma
Il volume è edito da Baldini&Castoldi (2001), ha delle bellissime illustrazioni a cura di Maria Cristina Costa e vede le opere La bella Rosaspina addormentata, Gli alti e bassi di Biancaneve e Anastasia, Genoveffa e Cenerentola.

Partiamo dal primo La bella Rosaspina addormentata: per narrare questa storia la Dante si basa su quella dei fratelli Grimm e a differenza del racconto a cui siamo abituati, in cui viene narrata prima la vicenda dei genitori di Rosaspina che desideravano tanto un figlio e quindi successivamente la nascita della principessa, i doni delle fate e la maledizione della fata esclusa, la Dante parte da questo principe dal volto coperto che si avvicina al castello circondato da rovi, cercando di superare il labirinto di spine.

Maria Cristina Costa in Le principesse di Emma

Come nella fiaba classica, superato l’intreccio di rovi, questo principe in motocicletta dal volto coperto si trova immerso in un silenzio mortale, trovando infine la principessa addormentata.
Dopo averla svegliata, Rosaspina racconta al principe la sua vita fino al giorno in cui compie quindici anni e si punge il dito con una spina di rosa, da cui probabilmente l’origine del nome (differenza con i Grimm e il classico Disney in cui si punge il dito con un fuso).
Il vero colpo di scena la Dante lo lascia alla fine del racconto: tolti i veli che coprivano il volto di questo principe misterioso, Rosaspina scopre che in realtà è una donna e dopo un momento di stupore la bacia con passione.

 

La seconda storia è Gli alti e bassi di Biancaneve e già dal titolo, con questo gioco di parole, si intuisce l’esperienza sproporzionata che vivrà la protagonista.
La storia dantiana inizia con la regina cattiva che si rimira di fronte allo specchio, ma la regina di Emma Dante è un personaggio in parte buffo, anche nel ruolo di antagonista, in particolare con i dialoghi/monologhi con lo specchio da cui si fa lodare e con cui intrattiene discussioni animate e ironiche sulla propria bellezza e sul suo aspetto «m’ha depilare! Talè, tutta nu pilu sugnu!».

Maria Cristina Costa in Le principesse di Emma

Per quanto riguarda i piccoli amici di Biancaneve, la Dante riprende i nomi disneyani, dando loro delle caratteristiche ironiche legate ad essi; i nani sono tali, in questo caso, a seguito di un incidente in miniera che ha mozzato loro le gambe.
Anche il principe si allontana dall’immagine tradizionale di impavido eroe che salva la donzella in groppa al suo cavallo bianco, è qui, infatti, un giovane sperduto vagamente in cerca di moglie (neanche in grado di seguire il TomTom), che incontra Biancaneve nella casa nel bosco e si addormenta sul letto dei nani, proprio subito prima dell’arrivo della regina.
Emma Dante, per la versione teatrale, immerge questa favola nel clima del teatro dei pupi e impone agli attori veri virtuosismi, come recitare su trampoli o impersonare i nani muovendosi sulle ginocchia.

Maria Cristina Costa in Le principesse di Emma

 

In ultimo abbiamo Anastasia, Genoveffa e Cenerentola. La protagonista abita in una palazzina al centro di Rodìo Miliciò, «un paesino al sud della Sicilia circondato da cave di tufo e alberi di melograno»; il padre, un vecchio barone decaduto, rimasto vedovo, si è risposato con la sua donna di servizio, Ignazia, madre di Genoveffa e Anastasia, sciatte e poco eleganti nei modi.
Morto il padre, come da copione, Cenerentola viene defraudata di tutti i suoi averi e segregata in uno sgabuzzino buio e angusto da dove sente scorrere la vita quotidiana delle tre arpie.

Maria Cristina Costa in Le principesse di Emma

Ma quando il principe di Barcellona Pozzo di Gotto cerca moglie, le sorellastre smettono di guardare la tv e scappano in bagno a prepararsi, mentre Cenerentola balla con la scopa.
Come nella fiaba classica, anche Cenerentola, grazie all’aiuto della fata Smemorina, andrà al ballo del principe, trovandolo nella disperazione per la qualità delle pretendenti: «Sugnu un povero principe meschino! Mai troverò la moglie giusta per me. Tutte larie e antipatiche sunnu. Com’haiu a fari».
La protagonista viene “umanizzata” rispetto alla versione della fiaba di Perrault o del classico film Disney, infatti prende una storta scendendo dalla carrozza.
Il finale è come nella storia: il principe e Cenerentola ballano insieme (un tango in questo caso), lui la ritrova per mezzo della scarpetta, si sposano e vivono per sempre felici e contenti.
Sorte diversa spetta alla matrigna e alle sorellastre che sono trasformate dalla fata Smemorina in mastino napoletano, la matrigna, in due zecche, le sorellastre.

Maria Cristina Costa in Le principesse di Emma

 

In conclusione
Queste fiabe di Emma Dante riportano le principesse su un piano “reale”, comune e quotidiano: Cenerentola è una “come noi”, che inciampa e si imbarazza; i nani di Biancaneve sono persone comuni, a volte poco eleganti; il principe azzurro di Rosaspina non è più quell’essere perfetto che arriva a dorso di un cavallo bianco per salvare la donzella in difficoltà, ma è una giovane ragazza in sella ad una motocicletta.

Emma Dante ribalta le situazioni classiche, per riproporle ai nostri occhi in nuove vesti.

@Noemi Spasari, 2021

Nuovo direttore per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Nominato il nuovo direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per il triennio 2021-2023, che succede a Franco Però: si tratta di Paolo Valerio.

Paolo Valerio, di origini veronesi, diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, apprezzato regista e attore, già direttore artistico di Fondazione Atlantide-Teatro Stabile di Verona, ha anche diretto il Circuito GAT Triveneto, è organizzatore di festival ed eventi ed è docente e direttore della Scuola di Teatro del Teatro Nuovo.

“Cosa farai da grande?” il nuovo progetto educational del Teatro San Carlo di Napoli

Il Teatro di San Carlo di Napoli un nuovo progetto educational al suo calendario, “Cosa farai da grande?” indicato per bambini dai 6 ai 13 anni: con questo progetto, apre virtualmente le porte del suo Museo a tutti i bambini con un viaggio nelle arti e nei mestieri del Teatro.

La mostra Fiabe al Museo diventerà il set di sette incontri molto speciali con maestranze e artisti del Teatro, che ci guideranno in un divertente percorso tra i segreti del proprio lavoro. È un viaggio tra i mestieri del Teatro ma anche un viaggio alla scoperta delle proprie passioni e inclinazioni, alla ricerca dell’artista nascosto in ognuno dei partecipanti.

Sette appuntamenti a partire dal 10 gennaio:

10 gennaio 2021: Bozzetti. Disegna l’abito del tuo personaggio delle fiabe preferito…la nostra Direttrice della Sartoria ti mostrerà come!
17 gennaio 2021: Canto. Esegui per noi una canzone seguendo i suggerimenti del Direttore del Coro di Voci Bianche del Teatro San Carlo!
24 gennaio 2021: Strumento Musicale. Divertiti a registrare un breve brano eseguito con il tuo strumento musicale preferito o con uno di tua invenzione (hai mai pensato ai coperchi delle pentole?)…lasciati ispirarare dalla performance di uno dei nostri Professori D’Orchestra!
31 gennaio 2021: Danza. Esibisciti in una breve performance di danza…potrai ispirarti ai passi di uno dei ballerini del San Carlo!
7 febbraio 2021: Costumi. Il Carnevale si avvicina! Una delle nostre sarte ti mostrerà come confezionare un costume o un accessorio…divertiti a confezionare il tuo!
14 febbraio 2021: Trucco. Nessun costume è perfetto senza il giusto trucco! Segui il tutorial delle nostre truccatrici e trasformarti in uno dei tuoi personaggi preferiti sara un gioco da ragazzi!
21 febbraio 2021: Storia del Teatro. E alla fine un po’ di storia di questo magico Teatro.

“Te piace ‘o presepio?” Il Natale in casa Cupiello

Natale è quasi arrivato e continuano gli articoli a tema! Oggi parliamo di teatro: è facile il collegamento all’opera ambientata in questo periodo dell’anno, nata dalla penna del grande artista, regista, attore e tanto ancora, napoletano Eduardo De Filippo.
L’opera di cui parliamo è ovviamente Natale in casa Cupiello, un grande classico della letteratura teatrale.
Eduardo per me è uno di quei grandi nomi per cui ho sempre un po’ di ansia da prestazione nel rapportarmi, per quel timore reverenziale che mi provoca la loro idea, grandi nomi, grandi personaggi, grandi artisti.

Natale in Casa Cupiello è un’opera tragicomica portata per la prima volta in scena il 25 dicembre 1931 al Teatro Kursaal di Napoli (oggi Cinema Filangieri) dalla da poco formata Compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo”, composta dai tre fratelli e da attori già famosi o giovani alle prime armi che lo diventeranno.

I fratelli De Filippo

In questa prima rappresentazione l’opera venne messa in scena come atto unico, che è corrispondente al secondo atto della versione definitiva.

Come è arrivata la versione definitiva in tre atti?
La storia è un po’ confusa, ma possiamo dire che è avvenuta in due momenti diversi: il primo atto sembrerebbe essere stato aggiunto nel 1932-33, mentre il terzo e quindi a completare la versione definitiva nel 1934.
La complessa genesi della commedia ha portato lo stesso Eduardo a definirla come un “parto trigemino con una gravidanza di quattro anni“!

Come succede a molte opere, anche Natale in Casa Cupiello ha visto diverse rappresentazioni e traduzioni, come ad esempio la versione televisiva in bianco e nero per RAI del 1962, che presenta alcune differenze col copione originale. Piccolo dettaglio che può interessare: tutte le opere teatrali di Eduardo hanno visto una trasposizione televisiva (e menomale! Abbiamo così modo di vedere le opere di Eduardo per intero).

Un’altra trasposizione sempre per RAI e Istituto Luce a colori è del 1977, oppure una versione teatrale del 2014 con la regia di Antonio Latella e tante altre.
L’ultima esce proprio oggi (22 dicembre), nell’anno in cui ricorrono 120 anni dalla nascita del drammaturgo: Natale in casa Cupiello vede in questa nuova edizione la regia di Edoardo De Angeli e la produzione di RAI-Picomedia ed è interpretato da Sergio Castellitto, Marina Confalone, Adriano Pantaleo Tony Laudadio, Pina Turco, Alessio Lapice e Antonio Milo (potrete vederlo stasera su RAI1).

Natale in casa Cupiello, 2020 – da RAI

Di cosa parla l’opera?
La storia si svolge nell’arco di circa cinque giorni nella casa della famiglia Cupiello, Christmas spirit is in the air!

Non vi racconterò tutta la storia (leggete l’opera o vedetela stasera in tv), ma è un susseguirsi di gag divertenti, confusioni e incomprensioni.

I personaggi dell’opera sono rappresentati dai membri della famiglia Cupiello e Vittorio, amante della figlia.

Luca Cupiello – “Lucariello” è un amante del natale e delle tradizioni, in particolar modo quella del Presepe da bravo napoletano, in contrasto con la moglie e il figlio Tommasino che ritengono la tradizione del presepe anacronistica.
A complicare la realizzazione del presepe interverrà Pasqualino, fratello di Luca, scapolo iroso, sempre in lite con Nennillo. Fra gli elementi tragicomici ricorrenti vi è senza dubbio la difficoltà motoria di Lucariello, nonché la sua difficoltà a ricordare le cose e non arrivare a capire subito cosa sta succedendo.

La già traballante armonia familiare viene resa ancor più complicata dalla decisione della figlia di lasciare il marito e la sua confessione di avere un amante.

Iconica la domanda che ritorna spesso nel susseguirsi degli eventi che Luca rivolge al figlio Tommasino, anche in punto di morte: «Te piace ‘o presepio?» (“Ti piace il presepe?“).

Cosa rappresenta il presepe in questa storia?
Luca è un amante della tradizione con una fissazione per il presepe, simbolo della tradizione napoletana nonché rappresentazione della famiglia unita.
Per il protagonista la costruzione del presepe diventa un modo per sfuggire alla realtà e crearsene una nuova.

Cosa possiamo imparare da quest’opera che accompagna molti natali da quasi novant’anni? Che comunicare meglio non sarebbe una cattiva idea!
E che la genialità dell’opera eduardiana non ha confini.

 

@Noemi Spasari, 2020

Teatro Lirico di Cagliari: Yves Abel dirige il “Concerto di Natale”

Proposta natalizia a cura del Teatro Lirico di Cagliari: il tradizionale Concerto di Natale, verrà trasmetto dal Teatro Lirico di Cagliari in diretta televisiva e sui canali web del Gruppo L’Unione Sarda, sempre grazie alla collaborazione fra la fondazione lirico-sinfonica sarda e il gruppo editoriale che riunisce il più antico quotidiano regionale, con l’emittenza televisiva e le piattaforme web.

Si tratta di un concerto sinfonico-corale che propone all’ascolto del pubblico una delle pagine di musica sacra ottocentesca di più raro ascolto, particolarmente interessante anche perché viene eseguita per la prima volta a Cagliari, e che è trasmesso in diretta dal Teatro Lirico di Cagliari, martedì 22 dicembre alle 21, sull’emittente televisiva Videolina (Canale 10 del Digitale Terrestre – su satellite al Canale 819 di Sky e TivùSat) e in live streaming su www.videolina.it, www.unionesarda.it.

Il programma musicale prevede l’esecuzione di: Messa di Gloria in Fa maggiore per soli, coro e orchestra di Pietro Mascagni.

Pietro Mascagni (Livorno, 1863 – Roma, 1945) inizia la composizione della Messa di Gloria a soli ventiquattro anni per terminarla l’anno dopo nel 1888. L’opera si colloca pienamente nel solco della musica sacra ottocentesca, ma con innovative caratteristiche di originalità e freschezza melodica inconsuete per l’epoca, unite ad uno stile musicale popolare e comunicativo che ne decretano l’immediato e pieno successo di pubblico e che si ritrovano intatte in Cavalleria rusticana, celeberrimo suo capolavoro musicale, successivo di soli due anni, con il quale partecipa e vince il concorso edito da Sonzogno.

La serata segna, anche se sempre “a porte chiuse”, il proseguo dell’attività musicale del Teatro Lirico di Cagliari: infatti in ottemperanza al Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri (4/12/2020), emanato al fine di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, tutti gli spettacoli aperti al pubblico, in programma fino al 15 gennaio 2021, sono sospesi. Ciò non impedisce, come in questo caso, che gli spettacoli si tengano ugualmente e il pubblico possa partecipare, comodamente da casa propria, attraverso la televisione o il web. In sala, quale unico e simbolico spettatore, come ormai apprezzata consuetudine, sarà presente il sovrintendente Nicola Colabianchi.

L’esecuzione del concerto che si attiene alle ormai note norme di sicurezza dettate dall’emergenza sanitaria da COVID-19, prevede il ritorno sul podio del Teatro Lirico di Cagliari di Yves Abel, bacchetta canadese già applaudita a Cagliari (Carmen, 2005 e numerosi concerti) che dirige Orchestra e Coro del Teatro Lirico. Solisti d’eccezione: il tenore sassarese Matteo Desole e il baritono Daniele Terenzi. Il maestro del coro è Giovanni Andreoli.

Lo spettacolo ha una durata complessiva di 60 minuti circa e prevede il commento dallo studio di Teresa Piredda e la regia televisiva di Angelo Palla.

La replica dello spettacolo è prevista, sempre sull’emittente Videolina, per domenica 27 dicembre alle 18. Inoltre la registrazione della diretta è disponibile on demand sul sito www.videolina.it.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@teatroliricodicagliari.it, www.teatroliricodicagliari.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin.

Fonte e maggiori info: Teatro Lirico di Cagliari

I nuovi appuntamenti con la musica del Regio

Aperitivo con il Teatro Regio per questo fine settimana. Gli appuntamenti dei prossimi giorni:

• Venerdì 11 dicembre
ore 18: l’Orchestra d’Archi Teatro Regio Torino propone un programma con musiche di Wolfgang Amadeus Mozart e Antonín Dvořák. Il primo violino del Regio, Stefano Vagnarelli, sarà maestro concertatore e solista.

• Sabato 12 dicembre
ore 18: il Coro Teatro Regio Torino interpreta brani di Gabriel Fauré, Robert Schumann e Johannes Brahms, diretto dal maestro Andrea Secchi. Al pianoforte Paolo Grosa.
• ore 17-22: “Pillole d’Opera” proiettate sulla facciata del Teatro Regio Torino

• Domenica 13 dicembre
ore 18: l’Ensemble di Fiati e Percussioni esegue la Sinfonia n. 1 di Ludwig van Beethoven e tre ouverture da celeberrime opere di Wolfgang Amadeus Mozart. Sul podio Andrea Mauri.
• ore 17-22: “Pillole d’Opera” proiettate sulla facciata del Teatro Regio Torino

Regio ALive è possibile grazie alla fondamentale partnership di Intesa Sanpaolo

Se avete perso, o volete rivedere, i concerti precedenti, potete farlo qui.

 

Fonte: Teatro Regio

Molto rumore per nulla

Alcuni forse non lo sanno, o non ne sono consapevoli, ma nel nostro modo di esprimerci quotidiano ci sono delle espressioni che derivano direttamente dal sommo Bardo, Shakespeare!
Qualche esempio? Non avete mai detto una frase come “quel che fatto è fatto!” o “tutto è bene quel che finisce bene”? Senza saperlo stavate citando Shakespeare e precisamente Macbeth e All’s well that ends well.
Un altro esempio? Avete presente quelle situazioni in cui si fa un gran fracasso, si mobilitano in mille, ma poi finisce con un nulla di fatto? Bene io in quei casi spesso dico “Molto rumore per nulla” e (consapevolmente) faccio riferimento all’omonima opera di Shakespeare. Ed è proprio di quest’opera che vi andrò a parlare.

Molto rumore per nulla
Much Ado About Nothing è stata scritta da William Shakespeare tra l’estate del 1598 e la primavera del 1599. La storia è ambientata a Messina.
Come tutte le opere shakespeariane è stata più volte riproposta a teatro, al cinema e in televisione, con traduzioni più o meno coerenti rispetto all’originale.
Fra le trasposizioni cinematografiche più famose forse ricorderete il film del 1993 con Emma Thompson, Denzel Washington, Keanu Reeves e Michael Keaton oppure quello del 2012 diretto da Joss Whedon (sì, l’ideatore di Buffy e regista degli Avengers) e con un cast mega-nerd con Amy Acker, Alexis Denisof, Nathan Fillion e Clark Gregg.

La storia
Vi racconto la trama più brevemente possibile, ma come sempre il mio consiglio è di leggere il testo perché ne vale la pena, soprattutto per il Bardo! Essendo una commedia, anzi una tragicommedia, è anche di veloce e piacevole lettura; se poi vi capitasse l’occasione di vederla a teatro non fatevela scappare… io l’ho fatto ed è stata un’esperienza indescrivibile (ma ve ne parlo dopo).

Come molte opere di Shakespeare, anche Molto rumore per nulla si sviluppa su due vicende parallele, come abbiamo già detto ambientate a Messina: fra i primi personaggi vediamo Leonato, un rispettato nobiluomo, che vive con la figlia, la giovane Hero, suo fratello maggiore Antonio con la figlia Beatrice.
La storia ha inizio con Leonato che prepara il benvenuto ad alcuni amici di torno dalla guerra, fra cui il principe Don Pedro e due compagni di battaglia Claudio e Benedick; insieme a loro c’è Don Juan, il fratello illegittimo di Don Pedro.

Sin da subito, Claudio si innamora perdutamente di Hero mentre Benedick e Beatrice riprendono una pungente diatriba che era iniziata in passato. Fra Claudio e Hero scocca subito la scintilla e decidono di sposarsi (ecco da chi hanno preso le principesse Disney). Per ingannare il tempo nella settimana che occorre per preparare il matrimonio, gli amanti e i loro amici decidono di fare un gioco: vogliono far smettere di litigare Beatrice e Benedick e farli innamorare, riuscendoci infine.

Don Juan, nel mentre, con la complicità dei suoi servi, riesce a disonorare Hero agli occhi di Claudio, che al momento delle nozze la ripudia pubblicamente, accusandola di lussuria (quando uno si mette in testa di voler rovinare la vita alla gente per forza!).
In attesa di capire cosa sia realmente accaduto, i membri della famiglia decidono di fingere che la giovane sia morta di dolore e di nasconderla fino a quando non sarà possibile rivendicarne l’innocenza.
Nel frattempo, i due simpaticoni, Benedick e Beatrice si confessano amore reciproco (canticchiate con me All you need is love).

Per fortuna è una tragicommedia e non tragedia, quindi il risvolto positivo della trama arriva nel momento in cui una guardia sente i servi di Don Juan vantarsi della propria meschinata e vengono arrestati, provando così l’innocenza di quella poverina di Hero, che nel frattempo Claudio crede morta e si strugge dal dolore (anche lui un po’ di fiducia prima dell’accusa). Come “punizione” Leonato impone a Claudio di sposare sua nipote, ma sarà sull’altare che scoprirà con magistrale colpo di scena che la ragazza in realtà era proprio la sua Hero.
Benedick preso dall’atmosfera di gioia e festa chiede a Beatrice di sposarlo. La commedia si chiude con una danza degli amanti che celebrano il doppio matrimonio.
E qui un “vissero tutti felici e contenti” ci sta!

Le probabili fonti
Leggendo e analizzando il testo è ipotizzabile che nel comporre la commedia il nostro caro William sia stato influenzato da differenti fonti letterarie, come per esempio la novellistica o l’epica tipica del Cinquecento.
Vediamo un esempio concreto: la vicenda di Beatrice e Benedick si basa essenzialmente su dialoghi arguti e brillanti, di questo possiamo vedere come modello Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione.
Oppure per tutta la vicenda che si snoda attorno all’inganno di Don Juan, l’ispirazione potrebbe arrivare dall’Orlando Fuorioso di Arioso con la storia di Ariodante e Ginevra (se ve lo state chiedendo, sì, è molto probabile che Shakespeare conoscesse Ariosto grazie alle numerose traduzioni inglesi).

In conclusione
Per analizzare in toto un’opera shakespeariana servirebbe una tesi di laurea, ne ho già fatte due e mi son bastate! C’è una cosa che forse non sapete, in realtà la versione arrivata a noi delle opere di Shakespeare non è l’originale, ma la versione riadattata dopo le differenti messinscene e se dovessimo provare a rappresentare molte delle opere utilizzando il testo completo lo spettacolo sarebbe molto lungo!
Per concludere, vi cito la versione che ho avuto modo di vedere io di quest’opera: un cliché meraviglioso, a Londra, al Theatre Royal Haymarket e in scena la Royal Shakespeare Company. Un’emozione indescrivibile, un teatro bellissimo, Much Ado about nothing a tema natalizio e in versione musical.

 

@Noemi Spasari, 2020

La Prima della Scala in diretta TV

In un anno in cui è necessario rinunciare alla fruizione di molti eventi e spettacoli dal vivo, anche il Teatro alla Scala ha dovuto rompere con la tradizione e modificare il calendario degli spettacoli in programma.

Non mancheranno sicuramente le grandi emozioni che solo il palcoscenico del teatro sa regalare.

La Prima della Scala è in programma oggi (7 dicembre) alle 18 in diretta tv su RAI1. Lo spettacolo prevede un film musicale allestito da Livermore con carrellata di star e omaggi alla musica classica e al grande cinema.

Niente pubblico in sala il 7 dicembre 2020. Nonostante questo, il Teatro alla Scala di Milano annuncia che “quest’anno saremo tutti in prima fila” per uno speciale Concerto che verrà trasmesso in diretta televisiva su RAI1 dalle ore 18. Un modo per dimostrare che la Scala c’è e vuole continuare ad esserci nonostante le difficoltà e l’epidemia di coronavirus, che ha portato alla chiusura al pubblico e costretto anche a cancellare Lucia di Lammermoor. L’opera con la regia di Yannis Kakkos prevista all’inaugurazione è stata annullata a causa di un focolaio di Covid nel coro.

Il concerto
L’appuntamento è per un Concerto con Coro e Orchestra e grandi voci. Lo spettacolo parte con l’inno di Mameli e vedrà protagonisti i lavoratori del teatro: non solo orchestra e coro, ma attrezzisti, maschere, tecnici di palcoscenico. Nel corso della serata, la cui regia è di Davide Livermore, ci saranno anche alcuni momenti di balletto con passi a due eseguiti dai ballerini del Corpo di Ballo e con la partecipazione di Roberto Bolle.

Presenti alla Scala ventiquattro fra i cantanti più famosi del mondo che eseguiranno alcune delle arie più conosciute: dal ‘Nessun dorma’ della Turandot a ‘Una furtiva lacrima’ dall’Elisir d’amore. Una sorta di compendio di quello che ha fatto grande il melodramma – da Wagner a Bizet – ma soprattutto grazie a Donizetti, Puccini, Verdi e Rossini.

Il tutto sotto un titolo dall’ispirazione dantesca “A riveder le stelle”, un messaggio di speranza in questo periodo così buio.

Appuntamento da non perdere!